Di Chiara Di Lucente

incontri pungenti

Nella celebre sitcom Friends, il primo episodio della quarta stagione (“The one with the Jellyfish”, tradotto in italiano come “Monica e la medusa”) si svolge a Montauk, una località balneare nei pressi di New York. Buona parte della trama si concentra sulla dolorosissima puntura di medusa presa da Monica a una gamba, lasciando Joey e Chandler a gestire l’emergenza. Dopo svariati tentativi infruttuosi, Joey, forte di un documentario visto su Discovery Channel, riesce a convincere gli altri che la soluzione più sensata sia… urinarci sopra! Al di là della comicità della sitcom, questa situazione ci ricorda una realtà molto comune: con l’arrivo dell’estate, delle vacanze e delle giornate all’aperto  (che sia per un’escursione in montagna, una grigliata in campagna o un fine settimana al mare) passiamo molto più tempo a contatto con la natura. Questo aumento delle attività all’aria aperta porta con sé anche un rischio maggiore di fare incontri ravvicinati e decisamente “pungenti” con insetti o creature marine. Ma quali sono i pericoli più comuni in cui possiamo imbatterci, perché il nostro organismo scatena queste reazioni e come bisogna intervenire? Ma soprattutto: il rimedio di Joey per la puntura di medusa era scientificamente valido? Scopriamolo insieme in questo articolo!

I rischi, al mare e non solo

Immaginate la scena: uscite dall’acqua dopo un bagno rigenerante e all’improvviso venite travolti da una fitta acuta e quasi insopportabile. Siete appena entrati in contatto con una medusa! O ancora, state passeggiando sul bagnasciuga con l’acqua che vi bagna appena i polpacci e sentite un dolore lancinante sotto la pianta del piede: quasi sicuramente avete calpestato una tracina. Il mare, infatti, per quanto rilassante può nascondere alcune insidie. Partiamo dalle meduse. Appartenenti al phylum Cnidaria, le meduse sono organismi invertebrati semplici. Sebbene suscitino sempre un certo timore nei bagnanti, le meduse non sono affatto animali aggressivi: il loro contatto “pungente” costituisce una reazione difensiva del tutto involontaria che si verifica quando si urtano accidentalmente i loro tentacoli. Su di essi, infatti, sono presenti cellule specializzate (cnidociti) contenenti filamenti urticanti (nematocisti) e minuscole spine a pressione (spicole); al momento dell’impatto, queste strutture aderiscono alla cute e secernono sostanze che causano bruciore e dolore immediati.

Come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, questa interazione genera manifestazioni locali come eritema, edema, bruciore intenso e comparsa di vescicole. Per quello che riguarda le meduse presenti nei nostri mari, la sintomatologia derivante dal contatto tende solitamente a risolversi in modo spontaneo nel giro di poche ore. La gravità delle reazioni cutanee è legata a diversi fattori, tra cui la specifica specie di medusa, l’ampiezza della zona colpita, lo stato di salute generale e la suscettibilità individuale di chi vi entra in contatto (bambini e anziani, per esempio, mostrano una maggiore sensibilità). Sebbene si tratti di eventi estremamente rari nelle acque nostrane, le tossine possono talvolta entrare in circolo provocando gravi sintomi sistemici, come dolori muscolari, vomito, visione offuscata o edema polmonare. 

Appartenenti alla famiglia Trachinidae, le tracine popolano principalmente le acque europee, tra cui il Mar Mediterraneo, il Mar Nero, il Mare del Nord e le regioni costiere dell’Oceano Atlantico orientale. Questi pesci vivono esclusivamente in mare, su fondali di tipo sabbioso o fangoso, dove riescono a camuffarsi alla perfezione: per questo è molto difficile accorgersi della loro presenza dalla superficie, persino dove l’acqua è molto bassa. L’insidia maggiore è rappresentata dalle loro spine dorsali, strutture robuste in grado di produrre una sostanza velenosa. Quando il pesce è a riposo, le spine restano abbassate, ma vengono erette istantaneamente se l’animale è intento a cacciare o se si sente minacciato, ad esempio dal passaggio dei bagnanti (per questo motivo le zone del corpo umano più colpite dalle spine della tracina sono in genere i piedi e le mani). L’effetto del veleno causa una fitta dolorosa e immediata, che può irradiarsi lungo tutto l’arto interessato e persistere per diverse ore. Nella zona circostante la puntura si generano solitamente gonfiore e arrossamento, ma l’infezione può anche scatenare sintomi a livello sistemico, quali febbre, nausea e vomito.

