Di Chiara Di Lucente
artroscopia

L’artroscopia è una procedura chirurgica minimamente invasiva utilizzata per la diagnosi e il trattamento di lesioni e patologie articolari. Attraverso un dispositivo chiamato artroscopio, permette di esaminare l’interno delle articolazioni—come ginocchio, spalla, anca, caviglia—senza ricorrere a interventi tradizionali che prevedono ampie incisioni, noti come artrotomie. Sviluppata a partire dal diciannovesimo secolo e progressivamente perfezionata nel corso dei decenni, oggi questa tecnica consente di individuare eventuali lesioni articolari e, se necessario, trattarle chirurgicamente, con minori rischi di complicanze, ridotto dolore post-operatorio e tempi di recupero più brevi rispetto alla chirurgia tradizionale. Ma in quali casi è consigliata? Come si svolge la procedura? Esistono controindicazioni? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Un po’ di storia

Le origini dell’artroscopia risalirebbero alla seconda metà dell’Ottocento, con l’invenzione dei primi cistoscopi, dispositivi ottici basati su sistemi di specchi e candele per esplorare l’interno dell’apparato urinario. Nel 1878, infatti, Maximilian Carl-Friedrich Nitze e Joseph Leiter perfezionano il primo cistoscopio funzionante, mentre poco tempo dopo Hans Christian Jacobaeus lo adatta per l’indagine delle cavità pleuriche (toracoscopia) e peritoneali (laparoscopia) dell’organismo. Ma è il chirurgo danese Severin Nordentoft a essere considerato pioniere dell’artroscopia. Nel 1912, infatti, al Congresso della società tedesca dei Chirurghi a Berlino, presenta un endoscopio simile a quello di Jacobaeus, per il quale – oltre alla cistoscopia e alla laparoscopia – suggerisce l’uso nell’articolazione del ginocchio, in particolare per la diagnosi precoce delle lesioni meniscali. Battezza la procedura “artroscopia” e offre ai suoi colleghi – come si può leggere ancora oggi negli atti del congresso – una descrizione assolutamente vivida e credibile dello strumento, della sua gestione e della vista della regione anteriore del ginocchio. Con le sue parole e il suo lavoro, il chirurgo sta in realtà tracciando i contorni del futuro della scienza ortopedica, che si realizzerà un secolo più tardi. Dopo l’intuizione di Nordentoft, è il medico giapponese Kenji Takagi il primo ad applicare i principi dell’endoscopia per eseguire un’artroscopia al ginocchio. Contestualmente, Eugen Bircher utilizza un laparoscopio Jacobaeus modificato per visualizzare l’interno dell’articolazione del ginocchio in diciotto suoi pazienti, pubblicando i risultati derivanti da questo lavoro sull’artrite post-traumatica e la diagnosi di patologia meniscale. Da quel momento in poi, la ricerca continua, le tecniche si perfezionano e gli artroscopi, inizialmente strumenti semi-artigianali derivati da altri endoscopi, evolvono fino a diventare strumenti chirurgici a pieno titolo. L’avvento della fibra ottica e delle telecamere in miniatura, infine, negli anni Settanta del secolo scorso, imprime un’ulteriore, notevole, accelerazione notevole in questo campo, sancendo l’inizio di uno sviluppo tecnologico senza precedenti in termini di strumenti, fibra ottica, componente elettronica, laser, che ha ampliato notevolmente la gamma di tecniche e indicazioni disponibili per l’artroscopia. Come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, il continuo avanzamento della strumentazione e l’esperienza maturata stanno contribuendo al progresso delle tecniche chirurgiche artroscopiche, con risultati sempre migliori. 

A cosa serve l’artroscopia

L’artroscopia è una tecnica utilizzata per esplorare e trattare le articolazioni senza dover ricorrere a interventi invasivi. Trova applicazione nello studio e nella terapia di patologie a carico di diverse articolazioni, come ginocchio, caviglia, spalla, anca, gomito e polso. Grazie alla visione dettagliata dell’articolazione, è particolarmente utile per trattare lesioni ai legamenti e altre problematiche articolari, come la rottura del legamento crociato anteriore, con ottimi risultati nella stragrande maggioranza dei casi

In particolare, spesso viene raccomandata un’artroscopia per verificare la causa di sintomi come:

  • Dolore articolare
  • Gonfiore e rigidità
  • Articolazioni bloccate, che si spostano fuori posizione o cedono

Solitamente questa procedura viene eseguita solo se altri tipi di esami, come la radiografia, non hanno rilevato nulla. Inoltre, potrebbe essere prescritta un’artroscopia per verificare il corretto funzionamento di un’articolazione in seguito a un infortunio o per valutare l’andamento di condizioni cliniche degenerative che possono danneggiare le articolazioni nel tempo (come l’osteoartrite).

