Di Chiara Di Lucente

La maggior parte di noi, almeno una volta nella vita, ha sperimentato (o sperimenterà) la lombalgia, un disturbo molto diffuso a livello globale che coinvolge la parte inferiore della schiena. Vediamo di cosa si tratta

Oggi parliamo di uno dei problemi di salute più diffusi a livello globale: la lombalgia, ovvero la comparsa di dolore, tensione muscolare o rigidità alla parte inferiore della schiena, nella parte localizzata tra i margini inferiori delle costole e le pieghe glutee, che può accompagnarsi o meno con dolore alle gambe. Stando alle stime più recenti, la maggior parte delle persone, specie nei paesi industrializzati, ha sperimentato la lombalgia almeno una volta nella vita: questa patologia dimostra di avere un impatto notevole sulla qualità della vita delle persone, sulla loro produttività lavorativa e in generale sulla salute pubblica. La buona notizia è che spesso il mal di schiena, soprattutto se acuto, regredisce in fretta, e in più è possibile attuare comportamenti e stili di vita focalizzati alla sua prevenzione.

Un fenomeno in crescita

Vediamo prima qualche numero: si stima che la prevalenza puntuale (ovvero il rapporto fra il numero di persone malate in una popolazione in un dato momento e il numero totale degli individui della stessa popolazione nel medesimo istante) della lombalgia vari tra 10 e il 12% della popolazione mondiale, quindi circa 800 milioni di persone, con una maggiore prevalenza tra le persone di età pari o superiore a 40 anni e tra le donne; sebbene la prevalenza di lombalgia aumenti con l’aumentare dell’età, la maggior parte delle persone con mal di schiena a livello globale si trova attualmente nella fascia di età 50-54 anni. Se invece si considera la cosiddetta prevalenza una tantum (ovvero il numero complessivo di persone che hanno sperimentato la lombalgia almeno una volta nella vita), il numero sale notevolmente, e varia tra il 40% e il 70%. Ciò vuol dire che la lombalgia è un disturbo davvero comune e che la maggior parte di noi sperimenterà almeno un episodio di mal di schiena durante la vita. Non solo: dal 1990 al 2017 si è registrato un aumento sia del numero di persone che vivono con lombalgia sia della prevalenza di questa patologia in tutte le fasce di età: probabilmente ciò è dovuto in parte all’aumento della popolazione mondiale, che contemporaneamente diventa sempre più anziana, ma potrebbero esserci anche altri fattori che contribuiscono a questo fenomeno.

Anche i numeri relativi alle complicazioni dovute alla lombalgia sono piuttosto eloquenti: questa patologia è ritenuta la principale causa di anni vissuti con disabilità e rimane una significativa preoccupazione per la salute pubblica globale. Si stima, infatti, che poco meno di 1 persona su 3 che vive con mal di schiena cronico abbia sperimentato una sostanziale restrizione della partecipazione al lavoro, alle attività sociali e alle attività di cura di sé per 6 mesi o più. Sebbene meno del 28% delle persone con mal di schiena sviluppi una grave disabilità, si stima che il 77% di tutte le disabilità sia causato da lombalgia.

Classificazioni e cause

Generalmente la lombalgia viene distinta in base alla durata del dolore alla schiena e ai fattori che lo causano. In particolare, si distingue la lombalgia acuta, subacuta e cronica: la prima è caratterizzata da dolore improvviso e intenso nella regione lombare che può durare da alcuni giorni fino a 6 settimane e che colloquialmente prende anche il nome di “colpo della strega”. La lombalgia cosiddetta subacuta, invece, è caratterizzata da un dolore persistente che dura da 6 a 12 settimane; infine, la lombalgia viene definita cronica quando il dolore dura per più di 12 settimane.

Venendo alle cause, la lombalgia è classificata come specifica se il dolore e gli altri sintomi sono causati da meccanismi identificabili, che possono coinvolgere o meno la parte spinale del sistema nervoso, oppure come aspecifica, se il mal di schiena non sembra avere una causa definita. Tra le cause di lombalgia specifica non spinali vi sono le patologie dell’anca, alcune malattie degli organi pelvici (come prostatite ed endometriosi) e vascolari (aneurisma aortico), oppure disturbi sistemici; le cause spinali, invece includono ernia del disco, stenosi spinale, fratture, tumori, infezioni e spondiloartrite assiale. In generale, le due cause più frequenti di lombalgia specifica sono l’ernia del disco e la stenosi spinale. Contrariamente alla lombalgia specifica, la lombalgia aspecifica si sviluppa probabilmente dall’interazione di fattori biologici, psicologici e sociali e rappresenta circa l’80-90% di tutti i casi di lombalgia. Tra i fattori di rischio per un episodio di lombalgia aspecifica vi sono fattori di rischio fisici (come lo stare in piedi o camminare a lungo e sollevare pesi pesanti), stili di vita poco sani (come un’elevata sedentarietà o il fumo) un peso elevato, fattori psicologici (come depressione, ansia o insoddisfazione sul lavoro), assunzione prolungata di farmaci come i corticosteroidi e precedenti episodi di lombalgia.

