Il pene, l’organo sessuale esterno maschile è un organo erettile costituito da diversi tipi di tessuti (pelle, nervi, e vasi sanguigni) e attraversato da un canale detto uretra che serve a svuotare la vescica dalle urine (con la minzione) e a emettere il liquido seminale (con l’eiaculazione). Tutte le cellule che costituiscono il pene possono trasformarsi e dare origine a un tumore, anche se questo fenomeno non è molto frequente: il tumore del pene è infatti piuttosto raro. Più del 90% dei tumori del pene sono carcinomi a cellule squamose che traggono origine dal rivestimento epidermico del glande e dalla parte interna del prepuzio. Seguono altri tumori, come il carcinoma basocellulare, il melanoma, il sarcoma e altri tumori ancora più rari. Il tumore a cellule squamose del pene è un tumore molto raro nei Paesi sviluppati, con un’incidenza annuale di circa 1 caso ogni 100.000 persone all’anno. L’incidenza è invece più alta nei Paesi in via di sviluppo, in correlazione a una più elevata esposizione ai fattori di rischio. L’età media di insorgenza della neoplasia è di circa 55-60 anni nei Paesi industrializzati, mentre si abbassa nei Paesi meno sviluppati.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

Il principale fattore di rischio è la scarsa pulizia e le conseguenti balanopostiti. In circa 1/3 dei soggetti la causa può essere individuata nell’infezione da HPV (Papilloma virus umano) che si contrae generalmente per contatto sessuale fra genitali maschili e femminili, cavo orale e canale anale. Una vita sessuale con molti partner, l’età precoce del primo rapporto sessuale e una storia di condilomi sono associati a un rischio 3-5 volte maggiore di tumore del pene. Altri fattori di rischio per il tumore del pene sono la fimosi, cioè il restringimento della cute del prepuzio (congenita o acquisita), l’età avanzata, condizioni infiammatorie croniche, il trattamento con raggi ultravioletti e il fumo.

Quali sono i fattori protettivi?

Al momento non esistono strategie precise ed efficaci per prevenire il tumore del pene. È fondamentale una buona igiene degli organi genitali, smettere di fumare e evitare i comportamenti sessuali che aumentano il rischio di contrarre infezioni da HPV. La circoncisione precoce riduce l’incidenza del tumore del pene di 3-5 volte, mentre quella in età adulta non ha effetti protettivi.

Quali sono i sintomi?

Le principali manifestazioni con cui si presenta il tumore del pene sono:

  • Cambiamenti dell’aspetto della cute del pene (colore, consistenza, spessore).
  • Piccole ulcerazioni o noduli sul pene, più o meno dolorosi, oppure del tutto asintomatici, e piccole placchette superficiali biancastre o rossastre sulla superficie interna del prepuzio o sulla superficie del glande, talvolta accompagnate dalla produzione di una secrezione irritante.
  • Sanguinamenti dal pene sulla cute del pene o dal prepuzio.
  • Linfoadenopatia inguinale: i linfonodi appaiono tumefatti, duri e non dolenti, segno di diffusione metastatica del tumore.

Nessuno di questi sintomi è sufficiente per una diagnosi certa di tumore del pene, dal momento che gli stessi sintomi potrebbero essere causati anche da patologie benigne; per questo motivo è importante rivolgersi sempre al medico in caso di dubbio.

Come si fa diagnosi di tumore del pene?

La diagnosi del tumore del pene inizia con una visita nella quale il medico raccoglie informazioni dettagliate sui sintomi, sulla storia familiare del paziente e visita  il pene e tutta la regione genitale per verificare la presenza di segni del tumore o di altre patologie. In caso di sospetto si procede con una biopsia, cioè si preleva una piccola quantità di tessuto del pene e lo si analizza al microscopio: questo metodo consente di arrivare a una diagnosi certa di tumore. In caso di diagnosi di tumore del pene è importante stabilire se e quanto la malattia si sia diffusa nell’organismo. Per questo potrebbe essere necessario procedere con esami quali risonanza magnetica del pene, ecografia inguinale con eventuale ago-biopsia dei linfonodi, tomografia computerizzata (TC), tomografia a emissione di positroni (PET).

Come si cura?

Il tumore del pene è in genere curabile se diagnosticato nelle sue fasi più precoci, ma la scelta del trattamento più adatto dipende da diversi fattori come: tipo, posizione ed estensione del tumore, condizioni di salute generali del paziente e preferenze del paziente. Il trattamento che viene più comunemente utilizzato è quello chirurgico, che a sua volta può essere di diversi tipi: in particolare, nei casi di tumore superficiale non invasivo si procede con la chirurgia laser che distrugge le cellule più superficiali; se invece il tumore non è ben localizzato si possono utilizzare la circoncisione (per asportare masse tumorali confinate al prepuzio), l’asportazione semplice del tumore e di una piccola parte di tessuto adiacente con il bisturi o la chirurgia Mohs (prevede l’asportazione di uno strato molto sottile di tessuto che viene analizzato: se ci sono cellule cancerose si procede con l’asportazione di uno strato alla volta fino a che se ne incontra uno completamente sano). Nei casi precedentemente descritti si parla di chirurgia conservativa, poiché si tende a conservare le caratteristiche estetiche e funzionali del pene. In alcuni casi invece, soprattutto se il tumore ha già invaso l’organo in profondità, è necessario procedere con interventi più radicali con l’asportazione parziale (con eventuali ricostruzioni del glande) o totale del pene. La chirurgia serve anche a rimuovere i linfonodi inguinali e pelvici sia a scopo diagnostico (per capire se il tumore si è già diffuso), sia per eliminare quelli già intaccati da cellule cancerose. La radioterapia può essere utilizzata da sola, sia sotto forma di raggi o mediante piccoli “semi” radioattivi posizionati all’interno del tumore (brachiterapia), o in combinazione con la chirurgia per ridurre il rischio che il tumore ritorni dopo l’asportazione o per rallentare la crescita nei casi di malattia in stadio già avanzato. Infine la chemioterapia sistemica (che si diffonde a tutto l’organismo somministrata per via intravenosa o per via orale) è indicata soprattutto nei casi in cui il tumore abbia già raggiunto organi lontani.

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