Di Chiara Di Lucente

“Mi è preso un colpo!” Quante volte avete pronunciato questa frase? Oppure, forse peggio: “che ti prenda un colpo!” Queste locuzioni, entrate nel nostro linguaggio comune, in realtà si riferiscono a una condizione medica potenzialmente molto grave: l’ictus (detto anche colpo apoplettico, accidente cerebrovascolare, attacco cerebrale, o ischemia cerebrale). Il termine ictus, infatti, deriva dal latino e significa proprio “colpo” e indica una condizione medica grave in cui, a causa di un danno o un’ostruzione a un’arteria, l’afflusso di sangue al cervello si riduce o si interrompe, causando la morte delle cellule cerebrali interessate e conseguenze anche molto gravi, fino a essere potenzialmente fatale. Come riporta l’Istituto superiore di sanità, l’ictus è una grave emergenza medica e richiede una cura immediata: un intervento rapido può ridurre al minimo i danni al cervello e le possibili complicazioni. Vediamo insieme quali sono le cause, quali sono i sintomi e come è possibile intervenire per minimizzare i danni derivanti da questa condizione.
Qualche numero, cause e fattori di rischio
Secondo la Società italiana di neurologia, ogni anno circa 15 milioni di persone in tutto il mondo subiscono un ictus. Di queste, 5 milioni purtroppo non sopravvivono e altre 5 milioni rimangono con disabilità permanenti. Questo fa sì che l’ictus sia la seconda causa di morte e la terza causa di disabilità a livello globale. In Europa, la frequenza dell’ictus varia tra 95 e 290 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno, con circa 650.000 decessi annuali attribuiti a questa condizione. Secondo i dati del ministero della Salute, in Italia, l’ictus è la seconda causa di morte dopo le malattie cardiache, rappresentando il 9-10% di tutti i decessi e la principale causa di invalidità. L’ictus colpisce soprattutto le persone oltre i 55 anni, con il rischio che raddoppia ogni dieci anni: il 75% degli ictus si verifica in persone di oltre 65 anni. Tra le persone di età compresa tra 65 e 84 anni, il 6,5% ha avuto un ictus, con una prevalenza più alta negli uomini (7,4%) rispetto alle donne (5,9%). Sebbene sia ancora molto diffuso, diverse stime ci dicono come nei paesi industrializzati l’incidenza dell’ictus è diminuita del 42% negli ultimi 40 anni, grazie ai progressi nel controllo dei fattori di rischio.
A tal proposito, vediamo in maggior dettaglio i fattori di rischio per questa condizione, che a loro volta si dividono in quelli modificabili e non modificabili.
Fattori non modificabili:
- età: come sottolineato dai dati epidemiologici, il rischio di ictus aumenta con l’età, rendendo gli anni che passano un fattore di rischio importante;
- sesso: gli uomini sono più colpiti fino ai 60-70 anni; dopo questa età, il rischio aumenta anche per le donne.
- etnia: le persone afroamericane e ispaniche hanno un rischio di ictus 2-4 volte superiore rispetto ad altre etnie.
- fattori genetici: alcuni geni possono aumentare il rischio di ictus. In particolare, avere una storia familiare di ictus può aumentare il rischio globale di circa il 30%, specialmente se il parente colpito è donna e l’ictus è avvenuto prima dei 65 anni.
Fattori modificabili:
- ipertensione: è il principale fattore di rischio modificabile per l’ictus;
- diabete: raddoppia il rischio di ictus, specialmente nei giovani;
- fibrillazione atriale: questo tipo di aritmia può portare alla formazione di trombi nel cuore, che possono a loro volta causare ictus. La terapia anticoagulante è efficace nella prevenzione dell’ictus in questi pazienti;
- colesterolo: alti livelli di colesterolo LDL aumentano il rischio di ictus ischemico, mentre livelli elevati di colesterolo HDL sembrano avere un effetto protettivo;
- sedentarietà: non fare esercizio fisico regolarmente aumenta il rischio di ictus. L’attività fisica regolare riduce il rischio grazie al controllo della pressione sanguigna e del diabete;
- dieta: un eccesso di sale aumenta il rischio di ictus. La dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura, sembra avere un effetto protettivo.
- alcol: un eccesso nel consumo di alcolici può portare all’aumento della pressione arteriosa e a fibrillazione atriale: entrambi questi fattori possono aumentare il rischio di avere un ictus;
- fumo: fumare sigarette raddoppia il rischio di ictus. Smettere di fumare riduce il rischio significativamente dopo 2-4 anni;
- uso di droghe: sostanze come eroina, cocaina e amfetamine aumentano il rischio di ictus.
