Di Chiara Di Lucente

 Sono uno dei più grandi successi della medicina moderna: stiamo parlando dei trapianti d’organo. Qual è la loro storia, qual è lo stato attuale delle cose – con un occhio di riguardo per l’Italia, e soprattutto quali le sfide future?

trapianti d'organo

I trapianti rappresentano uno dei più grandi successi della medicina moderna, consentendo a molte persone con malattie croniche e gravi di riguadagnare salute e speranza, nonostante la loro condizione. Queste procedure mediche consistono nel prelievo di organi sani, tessuti, midollo o cellule da donatori deceduti o viventi per sostituire quelli malati o danneggiati di pazienti in lista d’attesa. L’intero processo richiede una stretta collaborazione tra i diversi professionisti sanitari, i chirurghi, l’equipe di trapianto, i coordinatori dei trapianti e, naturalmente, i donatori e le loro famiglie e rappresenta una speranza soprattutto per le persone con malattie allo stadio terminale, per cui spesso il trapianto offre l’unica possibilità di sopravvivenza. Negli ultimi decenni, l’Italia, come il resto del mondo, ha compiuto grandi progressi nel campo dei trapianti d’organo: secondo i dati del Centro nazionale trapianti, nello scorso anno il nostro paese ha registrato un totale di quasi 4500 trapianti, un aumento significativo rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, nonostante questi successi, ci sono ancora numerose sfide da affrontare, che riguardano soprattutto le liste d’attesa. Scopriamone di più in questo articolo.

Breve storia dei trapianti

Nonostante sia un successo della medicina moderna, la storia di queste procedure comincia molto prima dei nostri tempi: le prime descrizioni di qualcosa simile a un trapianto di organi, infatti, possono essere trovate nelle antiche mitologie greche, romane, cinesi e indiane, che includono nei loro racconti sostituzioni, da parte di divinità, di ossa, pelle, denti, arti e cuore da animali ed esseri umani da poco deceduti a beneficio di persone gravemente malate. Facciamo un salto temporale di qualche migliaio di anni. Sebbene nel 1500 il chirurgo italiano Gasparo Tagliacozzi, pioniere della chirurgia plastica e ricostruttiva, sia stato il primo a eseguire un trapianto di pelle, descrivendo la reazione immunologica che si scatenava quando il trapianto veniva eseguito da una persona diversa, solo alla fine del 1800 la ricerca sui trapianti di organi inizia a essere più sistematica e documentata, e che quindi spiana la strada a future applicazioni cliniche. Un secolo dopo, il chirurgo francese Alexis Carrel sviluppa un nuovo metodo per le anastomosi dei vasi sanguigni (ovvero quel processo grazie a cui è possibile collegare anatomicamente e funzionalmente strutture del corpo naturalmente separate tra loro, come i vasi sanguigni di un organo da impiantare e quelli del ricevente), eseguendo con successo, su animali, vari trapianti di rene e introducendo la pratica della conservazione a freddo dell’organo da trapiantare; tutto questo lo porta a essere insignito, nel 1912, del premio Nobel per la Medicina. Nel Novecento la storia dei trapianti accelera progressivamente, fino a decollare verso risultati sempre più incoraggianti; il primo trapianto umano viene eseguito nel 1933 in Unione Sovietica, ma non ha successo a causa della mancanza di conoscenze in immunologia. Nonostante, infatti, la procedura di impianto di un organo proveniente da un donatore possa riuscire con successo a livello anatomico e funzionale, occorre monitorare ed evitare il cosiddetto fenomeno di rigetto, ovvero la risposta, massiva e distruttiva, che il sistema immunitario di chi riceve il trapianto può avere verso l’organo donato, riconoscendolo come estraneo. La svolta nella trapiantologia degli organi, infatti, avviene grazie al lavoro del biologo e immunologo britannico Peter Brian Medawar. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Medawar studia il rigetto dei trapianti cutanei e contribuisce significativamente alla comprensione di questo fenomeno: appare evidente, quindi, che dopo un trapianto d’organo è necessario sopprimere in qualche modo il sistema immunitario del ricevente, in modo da scongiurarne il rigetto. Per le sue ricerche, Medawar riceve nel 1960 il premio Nobel per la medicina e a tutt’oggi è considerato il padre della trapiantologia moderna. In particolare, all’epoca si inizia a sperimentare l’uso dell’irradiazione totale per sopprimere il sistema immunitario dei pazienti, ma è grazie ai progressi della ricerca, che oggi disponiamo di farmaci immunosoppressori chimici che hanno reso i trapianti molto più sicuri ed efficaci. La scoperta della ciclosporina, molecola ad attività antinfiammatoria e immunosoppressiva, negli anni ’70 ha davvero rivoluzionato il campo dei trapianti, migliorando significativamente le possibilità di sopravvivenza a lungo termine per i pazienti trapiantati. Questo ha cambiato radicalmente il panorama dei trapianti, portando a un aumento significativo della sopravvivenza a un anno sia per chi riceveva un trapianto di rene sia di fegato (rispettivamente del 95% e del 75%). Da quel momento in poi, i numeri e gli esiti legati ai trapianti hanno subito un progressivo miglioramento. 

