Di Chiara Di Lucente

Com’è andato questo 2025? È una domanda che in questi giorni ricorre spesso: la si rivolge ad amici e familiari, oppure la si affronta in solitaria, mentre si tirano le somme e si abbozzano, con maggiore o minore realismo, i buoni propositi per il 2026. La fine dell’anno, del resto, è tradizionalmente il tempo dei bilanci, delle aspettative e delle proiezioni sul futuro. Anche la ricerca scientifica partecipa a questo rituale collettivo. Come ogni dicembre, le prestigiose riviste Science e Nature fanno il punto sull’anno appena trascorso, stilando rispettivamente la classifica delle principali scoperte scientifiche e delle persone che hanno segnato il panorama della scienza. Nel 2025, in ambito medico, non sono mancate scoperte e protagonisti capaci di lasciare il segno (e non parliamo solo di scienziati!). Dalle malattie rare agli xenotrapianti, ecco alcuni dei risultati e delle figure più significative dell’anno.
Nuove terapie per le malattie rare
Un’attenzione particolare è stata dedicata alle terapie per alcune malattie rare, ovvero a quell’insieme di patologie caratterizzate da una bassa prevalenza nella popolazione generale, come la fibrosi cistica, la malattia di Huntington o la malattia di Crohn. Si tratta di condizioni estremamente eterogenee per cause, età di insorgenza, manifestazioni cliniche e decorso, ma accomunate da criticità rilevanti, come la difficoltà di ottenere una diagnosi tempestiva e accurata, la limitata disponibilità di terapie efficaci, l’andamento spesso cronico e invalidante e, più in generale, un impatto molto elevato sul piano individuale, familiare e sociale. Per la maggior parte delle malattie rare, ancora oggi, non esiste una cura risolutiva. Tuttavia, negli ultimi anni sono stati ottenuti progressi sostanziali, a dimostrazione di quanto sia fondamentale continuare a investire nella ricerca. E proprio il 2025 ha segnato alcuni di questi avanzamenti. Partiamo dal caso di KJ Muldoon, un bambino nato nel 2024 a Philadelphia, negli Stati Uniti, con un grave difetto genetico. KJ presentava una mutazione in un gene chiamato CPS1, responsabile della produzione di una proteina fondamentale per il fegato, necessaria a eliminare i metaboliti derivanti dall’ammoniaca. Questi composti, prodotti fisiologicamente dal metabolismo, non possono accumularsi nell’organismo: livelli elevati nel sangue e nel cervello risultano infatti altamente tossici. I bambini affetti da questo tipo di disturbo metabolico devono solitamente seguire una dieta estremamente povera di proteine e, nei casi più gravi, ricorrere a un trapianto di fegato. Nel caso di KJ, però, il decorso è stato diverso, grazie ai progressi nell’applicazione delle terapie geniche basate sul sistema CRISPR-Cas9, che nel 2020 è valso il premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna. CRISPR-Cas9 è un meccanismo di difesa naturale presente in alcuni batteri: quando un batterio viene infettato da un virus, può incorporare frammenti del DNA virale nel proprio genoma e utilizzarli come “memoria” per riconoscere e neutralizzare future infezioni. Questo processo è mediato dalla proteina Cas9, un enzima capace di tagliare il DNA in punti estremamente specifici. Proprio per questa sua precisione, il sistema CRISPR-Cas9 è stato adattato in laboratorio come strumento di modifica genetica, spesso descritto come una sorta di “forbice molecolare”, in grado di individuare un errore puntuale nel genoma, rimuoverlo e sostituirlo con la sequenza corretta. In altri termini, partendo da un meccanismo naturale dei batteri, gli scienziati hanno messo a punto una sorta di editor di bozze genetico che, se si immagina il DNA come un enorme libro contenente il codice della vita, è in grado di individuare e correggere singoli errori di scrittura senza modificare il resto del testo.
