Di Chiara Di Lucente
raffreddore influenza

Siamo nel pieno della stagione invernale, e questo significa freddo, pioggia e molte ore trascorse in ambienti chiusi. Di conseguenza sono molto comuni febbre, nasi che colano, mal di gola e sintomi respiratori tipici dei mesi freddi, spesso associati indistintamente all’influenza, ma che spesso corrispondono a un semplice raffreddore o ad altre infezioni virali. L’inverno, infatti, coincide con un aumento della circolazione di diversi agenti patogeni respiratori, e la maggiore permanenza in spazi chiusi e affollati favorisce la trasmissione dei virus che colpiscono le vie respiratorie superiori, responsabili sia dell’influenza vera e propria sia del raffreddore comune. Non è raro, nelle ultime settimane, imbattersi in qualcuno con il naso congestionato, la voce rauca o qualche linea di febbre (oppure magari gli sfortunati siete stati voi). Quando si parla di “influenza”, però, si può fare confusione. Non tutti i malanni di stagione sono influenza: il raffreddore, ad esempio, è molto più frequente e in genere più lieve, anche se alcuni sintomi possono sovrapporsi. Al tempo stesso, proprio perché a volte i sintomi sono comuni, non bisogna sottovalutare tutte le sindromi respiratorie tipiche della stagione fredda. Ma quali sono le differenze tra queste condizioni? Da cosa dipendono, come si manifestano e perché proprio l’inverno rappresenta il periodo di massimo picco? Nell’articolo di oggi facciamo chiarezza, analizzando le caratteristiche dell’influenza e del raffreddore, le principali differenze, i sintomi distintivi e i possibili rischi associati.

Prima di tutto, qualche numero per inquadrare il fenomeno. Come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno in Italia si stimano tra i 12 e i 16 milioni di persone colpite da un’infezione respiratoria acuta. Il periodo di massima incidenza si colloca in genere tra la fine di dicembre e la fine di febbraio. Tuttavia, anche dopo il superamento del picco, i casi non cessano bruscamente, ma la flessione è progressiva e la circolazione dei virus respiratori rimane significativa per diverse settimane. Di tenere traccia di questi numeri se ne occupa il sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, che monitora le infezioni respiratorie acute causate da diversi virus, tra cui i virus influenzali, il virus respiratorio sinciziale, i rinovirus (principali responsabili del raffreddore comune), dal 2020 il SARS-COV-2 e altri patogeni respiratori. Il monitoraggio virologico permette di stimare la quota dei diversi virus in circolazione e di distinguere l’influenza dalle altre cause: in termini concreti, tra tutti i casi di infezione respiratoria segnalati solo una parte è dovuta ai virus influenzali, mentre molti altri sono causati da virus responsabili del raffreddore comune o di altre infezioni respiratorie acute. Questo è un elemento chiave per interpretare correttamente i dati e comprendere che la cosiddetta “epidemia invernale” non coincide automaticamente con l’influenza. Ma perché si parla di epidemia invernale? I virus respiratori circolano durante tutto l’anno, ma nei mesi invernali trovano condizioni particolarmente favorevoli alla diffusione. La maggiore permanenza in ambienti chiusi, le basse temperature e la ridotta ventilazione, insieme a una più stretta vicinanza tra le persone, aumentano le probabilità di trasmissione. Questi agenti patogeni, infatti, si trasmettono principalmente per  via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse quando si tossisce, si starnutisce o semplicemente si parla. Queste possono essere inalate, soprattutto in spazi chiusi e affollati, oppure depositarsi direttamente sulle mucose di bocca, naso e occhi. La trasmissione può avvenire anche per contatto diretto con persone infette — ad esempio portando le mani contaminate al viso — o in modo indiretto, attraverso superfici e oggetti di uso comune. E quest’anno come procede? Secondo i dati della sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, a metà gennaio 2026 l’incidenza complessiva delle infezioni respiratorie acute ha iniziato a diminuire, così come la pressione sugli ospedali, pur restando elevata in alcune fasce di età, in particolare nei bambini da 0 a 4 anni. Le forme più gravi e complicate di influenza continuano a colpire soprattutto le persone non vaccinate.

Qual è la differenza tra raffreddore e influenza?

Influenza e raffreddore comune sono entrambe infezioni respiratorie contagiose, ma differiscono in modo sostanziale per cause, decorso e potenziali conseguenze, anche se – come sappiamo – a volte i sintomi sono praticamente sovrapponibili. L’influenza è una malattia respiratoria che colpisce le vie aeree da che appartengono alla famiglia degli Orthomyxoviridae. Essi sono virus a RNA e si classificano in diversi tipi sulla base delle proteine di superficie, dette antigeni, riconosciute dal sistema immunitario. Dal primo isolamento, avvenuto negli anni Trenta del Novecento, sono stati identificati quattro tipi di virus influenzali: i tipi A e B, responsabili delle epidemie stagionali e, nel caso del tipo A, anche di grandi pandemie storiche come la “Spagnola” del 1918 o la “Asiatica” del 1957; il tipo C, che in genere provoca infezioni lievi o asintomatiche; e il tipo D, finora riscontrato solo negli animali, senza evidenze certe di infezione nell’uomo. I virus influenzali di tipo A comprendono numerosi sottotipi, definiti in base a due antigeni di superficie: l’emoagglutinina (HA) e la neuraminidasi (NA). Le sigle comunemente utilizzate, come H1N1 o H2N2, indicano proprio la combinazione di queste due proteine. Una caratteristica fondamentale dei virus influenzali è la loro elevata capacità di mutare i geni che codificano per HA e NA: queste variazioni consentono al virus di eludere la risposta immunitaria acquisita con infezioni precedenti o con la vaccinazione, rendendo una parte consistente della popolazione nuovamente suscettibile e favorendo la diffusione rapida dell’infezione. Il raffreddore comune, invece, non è causato da un singolo virus, ma da oltre 200 virus differenti, tra cui soprattutto i rinovirus, ma anche virus parainfluenzali, adenovirus, virus respiratorio sinciziale e coronavirus stagionali, che non vanno confusi con il SARS-CoV-2 responsabile del COVID-19. Si tratta di un’infezione virale delle prime vie respiratorie, in particolare di naso e gola. Nonostante il nome, il raffreddore non è causato direttamente dall’esposizione al freddo: il ruolo del raffreddamento corporeo nell’insorgenza di questa malattia non è ancora stato completamente chiarito. È però noto che i virus responsabili circolano più frequentemente nei mesi autunnali e invernali e si trasmettono con maggiore facilità negli ambienti chiusi e affollati. Anche la bassa umidità dell’aria tipica dell’inverno può favorire la diffusione dei virus, rendendo più vulnerabili le mucose respiratorie e permettendo alle goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o respirazione di restare sospese più a lungo.

Dal punto di vista clinico, raffreddore e influenza possono presentare sintomi in parte sovrapponibili, il che rende difficile distinguerli basandosi solo sul quadro clinico. In generale, però, l’influenza ha un esordio più brusco e sintomi più intensi: febbre alta, brividi, dolori muscolari e articolari, mal di testa, tosse secca e una marcata stanchezza. Il raffreddore è solitamente più lieve e si manifesta soprattutto con naso che cola o chiuso, starnuti, mal di gola e tosse; la febbre, se presente, è in genere bassa. Il raffreddore si risolve nella maggior parte dei casi in 5–10 giorni e raramente causa complicanze. L’influenza, al contrario, può essere associata a complicanze anche gravi, come polmonite, peggioramento di patologie croniche e ricoveri ospedalieri, soprattutto nelle persone anziane o con condizioni di fragilità. La prevenzione rimane lo strumento più efficace per ridurre l’impatto dell’influenza a livello di salute dei singoli e pubblica. La vaccinazione, da ripetere annualmente a causa della continua evoluzione dei virus influenzali, è fondamentale per diminuire il rischio di malattia e soprattutto di forme gravi e complicanze. È particolarmente raccomandata per anziani, persone con patologie croniche, operatori sanitari e caregiver, ma è consigliata anche al resto della popolazione secondo le indicazioni del medico. A questa si affiancano misure di protezione individuale, come una corretta igiene delle mani e respiratoria, l’aerazione degli ambienti e il rimanere a casa in presenza di sintomi. È infine importante ricordare che gli antibiotici non sono efficaci contro le infezioni virali come influenza e raffreddore e devono essere utilizzati solo su indicazione medica.