L’infezione da Papilloma virus umano (HPV) è la più frequente malattia virale a trasmissione sessuale. Si stima che circa il 75 % della popolazione sessualmente attiva contragga l’infezione nella vita con un picco di incidenza tra i 20 e i 25 anni di età. La trasmissione dell’infezione avviene solitamente in seguito a rapporto sessuale con un soggetto con infezione clinica o subclinica genitale attraverso microtraumatismi che permettono l’ingresso del virus nei tessuti. Per questo motivo, le lesioni sono localizzate nelle regioni genitali più fragili (cervice uterina, piccole labbra della vagina, vestibolo, ano e glande). È stata inoltre documentata la possibilità di contagio attraverso qualsiasi oggetto contaminato da DNA virale infettante (asciugamani o biancheria intima).

L’infezione da Papilloma virus umano ha effetti diversi a seconda del tipo di ceppo virale con cui si entra in contatto. Esistono più di 100 tipi di HPV e di questi 14 sono considerati ad alto rischio oncogeno: 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 66, 68. I maggiori esponenti degli HPV oncogeni sono l’HPV 16 e l’HPV 18, da soli responsabili del 75 % dei tumori della cervice uterina. I ceppi virali oncogeni sono causa di tumori maligni anche in altre sedi corporee quali le alte vie respiratorie (laringe, faringe, lingua, tonsille). I fenotipi a basso rischio sono l’HPV 6 e l’HPV 11 e generalmente non hanno la capacità di trasformare le cellule e dare origine a un tumore maligno. Il virus si replica sfruttando le cellule della cute e delle mucose e stimolando eccessivamente la proliferazione cellulare; questi meccanismi danno origine alle lesioni caratteristiche del virus: condilomi.

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio più importanti sono:

  • rapporti sessuali promiscui e non protetti
  • Frequenza dei rapporti sessuali
  • Elevato numero di partner sessuali
  • Giovane età
  • Immunodpressione

Va specificato che la trasmissione può avvenire anche attraverso contatti genitali che non prevedono penetrazione, pertanto l’uso del profilattico non rimuove il rischio di infezione.

Quali sono i sintomi?

I segni e sintomi di infezione da Papilloma virus umano dipendono dal tipo di ceppo virale coinvolto. Per quanto riguarda i sierotipi a basso rischio, dopo le prime fasi, quasi sempre asintomatiche, l’infezione si manifesta tipicamente con la comparsa di condilomi o verruche sulla cute e sulle mucose. Le lesioni condilomatose nella donna si riscontrano sulle superfici umide dei genitali: vulva, vagina, perineo e regione perianale; in una minima percentuale dei casi è interessato il meato uretrale. Nell’uomo i condilomi sono localizzati sul pene, sul glande, sullo scroto o nella regione perianale. L’infezione può manifestarsi anche in sedi extragenitali quali cavità orale, faringe e laringe. Nei soggetti immunodepressi, il quadro clinico tende ad essere più grave e le lesioni possono diventare altamente invasive e destruenti a livello locale. I condilomi sono solitamente asintomatici, ma in alcuni casi possono generare prurito, fastidio e dolore di lieve entità. Per i stereotipi ad alto rischio oncogeno, le infezioni sostenute da questi virus danno luogo a manifestazioni subcliniche, non identificabili ad occhio nudo ma apprezzabili attraverso esami specifici.

Come si fa diagnosi?

La diagnosi di infezione da HPV è basata su:

  • Visita medica con esame obiettivo per le lesioni esterne visibili ad occhio nudo.
  • Pap-Test: rappresenta la tecnica più diffusa per la diagnosi precoce delle displasie e del tumore della cervice uterina. È un esame di screening per la popolazione generale e in particolare, per le donne di età compresa tra 25 e 65 anni. Il Pap-Test deve essere eseguito periodicamente nel corso di visite ginecologiche periodiche, solitamente a distanza di 2-3 anni se risulta sempre negativo. Si basa sull’introduzione di uno speculum in vagina per consentire il prelievo di alcune cellule dalla cervice con una spatolina. I campioni di materiale raccolto, vengono poi strisciati su uno o più vetrini, fissati e sottoposti ad analisi citologica al fine di individuare anomalie sospette per infezione da HPV. L’esame può essere condotto durante una normale visita ginecologica, dura pochi secondi e in genere comporta un fastidio minimo.
  • Colposcopia: è un esame invasivo, di secondo livello, effettuato dopo positività al Pap-Test. È una metodica di indagine eseguita durante visita ginecologica; per essere effettuata richiede l’utilizzo del colposcopio che consente di visualizzare la cervice uterina e di effettuare la biopsia della regione di interesse. Al fine di individuare il punto esatto in cui effettuare la biopsia, è necessario utilizzare alcuni liquidi da applicare alla cervice (acido acetico o soluzioni iodate).
  • HPV-DNA test: è un esame di laboratorio, molto sensibile (95-100 %), volto alla ricerca del materiale genetico del Papilloma virus e alla sua tipizzazione.

Come si cura?

Talvolta le lesioni da HPV possono guarire spontaneamente senza alcun trattamento. Il trattamento delle lesioni condilomatose si avvale sia di terapia medica, sia di tecniche chirurgiche; entrambi gli approcci sono validi e non presentano differenze in termini di tassi di guarigione e recidive. La scelta del trattamento si basa sulla morfologia, sulla dimensione, sul numero delle lesioni e sulla localizzazione. La prima opzione terapeutica consiste nell’applicazione di agenti citotossici, immunomodulanti o antivirali sulle lesioni. Il trattamento chirurgico è ambulatoriale e comprende diverse tecniche: escissione a lama fredda, laserterapia, diatermocoagulazione, crioterapia e uso di soluzioni caustiche. In caso di diagnosi di tumore della cervice uterina si rimanda all’opportuna sezione (rimandare al link tumore della cervice uterina).

Come si previene l’infezione da Papilloma virus umano (HPV)?

  • Prevenzione primaria: volta ad eliminare i fattori di rischio. È importante utilizzare precauzioni e protezioni durante i rapporti sessuali con partner multipli, ad oggi è disponibile una vaccinazione anti-HPV a partire dai 9-12 anni di età ed è efficace fino ai 26 anni. È necessario seguire alcune norme comportamentali: mantenere i piedi puliti e asciutti, indossare sempre scarpe o ciabattine, evitare di mangiarsi le unghie, evitare rapporti sessuali a rischio, promiscui o occasionali e curare l’igiene personale. Le donne sessualmente attive dovrebbero sottoporsi periodicamente ad una visita ginecologica.
  • Prevenzione secondaria: si basa sulle metodiche di screening precedentemente descritte e destinate alle donne di età compresa tra i 25 e i 65 anni al fine di effettuare una diagnosi precoce di tumori maligni legati all’infezione.

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