Di Chiara Di Lucente

aria condizionata

No, io l’aria condizionata la tengo spenta, altrimenti mi fa male”. “Puoi spegnerla, per favore?”. “L’aria condizionata sul treno mi ha fatto venire un bel colpo d’aria!”. Ogni estate (e sempre di più, complice il caldo da record dei cambiamenti climatici) il condizionatore ci accompagna ovunque: a casa, in ufficio, nei negozi, sui mezzi. E altrettanto puntualmente c’è chi si rifiuta di accenderlo, o intima di spegnerlo, per via dei disturbi che sembrerebbe scatenare. Torcicollo, mal di gola, “colpi d’aria”, perfino misteriose polmoniti: la lista degli acciacchi attribuiti all’aria condizionata è lunga. Ma cosa dice davvero la scienza? Come vedremo, la risposta ci obbliga a riformulare la domanda: non tanto “l’aria condizionata fa male”, quanto a quali condizioni può creare problemi e anche cosa succederebbe alla nostra salute senza, mentre le estati diventano sempre più torride. Scopriamolo.

A cosa serve l’aria condizionata

Antonio è un anziano di 82 anni che vive in una casa costruita intorno agli anni Cinquanta, nella zona di Pescara Colli. Antonio non ha mai avuto l’aria condizionata in casa: ai suoi tempi di giorno faceva caldo, sì, ma la sera si alzava una bella brezza e la temperatura non superava i 20-25 gradi, per cui bastava aprire le finestre e far circolare l’aria. Anzi, capitava spesso che, uscendo la sera sul lungomare, sua moglie dovesse mettersi un giacchetto. Per questo in casa non hanno mai montato un condizionatore, nonostante le rimostranze prima dei figli e poi dei nipoti. Nel 2003, una delle prime estati dal caldo davvero record, Francesca – la figlia – li aveva quasi convinti, anche perché Antonio aveva avuto qualche problemino al cuore; ma l’anno dopo l’estate fu più sopportabile, e allora non se ne fece niente. Da qualche anno Antonio è rimasto solo, e l’aria condizionata non l’ha più fatta installare.

La storia di Antonio è inventata, ma, nella sua plausibilità, racconta un problema serio: i rischi del caldo, soprattutto per le persone più fragili. Proprio quell’estate del 2003, infatti, fu una delle più letali mai registrate: in Italia le stime dei decessi in eccesso attribuiti al caldo oscillano tra i circa 4.000 (secondo il Ministero della Salute, riferiti alla quota direttamente imputabile alle ondate di calore) e i circa 18.000 (secondo l’ISTAT, calcolati sull’eccesso di mortalità dell’intera estate rispetto all’anno precedente). Le ondate di calore sono, tra gli eventi climatici, quelle con il più alto impatto sulla mortalità in Europa, e colpiscono soprattutto anziani, persone con malattie croniche cardiovascolari e respiratorie, bambini piccoli. In questo scenario, il raffrescamento degli ambienti rappresenta una vera e propria misura di salute pubblica: per questo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) include l’aria condizionata tra gli strumenti per proteggere la popolazione durante le ondate di calore, accanto a ventilazione, isolamento termico degli edifici, la protezione dalla luce solare e i sistemi di allerta.

Alcuni rischi dell’aria condizionata

Se c’è un pericolo ben documentato legato agli impianti di climatizzazione, è la legionellosi: una forma di polmonite, a volte grave, causata dal batterio Legionella pneumophila. Il batterio prolifera nell’acqua stagnante mantenuta a temperature comprese tipicamente tra i 20 e i 50 gradi, e diventa pericoloso quando l’acqua viene nebulizzata in goccioline abbastanza piccole da essere inalate e raggiungere i polmoni. Qui però bisogna fare una distinzione fondamentale. Come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, i mezzi più rischiosi per la diffusione di legionella, sono i grandi impianti centralizzati dotati di torri evaporative, condensatori evaporativi e umidificatori: sistemi che, per funzionare, nebulizzano l’acqua in particelle più piccole di 5 micrometri, che sono in grado, se trasportano l’agente patogeno, di arrivare più facilmente alle vie basse respiratorie. Sono impianti di strutture ricettive, alberghi, ospedali, centri commerciali, edifici industriali che generalmente formano questo aerosol potenzialmente pericoloso. Il classico split domestico funziona in modo completamente diverso: raffredda l’aria facendola passare su una serpentina fredda, senza nebulizzare acqua. Il rischio Legionella per un condizionatore casalingo, in condizioni normali, è quindi molto basso. La prevenzione, negli impianti a rischio, si basa su controlli programmati della carica batterica, manutenzione delle batterie e trattamento termico dell’acqua.