Cause, sintomi e diagnosi
Ma per quale motivo si parla di “colpo”? La ragione sta nell’improvvisa e spesso imprevedibile comparsa dei sintomi legati a un deficit delle funzioni cerebrali, che secondo alcune linee guida cliniche, devono comparire per più di 24 ore (mentre secondo altre linee guida possono durare anche di meno, ma dagli esami di imaging devono essere presenti segni di lesioni vascolari indicanti un ictus). Quando il sangue – che trasporta ossigeno e nutrienti preziosi per la sopravvivenza del nostro organismo – non riesce più a irrorare una determinata porzione di cervello, anche se solo per pochi minuti, le cellule contenute in quella porzione vanno incontro a morte. In particolare, vi sono due forme di ictus: la più frequente, l’ictus ischemico (circa 80% dei casi), si verifica quando un coagulo di sangue ostruisce un’arteria che porta sangue al cervello. L’altro tipo di ictus, invece, meno frequente, è chiamato emorragico ed è causato dalla rottura di un’arteria cerebrale. Quando invece l’afflusso di sangue al cervello si interrompe per breve tempo si parla di attacco ischemico transitorio (TIA).
L’ictus può comparire all’improvviso, spesso senza preavviso e senza particolari sintomi, come dolore localizzato o sensazione di malessere. Una persona che si sente bene può quindi improvvisamente manifestare sintomi caratteristici, che possono essere transitori, persistenti o peggiorare con il passare delle ore. A volte, alcuni sintomi possono precedere l’ictus, come una cefalea intensa e improvvisa, ma questi segnali non sono sempre specifici e non garantiscono che un ictus si stia effettivamente per verificare. Dal momento che si tratta di un’emergenza medica, è necessario riconoscere tempestivamente i sintomi di un potenziale ictus, soprattutto nelle persone particolarmente a rischio. Per questo motivo, l’American stroke association ha suggerito un sistema per per riconoscere i primi sintomi di un ictus, riassumibile con l’acronimo ACT FAST (letteralmente dall’inglese, agisci in fretta). In particolare, bisognerebbe prestare particolarmente attenzione a:
- F (face, viso) – un’espressione abbattuta o un sorriso irregolare sul volto di una persona;
- A (arms, braccia) – intorpidimento o debolezza delle braccia, generalmente da un solo lato, chiedendo al paziente di sollevarle;
- S (speech, difficoltà di linguaggio) – discorsi confusi o difficoltà a comprendere il parlato;
- T (time, Tempo) – se si notano questi sintomi, è fondamentale chiamare immediatamente i soccorsi. Il tempo è un fattore cruciale nel trattamento dell’ictus.
Gli ulteriori sintomi di ictus a cui prestare attenzione sono:
- Torpore improvviso
- Confusione improvvisa
- Problemi improvvisi legati alla visione
- Improvvisi problemi a camminare
- Mal di testa forte e improvviso
Il riconoscimento di questi sintomi può portare a una diagnosi tempestiva di ictus, che, a seconda dei casi, può includere uno o più dei seguenti esami:
- Tomografia computerizzata (TC): questo esame aiuta a determinare se l’ictus è ischemico o emorragico e a valutare l’ampiezza e la posizione del danno;
- Risonanza magnetica nucleare: usa le proprietà dei campi magnetici per ottenere immagini dettagliate del cervello ed è particolarmente utile per identificare aree più piccole colpite o nei casi di attacco ischemico transitorio;
- Esame della deglutizione: verifica se ci sono problemi nella capacità di deglutire, fondamentale per evitare ulteriori complicanze;
- Ecodoppler carotideo: esame che utilizza ultrasuoni per rilevare ostruzioni o restringimenti nelle arterie carotidi, responsabili di irrrorare il cervello, per identificare la causa dell’ictus;
- Ecocardiograma: esame che serve a rilevare eventuali problemi cardiaci che potrebbero aver contribuito all’ictus.
Questi esami aiutano a stabilire il tipo di ictus e, di conseguenza, a pianificare il trattamento più adeguato.
