Di Chiara Di Lucente

L’elettromiografia è un esame di accertamento che serve a valutare la salute dei muscoli e dei nervi che a loro volta li controllano. Tale procedura, che viene impiegata per la diagnosi di patologie a carico del sistema nervoso periferico e dell’apparato muscolare, si divide generalmente in due parti: l’elettromiografia propriamente detta e l’elettroneurografia, per studiare in dettaglio la conduzione nervosa; questi test possono essere condotti separatamente, ma di solito vengono eseguiti contemporaneamente. Prima di spiegare come avviene e capire a cosa serve l’elettromiografia, è bene fare una breve digressione su come funziona la contrazione muscolare e quello che va a indagare questo esame, cioè il sistema nervoso e i muscoli.
Che cos’è e come funziona l’elettromiografia
Che sia volontario – come per esempio camminare – oppure riflesso – come ritrarre il braccio se la nostra mano tocca un oggetto bollente – perché possiamo compiere un movimento è necessario che alcuni muscoli si contraggano. Ma come avviene questo fenomeno? Prima di tutto, è importante sapere che un muscolo è formato da fasci di fibre muscolari tenute insieme da tessuto connettivo, in cui sono presenti elementi a loro volta costituiti da filamenti di proteine in grado di contrarsi e comunicare strettamente tra loro, detti miofibrille (o fibrocellule); all’interno di una fibra muscolare, le miofibrille sono circondate da un complesso sistema di membrane cellulari, che sono fondamentali per il meccanismo di contrazione. Ma facciamo prima un ulteriore passo indietro: affinché questo processo avvenga e si possano contrarre, le fibre muscolari devono ricevere un segnale dal cervello o dal midollo spinale attraverso i nervi, strutture anatomiche del sistema nervoso periferico che trasportano informazioni da o verso il sistema nervoso centrale. In particolare, le fibre muscolari sono collegate ai cosiddetti nervi motori efferenti, che trasmettono i segnali dal sistema nervoso centrale ai muscoli per generare il movimento; tali nervi si distinguono dai cosiddetti nervi sensoriali o afferenti, che invece inviano informazioni dai muscoli e dai tessuti al cervello e al midollo spinale. I nervi motori efferenti hanno origine in una specifica porzione del midollo spinale, a partire dai motoneuroni alfa, un tipo di neurone che agisce come un interruttore, integrando e processando segnali inibitori ed eccitatori provenienti dal sistema nervoso centrale per determinare se attivare o meno il muscolo. Quando a livello del sistema nervoso centrale viene deciso di generare un movimento, il motoneurone alfa viene stimolato adeguatamente e invia un impulso che provoca la contrazione delle miofibrille all’interno delle fibre muscolari, portando così alla contrazione dell’intero muscolo. Andando più nel dettaglio, questo processo avviene perché il nervo efferente rilascia, a livello della giunzione neuromuscolare (il punto di connessione tra nervo e muscolo), il neurotrasmettitore acetilcolina. Questo si lega ai recettori presenti sulla membrana delle fibre muscolari, il sarcolemma, innescando un meccanismo biochimico che porta alla contrazione muscolare. In particolare, i filamenti proteici che costituiscono le miofibrille scorrono gli uni sugli altri, causando l’accorciamento delle miofibrille, delle fibre muscolari e, di conseguenza, del muscolo stesso. Durante questo processo si genera un campo elettrico che può essere misurato sia all’interno del muscolo che sulla superficie della pelle. In altre parole, i nervi controllano i muscoli inviando segnali elettrici per farli muovere e, quando i muscoli reagiscono a questa stimolazione contraendosi, emettono attività elettrica, che può essere misurata. L’elettromiografia sfrutta la generazione di segnali elettrici durante la contrazione muscolare per studiare l’attività muscolare, mentre la neurografia (o studio della conduzione nervosa) misura la velocità e dell’efficacia della trasmissione dei segnali elettrici lungo i nervi. Come vedremo più avanti, vengono utilizzati degli elettrodi in grado di rilevare i segnali elettrici generati da questi meccanismi, che vengono poi trasformati in grafici, segnalazioni acustiche o valori numerici per consentirne l’interpretazione e lo studio.