Le insidie, però, non arrivano soltanto dall’acqua: che ci si trovi in spiaggia, tra i sentieri di montagna o a fare un picnic in campagna, occorre restare in guardia anche nei confronti di insetti come vespe, api e calabroni, senza però preoccuparsi eccessivamente o farsi prendere dal panico. Come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità, infatti, solitamente le punture causate da questi insetti si risolvono spontaneamente in poche ore o giorni nella maggior parte dei casi, senza comportare particolari pericoli. Di norma, l’effetto immediato è la comparsa sulla pelle di un pomfo rosso e doloroso di circa un centimetro di diametro, che talvolta può provocare anche un forte prurito. Sebbene queste manifestazioni tendano a regredire rapidamente, in alcuni casi possono persistere più a lungo. Esistono poi situazioni in cui si riscontra una lieve reazione allergica: in questi soggetti l’arrossamento, il dolore e il gonfiore si estendono a un’area circostante più vasta, allungando i tempi di guarigione che possono richiedere anche una settimana.

Tuttavia, non vanno sottovalutate le possibili complicazioni. Le lesioni possono talvolta andare incontro a infezione o, nei casi più gravi, scatenare una violenta reazione allergica nota come anafilassi. Questa condizione si manifesta con sintomi sistemici severi (tra cui difficoltà a respirare, vertigini e rigonfiamento delle labbra e del viso) e richiede un intervento medico d’urgenza immediato.

Cosa fare e soprattutto cosa non fare

Ora che sappiamo cosa succede in caso di incontri pungenti, è bene capire cosa fare e invece cosa è una bufala (spoiler: stiamo parlando di Joey e del suo rimedio!). In caso di puntura di medusa, l’Istituto Superiore di Sanità intima di mantenere la calma, uscire dall’acqua se si è vicini alla riva o richiamare l’attenzione dei soccorritori. Una volta fuori, bisogna verificare la presenza di frammenti di tentacoli sulla pelle e rimuoverli senza usare le mani, servendosi per esempio del bordo di una tessera rigida, oppure di una spatola. La zona deve essere risciacquata con acqua di mare: l’acqua dolce potrebbe provocare la rottura delle cellule urticanti ancora intatte e favorire il rilascio di altro veleno. Dopo la rimozione dei residui si possono applicare impacchi freddi, evitando il contatto diretto del ghiaccio con la pelle; un gel astringente al cloruro di alluminio può contribuire a ridurre prurito e irritazione. Nei giorni successivi è bene proteggere la parte dal sole, coprendola o utilizzando una protezione solare molto alta, perché l’esposizione può favorire la comparsa di macchie. È importante non grattare o strofinare la pelle, non toccare i tentacoli a mani nude e non utilizzare sabbia, ammoniaca, urina, alcol o altri rimedi casalinghi. Anche l’aceto va evitato se non si conosce la specie coinvolta. Le creme antistaminiche o cortisoniche, avendo un’azione non immediata, sono generalmente poco utili nella prima fase. In presenza di difficoltà respiratorie, gonfiore o arrossamento diffuso, sudorazione, pallore, mal di testa, nausea, vomito, vertigini o confusione, bisogna chiamare il 112 o recarsi subito al pronto soccorso.

Se invece si viene punti da una tracina, dal momento che il suo veleno è sensibile al calore, si dovrebbe immergere appena possibile la parte colpita dovrebbe in acqua calda, indicativamente tra 37 e 40 °C, facendo attenzione a non provocare ustioni. In mancanza d’acqua, il calore della sabbia può offrire un sollievo temporaneo, purché non sia eccessivamente calda. Vanno invece evitati ghiaccio, acqua fredda, ammoniaca, aceto e rimedi come applicare una sigaretta accesa o urinare sulla ferita. È opportuno rivolgersi a un medico, soprattutto se il dolore è intenso o persistente: il professionista potrà valutare la necessità di trattamenti locali, antibiotici o profilassi antitetanica. Parlando di punture di api, vespe e calabroni, se il pungiglione è rimasto nella pelle, va rimosso delicatamente con un oggetto dal bordo sottile. La zona deve poi essere lavata con acqua e sapone e raffreddata per almeno dieci minuti con un panno freddo o del ghiaccio avvolto in un tessuto. Quando possibile, è utile tenere sollevata la parte interessata per limitare il gonfiore e non grattarla, così da ridurre il rischio di infezioni. Aceto, bicarbonato e altri rimedi tradizionali non hanno dimostrato un’efficacia significativa. Dolore, prurito e gonfiore possono durare alcuni giorni. Se necessario, il farmacista può consigliare antidolorifici, antistaminici o creme cortisoniche. Anche in questo caso, attenzione: se sono presenti difficoltà respiratoria, gonfiore del viso o della gola, sensazione di svenimento o altri sintomi generalizzati, è necessario chiamare immediatamente il 112.

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