La ragade anale è una soluzione di continuo (una ferita) localizzata nella mucosa del canale anale. È responsabile di un forte dolore anale per la presenza di abbondanti terminazioni nervose in questa sede e di sanguinamento rettale. Può interessare tutte le età ma si presenta più frequentemente nei giovani e negli adulti.

Quali sono le cause?

La ragade tipica è idiopatica (senza causa apparente), non associata quindi ad altra patologia colo-rettale o sistemica. Lesioni ragadiformi meno frequentemente possono osservarsi come manifestazione di una malattia principale (malattia di Crohn, rettocolite ulcerosa, sifilide, neoplasia). La ragade anale idiopatica è un problema proctologico molto comune spesso correlato ad alterazioni dell’atto defecatorio come episodi di difficoltà ad evacuare feci di consistenza aumentata o al contrario di diarrea. La propensione a svilupparsi in sede mediana posteriore del canale anale, suggerisce un’alterazione anatomo-funzionale di questa zona (debolezza strutturale, alterazione dell’innervazione e della vascolarizzazione). Lo sfintere anale interno, che per la presenza della ragade anale rimane scoperto, in seguito al passaggio delle feci entra in uno stato spastico e dà origine a una forte sintomatologia dolorosa tipica. Lo stato di contrattura dello sfintere anale interno ostacola la guarigione della ragade. La genesi della ragade anale è quindi multifattoriale:

  • Traumatica: esecuzione di un clistere, esame endoscopico, parto spontaneo, rapporti sessuali anali.
  • Disfunzionale: alterazione funzionale dello sfintere interno dell’ano che presenta uno stato di iperattività.
  • Ischemica: riduzione del flusso di sangue nella zona in cui si forma la ragade anale.

Quali sono i sintomi?

La sintomatologia ha tendenza alla periodicità con periodi asintomatici e periodi di esacerbazione dei sintomi. Il paziente riferisce un forte dolore anale durante e in seguito alla defecazione, sanguinamento anale (tracce di sangue rosso vivo sulla carta igienica), prurito e sensazione di corpo estraneo nell’ano. Il dolore, associato alla defecazione, riconosce tre momenti caratteristici: al passaggio delle feci aumenta, si attenua per qualche minuto e ricompare, con diversi gradi di intensità (“sindrome dolorosa in tre tempi della ragade”).

Come si fa diagnosi?

La diagnosi di ragade anale può essere posta dopo un’attenta anamnesi al fine di valutare la sintomatologia e la presenza di fattori di rischio. È opportuno sottoporsi a visita medica proctologica mediante la quale la conferma diagnostica avviene in seguito a esplorazione rettale e esame endoscopico (anoscopia).

Come si tratta la ragade anale?

La ragade anale è una patologia difficile da trattare, essendo una ferita che fa difficoltà a guarire. Il trattamento dipende dalla gravità della sintomatologia, dalle caratteristiche della ragade e del paziente. La maggior parte delle ragadi di recente insorgenza e caratterizzate da sintomi di media intensità, risponde alla terapia conservativa. Questa consiste in misure di igiene locale, nella pratica di semicupi tiepidi e nell’assunzione di integratori alimentari che possano regolarizzare l’alvo. Se la sintomatologia dolorosa lo consente, si possono utilizzare dilatatori anali. Nel caso di insuccesso di tale gestione della malattia, si possono utilizzare pomate a base di nitroglicerina o calcio-antagonisti e iniezioni di tossina botulinica nello sfintere anale interno in grado di ridurne il tono. Nei casi più gravi si ricorre all’intervento chirurgico di sfinterotomia interna.

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