Subito dopo la nascita di KJ, i ricercatori hanno sviluppato un editor di base, una variante di CRISPR progettata per correggere il singolo errore sul gene CPS1. Dopo averne testato sicurezza ed efficacia su cellule e modelli animali, il team ha ottenuto l’autorizzazione a trattare il bambino. A febbraio 2025, quando KJ aveva sei mesi, la terapia è stata somministrata tramite un’infusione di nanoparticelle lipidiche, che trasportano le istruzioni genetiche necessarie all’interno delle cellule epatiche. Dopo ulteriori due somministrazioni, a maggio, il bambino era in grado di assumere una maggiore quantità di proteine, stava aumentando di peso e necessitava di meno farmaci per mantenere sotto controllo i livelli di ammoniaca. Al momento, KJ sembra essere completamente guarito dal disturbo.
Per questi risultati, Science ha incluso il caso tra i principali breakthrough scientifici del 2025, mentre Nature ha indicato proprio KJ Muldoon come uno dei protagonisti dell’anno. Come sottolinea Science, i ricercatori stanno ora lavorando per adattare l’editor di base utilizzato nel suo trattamento ad almeno cinque pazienti affetti da disturbi metabolici simili, causati da mutazioni genetiche differenti. Questo approccio potrebbe rendere questo editing genetico applicabile a un numero maggiore di malattie rare, finora considerate intrattabili perché associate a decine o centinaia di mutazioni diverse. Nel 2025, inoltre, un editor di base progettato per correggere un errore genetico comune a più pazienti è stato utilizzato con successo anche negli adulti, riparando per la prima volta un gene epatico. Sempre nell’ambito delle malattie rare e delle terapie innovative, Nature ha indicato tra le protagoniste della scienza del 2025 la neurologa Sarah Tabrizi, dello University College di Londra. Tabrizi e il suo gruppo di ricerca hanno dimostrato l’efficacia di una nuova terapia genica contro la Corea di Huntington, una malattia rara causata da una mutazione genetica che porta a una progressiva degenerazione del cervello. La patologia si manifesta con movimenti involontari, disturbi psichiatrici e cognitivi e un peggioramento costante dei sintomi, che conduce alla perdita di autonomia e, infine, alla morte. La terapia, denominata AMT-130 e sviluppata dall’azienda biotecnologica olandese uniQure, utilizza un virus reso innocuo come vettore per trasportare specifiche sequenze di materiale genetico nelle aree cerebrali colpite dalla malattia di Huntington. Una volta raggiunte le cellule bersaglio, la terapia riduce la produzione della proteina mutante, responsabile della progressiva distruzione dei neuroni. I risultati ottenuti, sottolinea Nature, rappresentano un ulteriore passo avanti nella possibilità di intervenire sulle cause molecolari delle malattie neurodegenerative rare.
Altre scoperte
La scienza del 2025 non è stata segnata soltanto dai progressi nelle terapie geniche e nello studio delle malattie rare. Tra le scoperte più rilevanti dell’anno, Science ha infatti raccontato come le cellule tumorali siano in grado di sfruttare i neuroni per sostenere la propria crescita e diffusione. In particolare, è emerso che le cellule nervose possono trasferire mitocondri alle cellule cancerose. I mitocondri, organelli responsabili della produzione di energia, forniscono così alle cellule tumorali una quota significativa del “carburante” chimico necessario alla loro sopravvivenza e attività metabolica. Da tempo esistevano indizi del ruolo dei nervi nel favorire la progressione tumorale: in diversi modelli sperimentali, la recisione delle connessioni nervose associate ai tumori ne rallenta la crescita o ne provoca addirittura la regressione, alterando al contempo il metabolismo delle cellule cancerose. Per comprendere i meccanismi alla base di questo fenomeno, un gruppo di ricercatori della University of South Alabama, negli Stati Uniti, hanno coltivato insieme cellule tumorali e neuroni, rendendo facilmente individuabili i mitocondri delle cellule nervose. L’osservazione al microscopio ha rivelato che i neuroni trasferivano mitocondri alle cellule tumorali attraverso sottili strutture simili a ponti. Ciò apre la possibilità di sviluppare in futuro strategie terapeutiche mirate a bloccare questi trasferimenti, potenzialmente rallentando la formazione delle metastasi.