Durante l’artroscopia, lo specialista può intervenire per correggere gli eventuali danni articolari rilevati dall’esame. Questi interventi aiutano a ripristinare la funzionalità dell’articolazione e a ridurre il dolore associato alle lesioni. Tra le procedure più comuni vi sono:

  • Rimozione delle sezioni danneggiate della cartilagine, il tessuto che riveste la superficie dell’articolazione.
  • Riparazione di lesioni ai legamenti, le strutture che collegano le ossa tra loro.
  • Lavaggio articolare con un liquido sterile per eliminare frammenti di tessuto danneggiato che possono ostacolare il normale movimento.

Come funziona l’artroscopia

L’artroscopia ha una durata variabile tra i 30 minuti e le 2 ore, a seconda della complessità dell’intervento, e può avvenire in anestesia locale o in anestesia generale. Alla base della procedura, come già detto, vi è l’artroscopio, un dispositivo chirurgico consistente in tubicino sottile e flessibile che contiene una serie di lenti, una sorgente luminosa e una telecamera. Grazie a queste componenti, una volta inserito in prossimità dell’articolazione grazie a piccole incisioni di circa 2-3 millimetri, l’artroscopio è in grado di trasmettere le immagini dell’interno dell’articolazione a un monitor ad alta definizione collegato alla telecamera. In questo modo è possibile esaminare con attenzione la zona articolare e visualizzare in dettaglio le strutture interne. Se necessario, quindi, attraverso l’inserimento di strumenti chirurgici attraverso le incisioni artroscopiche, vengono trattate le lesioni individuate, attraverso, per esempio, la rimozione di tessuti danneggiati o la ricostruzione di legamenti. Se il paziente è sveglio, potrebbe percepire una leggera tensione, ma senza dolore. Una volta terminata la procedura, le incisioni vengono chiuse con alcuni punti di sutura. Al termine dell’intervento, il paziente viene trasferito in una sala di risveglio, dove rimane sotto osservazione fino a quando non si sente abbastanza bene per tornare a casa, solitamente entro poche ore. Tuttavia, se l’artroscopia viene effettuata nel pomeriggio e prevede un’anestesia generale, potrebbe essere necessario trascorrere la notte in ospedale per un monitoraggio più attento. Una volta a casa, è necessario un piano di recupero per recuperare la funzionalità dell’articolazione, che, a seconda di vari fattori (come il tipo di articolazione, aver subito un trattamento chirurgico o meno, lo stato di salute del paziente) può durare da qualche settimana a diversi mesi. Questo piano indica quando sarà sicuro tornare al lavoro, riprendere le normali attività, fare esercizio, sollevare pesi, guidare. L’esercizio fisico è una parte essenziale della riabilitazione. Potrebbero essere forniti esercizi da svolgere quotidianamente a casa, mentre in alcuni casi potrà essere consigliato il supporto di un fisioterapista per un recupero ottimale.

Vantaggi, rischi e controindicazioni

L’artroscopia offre numerosi vantaggi rispetto a tecniche chirurgiche tradizionali, riducendo dolore, gonfiore post-operatorio e rischio di complicanze come infezioni e artrofibrosi. Inoltre, consente un recupero più rapido e un ritorno precoce alla riabilitazione, facendo sì che i pazienti possano riprendere più velocemente le loro attività quotidiane. L’ampliamento delle tecniche artroscopiche ha reso possibile il trattamento di lesioni che un tempo avrebbero compromesso la carriera di un atleta, come la rottura del legamento crociato anteriore nei corridori o le lesioni intra-articolari della spalla nei lanciatori. Sebbene queste problematiche possano essere affrontate con chirurgia tradizionale (detta anche “a cielo aperto”), le conseguenze di interventi invasivi potrebbero inficiare un recupero completo della funzionalità. Fermo restando questi vantaggi, l’artroscopia rimane comunque una procedura chirurgica che può comportare alcuni rischi. Altri possibili problemi includono emartrosi, tromboflebiti, lesioni arteriose o nervose, sindrome compartimentale e infezioni. Nei pazienti con patologie metaboliche, come diabete o gotta, o in quelli che assumono steroidi, possono verificarsi complicanze specifiche. 

Fonti: