La tachicardia da rientro nodale è la forma più comune di tachicardia sopraventricolare. Si manifesta più frequentemente in età giovanile, ma si può presentare anche in età superiore ai 40 anni, soprattutto nelle donne. Di solito si manifesta in soggetti esenti da cardiopatia strutturale.

Quali sono le cause?

Il substrato anatomo-funzionale della tachicardia da rientro nodale, è la presenza nel nodo atrioventricolare di due vie di conduzione: una lenta e una rapida. In determinate circostanze, di solito in seguito ad un’extrasistole (anticipazione di un battito cardiaco), si stabilisce un circuito di rientro nodale con conduzione mediante la via lenta ai ventricoli e quella rapida agli atri. Queste caratteristiche funzionali fanno sì che un singolo impulso elettrico che giunge al nodo atrio-ventricolare possa ricircolare molte volte, salendo e scendendo all’interno del nodo stesso (meccanismo di rientro).

Quali sono i sintomi?

Gli episodi di tachicardia da rientro nodale si manifestano spesso con palpitazioni (percezione di battito cardiaco accelerato) ad insorgenza e interruzione improvvisa. Gli episodi hanno una durata variabile da pochi secondi ad alcune ore. Le palpitazioni possono essere accompagnate da lipotimia, sincope (svenimenti), ansia, dolore toracico e dispnea (difficoltà respiratoria). La sincope può verificarsi nei casi in cui l’aritmia si presenti a una frequenza ventricolare molto elevata. Esistono fattori scatenanti questa tachicardia quali sforzi, emozioni o tutto ciò che in un paziente scatena un’extrasistole. Il comportamento nel tempo è variabile, anche se tende ad aumentare la frequenza e la durata di ogni episodio. È una tachicardia sopraventricolare che di solito si manifesta in soggetti esenti da cardiopatia strutturale.

Come si fa diagnosi?

La tachicardia da rientro nodale deve essere sospettata in soggetti giovani che riferiscono episodi di tachicardia improvvisa. L’elettrocardiogramma al di fuori della tachicardia è in genere del tutto normale, nei casi in cui non si riesca a diagnosticarla può essere utile un monitoraggio continuo all’ECG (ECG Holter o loop recorder) e lo studio elettrofisiologico endocavitario.

Come si tratta?

La tachicardia da rientro nodale può essere risolta di solito mediante manovre di stimolazione vagale che abbassano la frequenza cardiaca come ad esempio il massaggio del seno carotideo. Se le manovre di stimolazione vagali risultano inefficaci è possibile ricorrere alla terapia farmacologica mediante l’uso di adenosina o calcio-antagonisti per via endovenosa. Dopo l’episodio acuto si può curare definitivamente quest’aritmia mediante il trattamento “gold standard” di ablazione transcatetere con radiofrequenza o con crioablazione della via di conduzione lenta nel nodo atrioventricolare responsabile dell’aritmia. Il successo terapeutico è circa del 99%. L’ablazione transcatetere richiede prima uno studio elettrofisiologico al fine di individuare la doppia via nodale.

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