Il 2025 ha significato una svolta importante anche nella lotta alla gonorrea, tanto che Science ha incluso lo sviluppo di nuovi antibiotici tra le scoperte più importanti dell’anno. La Food and Drug Administration, l’ente regolatorio statunitense, infatti, quest’anno ha approvato due nuovi antibiotici, la gepotidacina e la zoliflodacina, i primi introdotti da decenni per il trattamento di questa infezione sessualmente trasmissibile, che colpisce oltre 80 milioni di persone ogni anno in tutto il mondo. La gonorrea non provoca solo sintomi fastidiosi come dolore e secrezioni, ma può avere conseguenze serie, tra cui infertilità, aumento del rischio di infezione da HIV e, nei neonati, gravi infezioni agli occhi. Questi nuovi farmaci, che possono essere assunti per via orale, rappresentano un’alternativa ai trattamenti tradizionali, sempre meno efficaci perché il batterio responsabile, Neisseria gonorrhoeae, ha sviluppato resistenze a quasi tutti gli antibiotici finora utilizzati. I risultati degli studi clinici hanno mostrato che entrambi sono efficaci e ben tollerati, offrendo finalmente nuove opzioni terapeutiche. Gli esperti accolgono questi progressi con cauta soddisfazione: si tratta di un passo avanti decisivo, ma non definitivo. Con un batterio così abile ad adattarsi, la ricerca di nuovi antibiotici resta una corsa continua, che non può permettersi di rallentare.
Il 2025 ha segnato importanti avanzamenti anche nel campo dello xenotrapianto, ovvero i trapianti di organi animali negli esseri umani. Per oltre un secolo, limiti della ricerca, dati controversi e una certa riluttanza dal punto di vista dell’opinione pubblica e dei media hanno ostacolato lo sviluppo di questo tipo di trapianti. Eppure, lo xenotrapianto è oggetto di studio da decenni, poiché potrebbe aumentare in modo significativo la disponibilità di organi per un numero crescente di persone in attesa di trapianto, la cui domanda, ricordiamo, è di gran lunga superiore all’offerta. Storicamente, questa strategia è stata limitata da rischi rilevanti, legati soprattutto alla risposta immunitaria del ricevente, che può innescare fenomeni di rigetto spesso difficili da controllare. Negli ultimi anni, grazie ai progressi della biotecnologia, la ricerca sugli xenotrapianti ha conosciuto una nuova spinta: le modificazioni genetiche applicate agli animali donatori consentono infatti di ridurre in maniera sostanziale la risposta immunitaria e il rischio di rigetto, aprendo nuove prospettive per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti trapiantati. E quest’anno la ricerca ha compiuto passi significativi proprio grazie all’impiego di maiali geneticamente modificati, progettati per rendere i loro organi più compatibili con l’organismo umano e meno soggetti al rigetto immunitario. In particolare, l’ottobre del 2025 ha segnato un vero e proprio record per gli xenotrapianti: si tratta di quando un rene di maiale con 69 geni modificati, trapiantato in un uomo del New Hampshire, ha ceduto, dopo aver funzionato per oltre 9 mesi. Si tratta, sottolinea Science, di una durata senza precedenti, superata di poco rispetto al precedente record, stabilito nel 1964 con un rene di scimpanzé, una pratica oggi considerata eticamente inaccettabile. Nello stesso anno, in Cina, un rene di maiale con sole sei modifiche genetiche ha funzionato per un periodo comparabile in una donna. Nonostante questi successi, la comunità scientifica concorda sul fatto che siano necessarie ulteriori modifiche genetiche, ancora da definire, per prolungare la sopravvivenza degli organi trapiantati. Parallelamente, sono in corso ricerche per sviluppare farmaci immunosoppressori più sicuri ed efficaci e per esplorare strategie alternative di tolleranza immunitaria, come il trapianto combinato del timo e del rene di maiale, che potrebbe ridurre o eliminare la necessità di immunosoppressione cronica. Insomma, i progressi del 2025 sembrano aver avvicinato ancora di più lo xenotrapianto a una concreta applicazione clinica.
Fonti:
- https://www.science.org/content/article/breakthrough-2025
- https://www.nature.com/immersive/d41586-025-03848-1/index.html