Di Chiara Di Lucente

Il nostro mondo è in costante accelerazione, tanto che sembra azzardato, in qualsiasi ambito, fare delle previsioni a lungo termine. Eppure, alcuni ricercatori biomedici, nel 2019, hanno ipotizzato come sarà la medicina da qui a 25 anni. E le previsioni già si stanno avverando.

“Dove andiamo?” è da sempre una delle domande esistenziali dell’essere umano.

Il futuro, infatti, genera sentimenti contrastanti: ora di ansia, ora di cieca fiducia, in quanto nessuno sa davvero cosa accadrà nell’immediato, oppure nei prossimi anni.

Questo vale anche per la medicina: chi immaginava, 25 anni fa, che saremmo riusciti a istruire le cellule del sistema immunitario per colpire in maniera specifica le cellule tumorali, o che le persone con un’infezione da Hiv avrebbero avuto un’aspettativa di vita pari alle altre?

Il futuro è imperscrutabile, eppure chi è esperto del proprio campo, vede nella ricerca di oggi le avvisaglie della medicina di domani. Nel 2019 la prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine ha compiuto 25 anni, e, per l’occasione, ha voluto immaginare il futuro della medicina e della ricerca biomedica, chiedendolo a scienziati (e non solo) provenienti dagli ambiti più disparati.

Ci siamo soffermati su alcuni punti di questa riflessione.

P come precisione

P come precisione, ma anche come prevenzione, personalizzazione, predizione, partecipazione: tutte facce della stessa medaglia, o meglio tutte sfaccettature della medicina del domani.

Infatti, se fino a qualche tempo fa, la pratica clinica e la ricerca erano basate esclusivamente sui dati medi relativi alla popolazione generale, le recenti scoperte in ambito molecolare, genetico, metabolico e così via, hanno permesso alla medicina un salto in avanti, diventando quella che viene detta medicina di precisione.

Secondo la Precision Medicine Initiative, infatti, la medicina di precisione è “un approccio emergente per il trattamento e la prevenzione delle malattie che tiene conto della variabilità individuale nei geni, nell’ambiente e nello stile di vita di ogni persona”. Non si tratta più quindi, di diagnosi e terapie basate sulla maggior parte delle persone, ma di una medicina cucita su misura per ogni singolo paziente, sulla base della propria individualità. Questo approccio consentirà a medici e ricercatori di individuare con maggiore precisione le strategie di trattamento e prevenzione più efficaci.

La medicina di precisione rappresenta il futuro, eppure questo concetto fa parte dell’assistenza sanitaria da molti anni.

Per esempio, chi riceve una trasfusione di sangue deve essere compatibile con il donatore: il trattamento sarà quindi personalizzato sulla base delle sue caratteristiche biologiche e molecolari (in questo caso, il gruppo sanguigno). Sebbene oggi si possano trovare degli esempi in diverse aree della medicina, il ruolo della medicina di precisione nell’assistenza sanitaria quotidiana è relativamente limitato: quello che si augurano gli scienziati in un prossimo futuro è che questo approccio si estenda a molte aree della salute e dell’assistenza sanitaria nei prossimi anni.

Esempi sono l’immunoterapia e la tecnologia CAR-T, entrambe utilizzate per il trattamento dei tumori, tecniche innovative che di fatto istruiscono il sistema immunitario del paziente a sconfiggere le cellule tumorali in maniera specifica. Ma il futuro della medicina di precisione riguarda anche la prevenzione: medicina di precisione, infatti, significa anche una migliore capacità di predire e prevenire l’insorgenza di malattie, attraverso l’uso di screening genetici e l’utilizzo di biomarcatori (indicatori biologici utilizzati per misurare lo stato o l’andamento di una malattia). “La speranza per i prossimi 25 anni è che un giorno un singolo esame del sangue possa informare gli individui delle malattie di cui sono a rischio (diabete, cancro, malattie cardiache, ecc.) e che siano disponibili interventi sicuri”, scrive nell’articolo Elizabeth Jaffee, professoressa di oncologia della John Hopkins Medicine School, nel Maryland.

Big data, intelligenza artificiale e tecnologie a servizio della medicina

Lo abbiamo già visto con la digital health: la medicina del domani utilizzerà sempre di più le tecnologie digitali, sia nella ricerca che nella pratica clinica.

Se teleconsulti, utilizzo di app e wearables per monitorare la salute e indirizzare trattamenti in maniera precisa sono già utilizzati nella pratica medica, una vera e propria rivoluzione digitale si cela dietro all’utilizzo di algoritmi e intelligenza artificiale, strumenti utilissimi per avere a che fare con l’incredibile quantità di dati che adesso ci offre la ricerca biomedica.

