Che cos’è la patologia dei tronchi sovraortici?

La patologia dei tronchi sovraortici rientra nel capitolo dell’ischemia cerebrale: si tratta, infatti, di arteriopatie a carico dei vasi deputati all’irrorazione cerebrale; sebbene numerosi vasi partecipino alla vascolarizzazione dell’encefalo, l’ischemia cerebrale è legata prevalentemente alla patologia steno-ostruttiva del distretto carotideo.

Quali sono le cause della patologia dei tronchi sovraortici?

La patologia dei tronchi sovraortici riconosce come causa principale l’aterosclerosi; nell’aterosclerosi, si formano progressivamente placche sulle pareti delle arterie, che riducono il flusso sanguigno. Meno comunemente, la causa di un’arteriopatia dei tronchi sovraortici può essere data da irregolarità o tortuosità anatomiche, da processi infiammatori o da dilatazioni aneurismatiche.

I fattori che aumentano il rischio di sviluppare una arteriopatia dei tronchi sovraortici includono:

  • Età > 50 anni,
  • Fumo,
  • Diabete,
  • Obesità: indice di massa corporea superiore a 30,
  • Ipertensione arteriosa,
  • Dislipidemie.

Come si manifesta la patologia dei tronchi sovraortici?

A livello clinico, una steno-ostruzione del territorio arterioso carotideo può manifestarsi in varie forme: può essere asintomatica, per restringimenti non significativi delle arterie e per il compenso del territorio arterioso collaterale. Se invece è sintomatica, l’arteriopatia dei tronchi sovraortici si può così presentare:

  • Disturbi di sensibilità e della motilità degli arti,
  • Disturbi temporanei della vista,
  • Disturbi della parola,
  • Disturbi della stabilità.

Questi sintomi possono essere specchio di:

  • TIA: è un attacco ischemico transitorio, in cui l’ostruzione è temporanea e si risolve entro 24 ore; non provoca danni permanenti.
  • RIND: la sintomatologia è più marcata rispetto al TIA, ma comunque tende a regredire entro le 3 settimane.
  • PRIND: la sintomatologia regredisce ma non completamente, lasciando reliquati più o meno stabili dopo 3 settimane dall’episodio.
  • STROKE: è comparsa di un deficit neurologico grave e persistente o addirittura mortale.

Come si fa diagnosi di patologia dei tronchi sovraortici?

L’iter diagnostico dell’arteriopatia dei tronchi sovraortici prevede:

  • Anamnesi: importante per evidenziare i fattori di rischio nel paziente ed indagare possibili episodi ischemici transitori passati: circa il 10% dei pazienti che ha avuto un TIA presenta, a distanza di un anno, uno stroke.
  • Esame obiettivo: all’auscultazione carotidea è possibile percepire una sorta di “risucchio”, indice di un flusso turbolento generato dalla presenza di una placca; potrebbe essere utile anche una valutazione neurologica per verificare lo stato psicofisico del paziente.
  • Eco-color-Doppler: permette di evidenziare restringimenti o occlusioni nel territorio carotideo.
  • Angio-TC ed Angio-RM: permettono di avere un quadro più dettagliato.

Qual è il trattamento della patologia dei tronchi sovraortici?

Vi sono diverse strategie impiegabili nel trattamento della patologia dei tronchi sovraortici: la scelta sarà influenzata dal grado di malattia, dagli obiettivi terapeutici da raggiungere e dalle condizioni generali del paziente. Cambiamenti nello stile di vita possono aiutare a rallentare la progressione dell’aterosclerosi: tali modifiche includono smettere di fumare, perdere peso, ridurre il consumo di alcool, mangiare cibi sani, e praticare regolare esercizio fisico.

Tra le opzioni abbiamo: terapia medica, per prevenire la progressione e i sintomi di stenosi carotidee non gravi:

  • Statine: combattono gli elevati livelli di colesterolo “cattivo”;
  • Farmaci antiipertensivi: ACE-inibitori;
  • Farmaci antiaggreganti: aspirina o clopidogrel.

In presenza di una grave stenosi è invece indicato un atteggiamento di tipo interventistico:

  • Angioplastica: in questa procedura, un piccolo palloncino viene inserito nel vaso e gonfiato fino a ottenere la riapertura dell’arteria malata; potrà essere inserito in corso di angioplastica anche uno stent, per mantenere pervia l’arteria.
  • Endoarteriectomia: prevede la rimozione della placca ateromasica che causa il restringimento o l’ostruzione dell’arteria.

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