Di Chiara Di Lucente

La cistoscopia è una tecnica endoscopica che utilizza uno strumento chiamato – appunto – cistoscopio per visualizzare l’uretra e le strutture interne dell’apparato urinario. La sua storia comincia almeno due secoli fa: nel 1806, infatti, il chirurgo tedesco Phillip Bozzini inventò il primo strumento per visualizzare l’interno del corpo umano, chiamato Lichtleiter. Questo dispositivo, basato su un sistema di candele e specchi angolati, era progettato inizialmente per ispezionare la faringe, ma fu presto adattato per visualizzare l’interno del pene e dell’uretra. Il pionieristico strumento di Bozzini rappresentò il punto di partenza per lo sviluppo di endoscopi che esplorassero l’apparato urinario maschile e femminile: nel 1878, Maximilian Carl-Friedrich Nitze e Joseph Leiter perfezionarono il primo cistoscopio funzionante. Da quel momento in poi, costanti innovazioni in questo campo hanno portato allo sviluppo degli strumenti che oggi gli urologi usano nella loro normale pratica clinica. La cistoscopia (o cistouretroscopia), infatti, è una delle procedure più comuni eseguite da uno specialista in chirurgia urologica. Esistono varie indicazioni per la cistoscopia: può essere eseguita come una semplice procedura ambulatoriale o come una procedura in sala operatoria con il paziente in anestesia generale e, sebbene sia principalmente un esame diagnostico, la cistoscopia può anche essere utilizzata per alcuni tipi di interventi terapeutici. I rischi e le complicazioni sono generalmente rari, ma vediamo insieme qualche dettaglio in più.
Prima di approfondire come funziona e a cosa serve una cistoscopia, è bene ricordare brevemente come è fatta la porzione di apparato urinario che essa indaga. L’uretra è un tubo sottile che collega la vescica all’esterno, trasportando, durante la minzione, l’urina fuori dal corpo. È rivestita da un particolare tipo di tessuto chiamato epitelio di transizione e contiene fibre muscolari lisce e tessuto connettivo. Negli uomini, l’uretra è lunga circa 20 cm, trasporta sia l’urina che lo sperma e passa attraverso la prostata e il pene, suddividendosi in uretra prostatica, membranosa e spugnosa. Nelle donne, è più corta, circa 3-4 cm, e si apre davanti alla vagina. Due sfinteri, uno interno (muscolo liscio involontario) e uno esterno (muscolo scheletrico volontario), controllano il flusso di urina. Scopo della cistoscopia è visualizzare l’uretra, lo sfintere uretrale, la prostata, la vescica e gli orifizi ureterali, interni ed esterni.
Come si esegue
Si tratta generalmente di una procedura di tipo ambulatoriale, di breve durata (circa cinque minuti), a seconda della facilità con cui può essere raggiunta la vescica e che non richiede l’esecuzione di anestesia generale o locale, di solito è sufficiente utilizzare un gel lubrificante contenente anestetico. In particolare, esistono due principali tipi di cistoscopi:
- flessibili: utilizzati per esplorazioni meno invasive e ambulatoriali;
- rigidi: impiegati in procedure più complesse che richiedono una visione più dettagliata dell’apparato urinario.
In alcuni casi, può essere eseguita contemporaneamente una procedura chiamata ureteroscopia, che utilizza un endoscopio più piccolo per esaminare gli ureteri, i tubi che trasportano l’urina dai reni alla vescica. Prima della cistoscopia, verrà richiesto al paziente di svuotare la vescica e, possibilmente, fornire un campione di urina per escludere infezioni. Ma come avviene questa procedura nel dettaglio?
In caso di cistoscopia con cistoscopio flessibile, al paziente viene chiesto di spogliarsi dalla vita in giù e di sdraiarsi su un lettino. A questo punto, viene applicato un gel anestetico locale per intorpidire l’uretra, in cui viene poi delicatamente inserito un cistoscopio flessibile dotato di telecamera e spinto fino alla vescica. Una soluzione salina viene pompata nella vescica per gonfiarla, facilitando l’osservazione delle strutture interne dell’apparato urinario. Durante l’esame può essere prelevato un campione di cellule per eseguire biopsia, se necessario. Dopo l’esame, il paziente può tornare a casa immediatamente e riprendere le sue normali attività. In caso di esame più invasivo con cistoscopio rigido, il paziente può ricevere un’anestesia generale o spinale per farlo addormentare o intorpidire la metà inferiore del corpo. Un cistoscopio rigido viene inserito nell’uretra fino alla vescica, in maniera simile a quanto accade con il cistoscopio flessibile. Durante questo tipo di esame, possono essere sia prelevati campioni di cellule per un’eventuale biopsia, sia, grazie all’inserzione di micro-strumenti, possono essere eseguiti piccoli interventi chirurgici come l’asportazione di polipi, calcoli e piccoli tumori. L’intera procedura di solito dura circa 30 minuti. Dopo una cistoscopia di questo tipo, il paziente necessita di un periodo di recupero dall’anestesia e può tornare a casa una volta che si è ripreso e è in grado di urinare, anche se è consigliabile essere accompagnati e avere qualcuno con sé per almeno 24 ore. Durante questo periodo, è raccomandato evitare alcol, guida e l’uso di macchinari pesanti. Il recupero post-esame può includere la presenza di una piccola quantità di sangue nelle urine e il dolore durante la minzione per alcuni giorni. Questi sintomi sono generalmente temporanei e possono essere trattati con farmaci da banco come il paracetamolo o l’ibuprofene.
A cosa serve, rischi e complicazioni
La cistoscopia è una procedura diagnostica e terapeutica fondamentale per le condizioni che colpiscono la vescica e l’uretra. I medici possono raccomandarla per diversi motivi:
- Indagare le cause di segni e sintomi come sangue nelle urine, incontinenza, vescica iperattiva e minzione dolorosa. Può anche aiutare a identificare la causa di frequenti infezioni del tratto urinario, anche se – ricordiamo – la cistoscopia non viene eseguita durante un’infezione attiva.
- Diagnosi di malattie della vescica: questo esame permette di diagnosticare condizioni come il cancro alla vescica, calcoli vescicali e infiammazione della vescica (cistite).
- Trattamento di malattie della vescica: durante la procedura possono essere utilizzati strumenti speciali per trattare alcune condizioni. Ad esempio, piccoli tumori della vescica, polipi o calcoli possono essere rimossi con il cistoscopio rigido.
- Diagnosi di prostata ingrossata: la cistoscopia può rivelare restringimenti dell’uretra causati da un’ingrossamento della prostata (iperplasia prostatica benigna).
Le complicazioni legate alla cistoscopia sono generalmente rare ma possono includere: emissione di sangue nelle urine per un breve periodo dopo l’esame; sensazione di urgenza nella minzione; ritenzione di urina; bruciore durante la minzione; aumento della frequenza urinaria. Dopo aver completato l’esame, è consigliabile bere almeno due litri di acqua nel corso della giornata per aiutare a eliminare eventuali irritazioni residue e per ridurre il rischio di infezioni minori.
Fonti:
- https://www.nhs.uk/conditions/cystoscopy/how-its-done
- https://www.mayoclinic.org/tests-procedures/cystoscopy/about/pac-20393694
- https://training.seer.cancer.gov/anatomy/urinary/components/urethra.html
- Engelsgjerd JS, Deibert CM. Cystoscopy. [Updated 2023 Apr 10]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024 Jan-. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK493180/