I sintomi, i trattamenti disponibili e la prevenzione

I sintomi della lombalgia possono variare da persona a persona e includono:

  • dolore nella regione lombare;
  • dolore che si irradia alle gambe;
  • sensazione di debolezza, intorpidimento o formicolio alle gambe;
  • difficoltà a piegarsi o a muoversi;
  • sensazione di rigidità nella schiena;
  • dolore che peggiora con il movimento o dopo aver mantenuto la stessa posizione per un lungo periodo di tempo.

Il mal di schiena può essere trattato in maniera autonoma in molte circostanze, tuttavia, in caso di dolore persistente o preoccupante, è necessario consultare il proprio medico di medicina generale, che valuterà i sintomi e, se necessario, prescriverà ulteriori accertamenti. In generale, comunque, la cura della lombalgia dipende dalla durata e dall’intensità del dolore e dalle necessità individuali. Nel caso di mal di schiena temporaneo, i trattamenti consigliati sono i seguenti:

  • esercizio fisico: a differenza di quanto si pensasse in passato, mantenersi attivi consentirebbe di riprendersi più in fretta dal mal di schiena. Camminare vicino o dentro casa può essere un buon modo per iniziare a fare attività fisica, purché lo si faccia in modo graduale e ci si fermi se il dolore diventa intenso;
  • farmaci: farmaci analgesici come il paracetamolo e antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS) possono aiutare a ridurre il dolore e l’infiammazione associati alla lombalgia. Nonostante molti di questi farmaci siano da banco, prima di assumerli è consigliabile consultarsi con il medico curante che, conoscendo lo stato di salute delle persone che assiste, potrà indicare il medicinale più adatto ad ogni caso. Se il dolore persiste, il medico potrà prescrivere altri medicinali come i miorilassanti;
  • trattamenti con il caldo o il freddo: alcune persone trovano giovamento dall’applicazione di calore o freddo sull’area dolorante, facendo attenzione a non provocarsi bruciature;
  • altri accorgimenti, come modificare la propria posizione durante il sonno, praticare esercizi di rilassamento e avere un atteggiamento positivo.

In caso di mal di schiena cronico, oltre ai trattamenti sopra descritti, potrebbero essere consigliate le seguenti terapie:

  • farmaci: se i medicinali antidolorifici non fossero stati efficaci, potrebbero essere prescritti farmaci antidepressivi triciclici come l’amitriptilina;
  • terapia manuale con manipolazioni, mobilizzazioni e massaggi, effettuati da personale altamente specializzato;
  • agopuntura: pratica eseguita da personale medico in cui aghi sottili vengono inseriti in specifici punti del corpo e che, in alcuni casi, può essere efficace per ridurre il mal di schiena;
  • psicoterapia, in particolar modo la terapia cognitivo-comportamentale può essere utile per diminuire i sintomi associati al dolore cronico e migliorarne la gestione.

Infine, il modo migliore per trattare la lombalgia rimane prevenirla, mantenendo la schiena forte e flessibile e riducendo i fattori di rischio associati a questa patologia, per esempio adottando una postura che non stressi la schiena, sollevando i pesi in maniera corretta, perdendo peso, riducendo le fonti di stress, ansia e tensione e, soprattutto, mantenendosi attivi. In particolare, l’attività fisica è un modo eccellente per prevenire il mal di schiena e ridurre il dolore; in caso di dolore che dura da 6 settimane o più, prima di iniziare l’attività fisica è necessario seguire un programma elaborato dal medico. Per quanto riguarda il tipo di esercizio fisico, si può scegliere quello più adatto ai propri obiettivi e alle proprie esigenze: il cammino o il nuoto, per esempio, sono attività aerobiche che rafforzano i muscoli che sostengono la schiena senza esercitare tensioni o sottoporre la schiena a troppi sforzi; attività come lo yoga e il pilates, invece, migliorano la flessibilità e rafforzano i muscoli della schiena. L’importante è praticare queste attività sotto la guida di un professionista qualificato.

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