Qual è la situazione, oggi, nel nostro paese? Come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, il trapianto è un’opzione terapeutica fondamentale che rientra nei livelli essenziali di assistenza sanitaria (i cosiddetti LEA), garantendo gratuitamente ai cittadini che ne avessero bisogno l’opportunità di continuare a vivere normalmente o di riprendere una vita piena, a fronte di patologie che portano a gravi disfunzioni d’organo. Per gestire la complessa rete di attività di donazione e trapianti, è necessario un sistema ben strutturato, che coinvolga diverse figure professionali e istituzioni a vari livelli. A livello istituzionale, il ministero della Salute, la Conferenza Stato-Regioni e altre istituzioni collaborano con il Centro Nazionale Trapianti per governare uniformemente le attività su tutto il territorio nazionale. Il Centro Nazionale Trapianti, istituito per legge nel 1999, coordina a livello nazionale tutte le attività di donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule, promuove la qualità, la trasparenza e la sicurezza delle attività di donazione e trapianto, gestisce l’assegnazione degli organi e collabora con istituzioni estere per coordinare lo scambio di organi a livello internazionale. Negli ultimi anni, la rete trapiantologica italiana ha mostrato una crescita costante sia delle donazioni che dei trapianti, posizionando l’Italia in una posizione di prestigio internazionale. 

In effetti, i trapianti sono possibili grazie alle donazioni d’organo da cadavere, un gesto di altruismo, solidarietà e speranza, che permette di restituire una vita piena a chi è in attesa di un trapianto. Le normative italiane in materia di donazione di organi e tessuti sono tra le più avanzate al mondo: la legge 578/1993 e il Decreto Ministeriale 136/2008 garantiscono una netta separazione tra la determinazione della morte e il processo di donazione degli organi, con una commissione medica indipendente che certifica la morte e controlla l’intero processo di trapianto attraverso il Sistema informativo trapianti del Ministero della Salute. Secondo i dati del 2023, per la prima volta, le donazioni di organi hanno superato quota duemila, arrivando a 2.042, mentre i trapianti hanno superato il numero di quattromila interventi in un anno, raggiungendo quota 4.462. Questi risultati non solo rappresentano le cifre più alte mai registrate, ma anche le percentuali di crescita annuale più elevate mai ottenute. L’aumento dei prelievi ha portato il tasso nazionale di donazione a quota 28,2 donatori per milione di persone, posizionando l’Italia al secondo posto tra i maggiori paesi europei per numero di donatori. Per quanto riguarda i trapianti, la crescita è stata osservata in tutte le specialità cliniche, con un aumento del 46,2% nei trapianti di cuore rispetto all’anno precedente. La Lombardia è stata la regione con il maggior numero di trapianti, mentre il Veneto ha registrato il maggior numero di trapianti in rapporto alla popolazione. 

Le sfide presenti e future

Nonostante i progressi compiuti, la sfida principale della trapiantologia moderna rimane quella legata alle liste d’attesa. Attualmente, migliaia di persone in Italia attendono un trapianto d’organo, e il tempo di attesa dipende dalla disponibilità di donatori compatibili: circa 6000 pazienti sono in attesa di un rene, quasi 1000 di un fegato, circa 700 di un cuore, oltre 200 di un polmone e altrettanti di un pancreas. Le nuove tecnologie, come la stampa 3D di organi e tessuti, offrono prospettive promettenti per ridurre la dipendenza dalla donazione di organi e aumentare l’accessibilità ai trapianti, insieme a strategie come aumentare la sensibilizzazione alle donazioni di organi da cadaveri, l’utilizzo di donatori viventi, il trapianto dopo morte cardiaca, l’uso di organi da donatori estesi e la perfusione delle macchine per il mantenimento dei trapianti hanno contribuito ad affrontare questa sfida. Tuttavia, persistono sfide specifiche associate al trapianto di singoli organi. Tutt