Cos’è la cardioversione?

La cardioversione è una modalità di trattamento per la gestione delle aritmie (in particolare la fibrillazione atriale), attuata per ripristinare il ritmo cardiaco (ritmo sinusale). La cardioversione può essere di due tipi a seconda della modalità con cui viene ripristinato il ritmo sinusale:

  • Farmacologica: effettuata mediante la somministrazione endovenosa o per via orale di farmaci antiaritmici (amiodarone, propafenone, flecainide); la scelta del tipo di farmaco, dipende dalle caratteristiche del paziente e dell’aritmia. Dopo la somministrazione farmacologica, il paziente viene sottoposto a un elettrocardiogramma per verificare la risposta al trattarento. vedere qual è la risposta al trattamento.
  • Elettrica: fa uso di scariche elettriche (o shock), generate da uno strumento (il defibrillatore) e trasmesse al paziente mediante degli elettrodi applicati al torace. Può essere programmata o eseguita in urgenza. Lo shock elettrico sincronizzato viene erogato attraverso la parete toracica tramite delle piastre collegate a un defibrillatore esterno; tali piastre vengono generalmente posizionate a livello del torace e della schiena. Lo shock elettrico attraversa il cuore e ne attiva tutte le cellule simultaneamente, provocando nella quasi totalità dei casi un arresto dell’aritmia e il ripristino del ritmo sinusale. La procedura, differentemente dalla cardioversione farmacologica, richiede la sedazione profonda del paziente e viene eseguita in ambito ospedaliero. Subito dopo la procedura il paziente viene monitorato continuamente mediante elettrocardiogramma al fine di valutare se la procedura è stata efficace o se ci sia recidiva di aritmia. La cardioversione elettrica si svolge in pochi minuti anche sela durata varia da paziente a paziente e dipende da quanto tempo e da quante scariche ci vogliono per ripristinare il ritmo sinusale.

Quando effettuare la cardioversione?

La scelta del tipo di cardioversione (farmacologica o elettrica) dipende dalle condizioni del paziente e dalle valutazioni del cardiologo. Se il paziente può essere sopposto ad entrambe le modalità di cardioversione, potrà scegliere a quale tipo di procedura sottoporsi. Generalmente si richiede la cardioversione in caso di tachicardie sopraventricolari (fibrillazione atriale) e di tachicardia ventricolare con polso. Può essere effettuata in urgenza nei pazienti con tachiaritmie e instabilità emodinamica a prescindere dalla durata dell’insorgenza dell’aritmia. Spesso viene effettuata nei pazienti con insorgenza di fibrillazione atriale della durata minore di 24-48 ore; se la durata della fibrillazione atriale non è nota è possibile effettuare la cardioversione previo ecocardiogramma transesofageo per valutare l’eventuale presenza di trombi in atrio. La cardioversione può essere anche effettuata in maniera programmata dopo alcune settimane di trattamento anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale di lunga durata.

Quali sono le possibili complicanze?

Solitamente il rischio che la cardioversione produca complicanze è molto raro.Le problematiche più comuni sono: cardioembolia (ictus), ritmo cardiaco anomalo, ipotensione, piccole bruciature sul torace dopo cardioversione elettrica. La percentuale di successo è molto alta con entrambe le modalità di trattamento.

Cosa fare dopo la cardioversione?

È importante sottoporsi a controlli periodici dal cardiologo di fiducia per poter valutare l’andamento della aritmia e l’adeguatezza della terapia.

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