A cosa serve e come avviene l’elettromiografia
L’elettromiografia e la neurografia, quindi, sono test che verificano quanto bene funzionano i muscoli e i nervi responsabili di controllarli. In particolare, quindi questi esami sono in grado di rivelare alterazioni del funzionamento dei nervi e dei muscoli o modificazioni della trasmissione dei segnali tra di essi. Non solo: spesso vengono eseguiti insieme, perché dati provenienti da questi due test forniscono informazioni complementari sul sistema nervoso periferico. In particolare, un muscolo sano non dovrebbe emettere alcun segnale elettrico quando non lo si muove, ma se il muscolo è danneggiato, potrebbe mostrare attività elettrica a riposo o attività anomala durante la contrazione. Allo stesso modo, un nervo danneggiato potrebbe mostrare un segnale elettrico di conduzione più lento e debole rispetto alla norma. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, quindi, l’elettromiografia può essere utile per indagare la presenza di malattie del sistema nervoso o neuromuscolari, come la distrofia muscolare, la polimiosite, la miastenia gravis, la sindrome del tunnel carpale, le polineuropatie, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la poliomielite o problematiche come l’ernia del disco nella colonna vertebrale. In particolare, può essere richiesta un’elettromiografia in presenza di segni e sintomi riconducibili a queste malattie, come formicolio, intorpidimento, debolezza muscolare, dolore o crampi muscolari.
Ma come avviene questo esame? Qualora sia necessaria anche una neurografia, essa viene eseguita per prima. Sulla pelle del paziente, in corrispondenza della zona del corpo dove si trovano i nervi da analizzare, vengono applicati degli elettrodi adesivi. Alcuni di questi elettrodi hanno la funzione di generare piccoli impulsi elettrici per stimolare i nervi, mentre altri, posizionati sui muscoli controllati dai nervi in esame, sono in grado di registrare i segnali elettrici. Durante l’esame, gli elettrodi stimolanti inviano un impulso che attiva i nervi sotto analisi, spingendoli a trasmettere un segnale elettrico al muscolo corrispondente; a questo punto, gli altri elettrodi misurano il tempo necessario affinché il muscolo risponda al segnale nervoso. Durante l’esame si può percepire un leggero formicolio o fastidio; la durata del test di conduzione nervosa può variare da 15 minuti a più di un’ora, a seconda di quanti muscoli e nervi devono essere esaminati. Successivamente, può essere eseguita l’elettromiografia, che ha un funzionamento simile. In questo caso l’elettrodo è a forma di ago, ed è collegato a una macchina in grado di captare e rielaborare i segnali elettrici; l’ago, sterile e monouso, viene delicatamente inserito nel muscolo da studiare, in modo che ne possa essere registrata l’attività elettrica a riposo. Successivamente, il paziente contrae il muscolo in cui è inserito l’elettrodo e lo rilascia, in modo che vengano registrate eventuali alterazioni dell’attività elettrica durante la contrazione muscolare. L’ago può causare fastidio o lieve dolore, che scompare quando viene rimosso. L’elettrodo può essere spostato per registrare l’attività di diversi muscoli, mentre un’elettromiografia può durare dai 30 ai 60 minuti. Se i risultati ottenuti da questi esami si discostano dalla norma, potrebbe essere un segno di molte condizioni diverse, a seconda di quali muscoli o nervi sono interessati da tali difformità. Per comprendere meglio i risultati dell’elettromiografia o di uno studio della conduzione nervosa, il medico prenderà in considerazione i sintomi e la storia clinica del paziente, formulando una diagnosi o prescrivendo altri esami.
L’elettromiografia è un esame poco invasivo e sicuro, con un rischio di complicazioni estremamente basso durante o dopo la sua esecuzione. Il rischio di sanguinamento, infezione o danno ai nervi durante l’inserimento degli elettrodi è minimo. Dopo l’esame, i muscoli testati potrebbero risultare doloranti per qualche giorno e si potrebbero formare lividi sulla pelle nei punti di inserimento degli aghi. È importante che chi esegue l’elettromiografia sappia se il paziente ha un pacemaker, assume farmaci anticoagulanti che possono aumentare il rischio di sanguinamento, o è emofilico. Prima dell’esame, si consiglia di evitare l’uso di creme o lozioni che potrebbero interferire con la registrazione dei segnali elettrici.
Fonti:
- https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/e/elettromiografia-esami-di-accertamento
- https://www.sciencedirect.com/topics/computer-science/electromyography
- https://medlineplus.gov/lab-tests/electromyography-emg-and-nerve-conduction-studies/