Trattamento, riabilitazione e prevenzione secondaria
Come abbiamo visto, quindi, un intervento tempestivo e adeguato è cruciale per salvare vite e ridurre le disabilità a lungo termine causate da questa condizione. Il trattamento varia a seconda del tipo di ictus e può includere farmaci e, in alcuni casi, interventi chirurgici. Inoltre, il ricovero in Unità Neurovascolari (le cosiddette Stroke Unit) in fase acuta migliora significativamente la prognosi dei pazienti, consentendo una diagnosi accurata e l’implementazione di misure preventive appropriate senza, al tempo stesso, la necessità di estendere i tempi di ospedalizzazione.
Per l‘ictus ischemico, il trattamento principale è la trombolisi, che prevede la somministrazione di farmaci detti fibrinolitici per sciogliere i coaguli e ripristinare il flusso sanguigno al cervello. Questa terapia deve essere somministrata entro quattro ore e mezzo dall’insorgenza dei sintomi e richiede conferma tramite TAC o risonanza magnetica che si tratti di un ictus ischemico e non emorragico. Farmaci anti-aggreganti come l’aspirina e anticoagulanti orali come rivaroxaban e dabigatran sono usati per prevenire nuovi coaguli. Inoltre, possono essere prescritti farmaci per controllare la pressione arteriosa e i livelli di colesterolo nel sangue. In caso di grave stenosi carotidea, può essere necessario un intervento chirurgico chiamato endarterectomia carotidea per rimuovere le placche dalla carotide. Quando si tratta di ictus emorragico, il trattamento dipende dalla causa dell’emorragia. Per le emorragie dovute all’ipertensione, è cruciale innanzitutto abbassare rapidamente, mediante la somministrazione di farmaci, la pressione arteriosa sotto i 140 mmHg. Inoltre, si possono usare farmaci per ridurre l’edema cerebrale creatosi e, se necessario, si potrebbe dover rimuovere l’ematoma attraverso un intervento neurochirurgico. Se l’emorragia è causata dalla rottura di aneurismi o malformazioni vascolari, è essenziale intervenire chirurgicamente o con tecniche endovascolari per evitare il rischio di ulteriori sanguinamenti, soprattutto nelle prime 48 ore dopo l’evento. Inoltre, per entrambi i tipi di ictus, sono previste cure di supporto come la nutrizione e l’idratazione, spesso tramite un sondino naso-gastrico in caso di difficoltà a deglutire, e la somministrazione di nutrienti e liquidi per via endovenosa se necessario. In caso di bassi livelli di ossigeno, l’ossigeno può essere fornito tramite tubicini nasali o mascherina.
La riabilitazione, essenziale per recuperare movimento e funzioni cognitive, inizia nella fase acuta all’interno della Stroke-Unit e può proseguire in reparti di neuro-riabilitazione o, se il paziente è autonomo, in ambulatorio o a domicilio. Gli obiettivi della riabilitazione includono ripristinare capacità fisiche e cognitive, aiutare nella gestione delle attività quotidiane, supportare nella convivenza con disabilità permanenti, suggerire modifiche allo stile di vita e all’ambiente e prevenire complicanze fisiche, psicologiche e sociali. Le approcci riabilitativi comprendono fisioterapia per migliorare la motilità, logopedia e riabilitazione neuro-psicologica per disturbi del linguaggio, e terapia occupazionale per migliorare le capacità nella vita quotidiana. La durata della riabilitazione varia e può estendersi per settimane, mesi o oltre un anno. Per prevenire futuri ictus, infine, è fondamentale gestire e minimizzare i fattori di rischio modificabili, come quelli legati allo stile di vitaa e, se necessario, con l’uso di farmaci, per tenere sotto controllo la pressione arteriosa e prevenire la formazione di coaguli. Infine, tutti i pazienti che hanno avuto un ictus devono essere seguiti attentamente attraverso controlli clinici e strumentali regolari per monitorare la loro condizione neurologica e cardiovascolare.
Fonti:
- https://www.neuro.it/web/eventi/NEURO/patologia.cfm?p=ictus
- https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/i/ictus
- https://www.aliceitalia.org/approfondimenti/cosa-%C3%A8-lictus/
- Khaku AS, Tadi P. Cerebrovascular Disease. [Updated 2023 Aug 7]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024 Jan-. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK430927/
- Murphy SJ, Werring DJ. Stroke: causes and clinical features. Medicine (Abingdon). 2020 Sep;48(9):561-566. doi: 10.1016/j.mpmed.2020.06.002. Epub 2020 Aug 6. PMID: 32837228; PMCID: PMC7409792.