C’è un secondo rischio legato alla manutenzione dei sistemi di raffrescamento, ed è quello che probabilmente spiega buona parte dei malesseri estivi attribuiti all’aria condizionata. Negli split domestici, dietro le griglie, infatti, si accumulano polvere, muffe, pollini e altri allergeni: se i filtri non vengono puliti con regolarità, l’apparecchio smette di depurare l’aria e comincia a ridistribuire nell’ambiente ciò che ha raccolto. Per chi soffre di asma, rinite allergica o altre patologie respiratorie, un impianto sporco può peggiorare i sintomi in modo sensibile: naso chiuso, tosse, occhi irritati, respiro affannoso. A questo si aggiunge il fatto che, con le alte temperature estive, magari si aprono di meno le finestre per scongiurare che entri l’aria calda da fuori e questo vuol dire aumentare l’accumulo all’interno delle nostre case di allergeni che possono darci fastidio. Chi lavora in uffici open space climatizzati forse conosce la sensazione: verso metà pomeriggio arrivano mal di testa, occhi secchi, gola irritata, stanchezza, difficoltà di concentrazione, che magicamente svaniscono appena si esce all’aperto. È un fenomeno reale, che è stato studiato e che in letteratura scientifica ha un nome specifico: sick building syndrome, letteralmente la sindrome dell’edificio malato. La ricerca su questo tema è piuttosto ampia, anche se non va in una direzione univoca: sebbene gli studi non siano sempre concordi, l’interpretazione più accreditata di questa sindrome è che il colpevole non sia il “freddo” in sé, bensì la combinazione di aria troppo secca, ricambio insufficiente, filtri mal tenuti e concentrazione di inquinanti interni. La soluzione, di nuovo, sia per gli impianti casalinghi sia per quelli più grandi, è sotto il nostro controllo: pulire o sostituire i filtri secondo le indicazioni del produttore.

I veri costi dell’aria condizionata

Cerchiamo di andare a fondo di altre credenze legate all’aria condizionata: a chi non è capitato di provare contratture nella zona del collo e delle spalle dopo tante ore in un ambiente climatizzato? Passare da un ufficio a 20 gradi a una strada a 35 provoca uno stress termico che il corpo deve compensare, e per alcune persone gli sbalzi bruschi possono tradursi in fastidi come tensioni muscolari, mal di testa o senso di malessere. Il “torcicollo da condizionatore” ha un fondo di verità: un flusso d’aria fredda diretto per ore su collo o spalle, magari mentre si dorme, può favorire una contrattura muscolare. E il famoso “colpo d’aria” che causa raffreddori e influenze? Queste sindromi sono provocate da virus, non dalle correnti d’aria: il freddo non “genera” l’infezione. È vero che d’estate, se siamo in ambienti chiusi, ‘è meno ricircolo d’aria, che può facilitare la circolazione di virus respiratori, e l’aria secca può rendere le mucose leggermente più vulnerabili, ma è un meccanismo indiretto, molto diverso dall’idea che sia lo spiffero a farci ammalare. La raccomandazione pratica delle autorità sanitarie va proprio in questa direzione: evitare differenze troppo marcate rispetto alla temperatura esterna. In generale si suggerisce di non scendere sotto una differenza di circa 5 gradi rispetto all’esterno, mantenendo l’ambiente su valori intorno ai 25-27 gradi, evitare il getto diretto sulle persone e curare il ricambio d’aria.

C’è un ultimo effetto dell’aria condizionata sulla salute che raramente entra nella discussione, ed è forse il più importante nel lungo periodo. Raffreddare gli ambienti consuma molta energia e, dove questa energia arriva da fonti fossili, contribuisce alle emissioni di gas serra che a loro volta alimentano il riscaldamento globale e, quindi, proprio quelle ondate di calore da cui il condizionatore ci protegge. È un cortocircuito paradossale: più fa caldo, più accendiamo l’aria condizionata, più emettiamo, più farà caldo. Non solo: come riporta l’OMS, l’accesso al raffrescamento non è affatto uniforme. Moltissime persone nei paesi in via di sviluppo e le fasce di popolazione a basso reddito nei paesi industrializzati rimangono escluse dall’uso dei condizionatori e degli altri sistemi di raffrescamento degli ambienti. Di conseguenza, i gruppi socioeconomici più fragili si trovano esposti a un rischio di mortalità molto più elevato durante i picchi termici. L’aria condizionata rischia così di esasperare le disuguaglianze sanitarie: il calore e il rumore espulsi all’esterno dagli impianti peggiorano il microclima urbano, danneggiando proprio chi non ha i mezzi per proteggersi. Queste sono argomentazioni sufficienti non per demonizzare l’aria condizionata, ma per usarla con criterio, nelle misure di cui abbiamo parlato finora: temperature non eccessivamente basse, apparecchi efficienti e con una manutenzione costante, buon isolamento degli edifici, e sul piano collettivo una transizione verso energia pulita e città più verdi e ombreggiate. La rivista The Lancet ha inquadrato proprio in questi termini la questione: dalle strategie individuali di raffrescamento fino alle “città verdi”, il modo in cui affrontiamo il caldo è ormai un tema di salute pubblica globale.

Fonti: