prevenzione tumore

Ottobre è il mese dedicato in tutto il mondo alla prevenzione del tumore al seno: un appuntamento che richiama l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce e sulla necessità di diffondere la cultura della prevenzione. In occasione di questo mese speciale abbiamo intervistato il dott. Giovanni Cisternino, chirurgo senologo che collabora con la Casa di Cura Privata Pierangeli e la Casa di Cura Privata Dott. G. Spatocco, per approfondire perché la prevenzione è così importante, i principali fattori di rischio, i progressi della ricerca e l’impatto sociale e psicologico di una diagnosi di tumore mammario.

Perché è così importante la prevenzione del tumore al seno?

Ottobre è riconosciuto in tutto il mondo come il mese della prevenzione del tumore al seno, e rappresenta un’occasione fondamentale per sensibilizzare le donne sull’importanza della diagnosi precoce e della cultura della prevenzione. Individuare lesioni molto piccole può letteralmente salvare vite, perché permette di intervenire tempestivamente con trattamenti meno invasivi e più efficaci. La prevenzione non serve solo a salvare vite, ma anche a rompere tabù che ancora oggi portano alcune donne a trascurare i controlli: il risultato è che in molti casi i tumori vengono scoperti in fase avanzata, quando le possibilità di cura sono più complesse. Agendo tempestivamente, invece, la situazione migliora radicalmente: ce lo dicono i dati più recenti.

A proposito, quali sono i numeri legati a questa malattia in Italia e nel mondo?

I numeri sono significativi e ci ricordano quanto sia importante la prevenzione. Nel 2024, in Italia sono stati diagnosticati circa 54.000 nuovi casi di tumore della mammella, mentre nel mondo i casi stimati nello stesso anno superano i 2 milioni. Di fatto, si tratta del tumore più frequente nelle donne, rappresentando circa il 30% di tutte le diagnosi oncologiche femminili. Nonostante l’incidenza sia in aumento, la buona notizia è che la sopravvivenza è migliorata grazie a terapie sempre più efficaci e a programmi di screening mirati: oggi oltre il 90% delle pazienti sopravvive almeno cinque anni e l’80% almeno dieci. Questo lo dobbiamo soprattutto alla prevenzione e alla diagnosi precoce.

Quali strumenti abbiamo oggi per la prevenzione?

Possiamo distinguere due principali livelli di prevenzione. La prevenzione primaria riguarda lo stile di vita: un’alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, riduzione del consumo di alcol e del fumo, gestione dello stress e attenzione al benessere generale possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia. La prevenzione secondaria, invece, riguarda gli esami clinici e strumentali volti a intercettare precocemente eventuali anomalie. Qui rientrano la visita senologica, l’ecografia mammaria nelle donne giovani e la mammografia, che diventa esame di riferimento intorno ai 40 anni. È il senologo a stabilire, in base alla storia clinica e ai fattori di rischio, il percorso di prevenzione più appropriato per ciascuna donna.

A che età è consigliabile iniziare i controlli?

In assenza di fattori di rischio particolari, si suggerisce di fare la prima visita senologica intorno ai 30 anni, per impostare un programma di prevenzione personalizzato. Dopo i 40 anni, la mammografia diventa l’esame di riferimento e, secondo i programmi di screening nazionali, si consiglia: dai 45 ai 50 anni una mammografia annuale, dai 50 ai 70 ogni due anni e dai 70 ai 75 nuovamente una volta all’anno. In presenza di familiarità o mutazioni genetiche, i controlli possono essere anticipati e resi più frequenti.

Quali sono i principali fattori di rischio?

I più importanti sono la familiarità e la presenza di mutazioni genetiche note, come BRCA1 e BRCA2. Altri fattori comprendono l’età, terapie ormonali sostitutive prolungate dopo la menopausa e, in soggetti predisposti, trattamenti ormonali per la fertilità. Anche gli stili di vita giocano un ruolo: sedentarietà, alimentazione scorretta, fumo e alcol possono aumentare il rischio.

Tra un controllo e l’altro, quali sintomi vanno osservati con attenzione?

Ogni donna dovrebbe conoscere il proprio corpo e osservare eventuali cambiamenti. Tra i segnali più importanti ci sono la comparsa di noduli nel seno o sotto l’ascella, variazioni improvvise nella forma o nella consistenza del seno, retrazioni della pelle, arrossamenti o secrezioni dai capezzoli. Se questi sintomi persistono per più di una settimana o dieci giorni, è fondamentale prenotare una visita senologica.

A che punto è oggi la ricerca?

Le prospettive sono molto incoraggianti. Sul piano diagnostico abbiamo tecnologie sempre più precise: mammografie ad alta definizione, mammografie con mezzo di contrasto, risonanze magnetiche e macchinari ibridi come la PET-RM permettono di rilevare anomalie in fase molto precoce. Sul piano chirurgico, gli interventi sono sempre meno invasivi, con cicatrici ridotte e possibilità di ricostruzioni protesiche naturali. Sul fronte oncologico, le terapie sono sempre più personalizzate in base al profilo biologico e genetico del tumore, migliorando l’efficacia del trattamento e riducendo gli effetti collaterali.

Qual è l’impatto sociale e psicologico di una diagnosi di tumore al seno?

L’impatto è enorme. All’inizio prevale spesso lo shock e l’ansia, ma molto rapidamente le pazienti affrontano la situazione con forza e determinazione, supportate da un team multidisciplinare di specialisti. Affrontano con dignità le difficoltà della chemioterapia e degli interventi chirurgici, mostrando resilienza e partecipazione attiva al percorso di cura. Dopo la fine della terapia, molte donne sperimentano una vera fase di rinascita: oggi, grazie ai progressi della medicina, molte pazienti guariscono completamente e tornano a una vita normale, pur continuando i controlli regolari.

Qual è il messaggio che vuole lasciare per il mese della prevenzione?

Il messaggio è di positività e responsabilità. Non bisogna avere paura se si osservano cambiamenti nel proprio seno: esistono specialisti ed esami in grado di affrontare tempestivamente eventuali problemi. La chiave è arrivare in tempo: la diagnosi precoce, gli screening regolari e la sensibilizzazione sono strumenti concreti che permettono di curare meglio e aumentare le probabilità di guarigione. Prevenire significa conoscere, osservare e agire, prendendosi cura attivamente della propria salute.