Se per molti anni, infatti, la biologia e le malattie sono apparse “troppo grandi” per essere affrontate in maniera complessiva (basti pensare all’enorme numero di geni e proteine implicato nelle cosiddette malattie multifattoriali, tra cui i tumori) ora la “grandezza” della biomedicina si trasforma in un vantaggio, perché siamo in grado, da una mole immensa di dati, di estrapolare informazioni sensate.

E lo saremo sempre di più, soprattutto se si investirà nella costruzione di nuove piattaforme sperimentali di dati e algoritmi, oltre alla formazione di partnership in medicina che coinvolga l’interazione tra esperti clinici e matematici, informatici e ingegneri.

Nel 2045, spero che avremo sviluppato un’infrastruttura sanitaria planetaria basata su dati umani profondi, longitudinali e multimodali, idealmente raccolti e accessibili al maggior numero possibile degli oltre 9 miliardi di persone che si prevede abiteranno la Terra. Questa infrastruttura, utilizzando modelli ibridi di intelligenza artificiale, potrebbe fornire una guida personalizzata per la prevenzione e la gestione ottimale delle condizioni mediche, agendo come un coach medico virtuale per i pazienti e una piattaforma per i medici” afferma Eric Topol, vice presidente esecutivo dello Scripps Research Institute.

L’invecchiamento sano

I numeri parlano chiaro: la demografia mondiale sta cambiando in maniera significativa. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, per la prima volta nella storia, il numero di persone di età pari o superiore ai 65 anni è maggiore di quello dei bambini di età inferiore ai 5 anni.

Complici tassi di fertilità in calo e notevoli aumenti in termini di aspettativa di vita, l’invecchiamento della popolazione continuerà ad avanzare in maniera costante: si prevede che le persone di età pari o superiore a 65 anni crescano da circa 524 milioni nel 2010 a quasi 1,5 miliardi nel 2050, con la maggior parte dell’aumento in a carico dei paesi in via di sviluppo.

Se la durata della vita umana si è allungata notevolmente, non si può dire la stessa cosa della durata della vita sana: il periodo della vita in cui una persona vive con disabilità e malattia durante i suoi ultimi anni, infatti, sta crescendo, specialmente nelle donne.

Per questo un punto cardine della medicina del futuro sarà trovare le strategie migliori per un invecchiamento sano: il processo che fa invecchiare le persone è tutt’altro che rigido e precostituito, e già numerose prove suggeriscono che le malattie tipiche della tarda età possono essere combattute.

Come? Prima di tutto, adottando stili di vita salutare, come una buona alimentazione e sufficiente attività fisica, ma questo non basta. “La grande speranza è che tra 25 anni le scienze mediche avranno fatto progressi sufficienti per consentire alle persone di avere una vita più sana e più attiva quasi fino alla loro morte.

In futuro, il targeting diretto dei meccanismi dell’invecchiamento, anche con i farmaci esistenti, rappresenta un’opportunità per ridurre la disabilità e le malattie in età avanzata”, scrive Linda Partridge, professoressa del Max Plank Institute for Biology of Ageing.

Lo spettro delle pandemie

Una catastrofica pandemia globale è uno dei maggiori rischi per l’umanità. Negli ultimi 25 anni, abbiamo visto Sars, Ebola, Zika e altri virus diffondersi inosservati per mesi, portando a emergenze internazionali”, le parole di Pardis Sabeti, professoressa alla Harvard University & Harvard T.H. Chan School of Public Health suonano quasi come un drammatico presagio.

La verità è, però, che una pandemia come quella di Covid-19 era attesa da tempo dalla comunità scientifica: già nel 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità parlava di un’epidemia, detta disease X (malattia X, sconosciuta), che avrebbe sfidato non di poco i sistemi sanitari di tutto il mondo.

Una dei principali candidati secondo gli esperti era proprio una zoonosi, ovvero una malattia trasmessa da un agente patogeno in grado di passare dagli animali agli esseri umani, per esempio un virus, proprio come Sars-Cov-2.

“Ma i progressi in due campi, genomica e scienza dell’informazione, possono trasformare la nostra lotta contro le minacce virali”, continua Sabeti: ed effettivamente è stato così anche con Covid-19.

Sono state implementate le nuove tecnologie di biologia sintetica per ottenere metodi diagnostici più efficaci, e, per la prima volta, sono stati utilizzati strumenti di intelligenza artificiale per tracciare i contagi.

“Nei prossimi 25 anni, lo sviluppo e l’integrazione di questi strumenti in un sistema di allerta precoce integrato nei sistemi sanitari di tutto il mondo potrebbe rivoluzionare il rilevamento e la risposta alle malattie infettive. Ma questo accadrà solo con un impegno da parte della comunità globale”, chiosa la scienziata.