Di Chiara Di Lucente

Un’allergia è una condizione in cui si verifica una risposta esagerata dell’organismo a sostanze normalmente innocue, dette allergeni. Ma come avviene una reazione allergica e perché le allergie sono sempre più diffuse?

allergie primaverili

Con l’arrivo della primavera le giornate si allungano, il clima diventa più mite e la natura torna a fiorire. Per molte persone, però, questa stagione non coincide solo con un senso di rinascita dall’inverno, ma anche con la comparsa di fastidi come naso che cola, gonfiore delle vie aeree e, in alcuni casi, sintomi più intensi, come collasso e broncospasmo. In una parola: allergia. Dal punto di vista clinico, l’allergia è una risposta anomala ed eccessiva del sistema immunitario a sostanze normalmente innocue, chiamate allergeni, che accade quando l’organismo riconosce erroneamente come pericolosi elementi come pollini, polvere o alcune proteine alimentari e reagisce di conseguenza. Le allergie possono avere cause e manifestazioni diverse, ma la primavera è senza dubbio uno dei periodi più delicati per chi ne soffre. Vediamo perché questa stagione è così critica e quali accorgimenti possono aiutare a viverla con maggiore serenità.

Cosa sono le allergie e perché sono così diffuse in primavera

Le allergie sono una risposta esagerata e anomala del nostro sistema immunitario verso sostanze presenti nell’ambiente che per la maggior parte delle persone sono del tutto innocue. Questo “corto circuito” immunitario avviene in due fasi: durante la prima esposizione (fase di sensibilizzazione), il corpo identifica la sostanza innocua come un pericolo e produce anticorpi specifici. Nelle esposizioni successive, questi anticorpi riconoscono l’allergene (per esempio, come vedremo più avanti, il polline) e innescano una reazione a catena che libera istamina e altre sostanze chimiche nel corpo. È proprio l’istamina la principale responsabile dei sintomi allergici. Questa molecola, infatti, innesca una serie di effetti fisiologici: provoca vasodilatazione e aumento della permeabilità dei capillari, con conseguente formazione di edema (gonfiore) e aumento della secrezione di muco, induce la contrazione della muscolatura liscia bronchiale, causando broncocostrizione o broncospasmo; inoltre, stimolando le terminazioni nervose, determina prurito. Andando più nel dettaglio, i sintomi delle allergie possono coinvolgere diversi apparati del nostro organismo, spesso contemporaneamente. A livello respiratorio si manifesta la rinite allergica, caratterizzata da naso che cola, starnuti e congestione nasale; quando sono interessate le basse vie aeree, può comparire l’asma, con respiro sibilante, tosse secca e dispnea. Gli occhi possono essere coinvolti con la congiuntivite allergica, che causa arrossamento, lacrimazione e prurito. A livello cutaneo sono frequenti orticaria (ponfi pruriginosi), angioedema (gonfiore profondo, spesso a labbra e palpebre) e dermatite da contatto. Infine, sintomi gastrointestinali come nausea, vomito, crampi addominali e diarrea sono tipici delle reazioni allergiche a cibi o farmaci.

La primavera è il periodo più critico per chi soffre di rinite allergica (la cosiddetta “febbre da fieno”) perché coincide con il picco del ciclo riproduttivo di molte piante. Dietro questa stagione, particolarmente difficile per gli allergici, vi sono diversi fattori, tra cui:

  • Rilascio massiccio di pollini: con l’aumento delle temperature, alberi e piante erbacee fioriscono e rilasciano nell’aria miliardi di piccolissimi granuli di polline necessari per fecondare altre piante della stessa specie. I pollini degli alberi iniziano a diffondersi già tra febbraio e aprile, seguiti immediatamente da quelli delle graminacee (erbe) tra aprile e l’inizio di giugno. Essendo molto leggeri, questi pollini vengono trasportati dal vento per chilometri, finendo facilmente a contatto con gli occhi, il naso e i polmoni delle persone.
  • L’impatto dei cambiamenti climatici: le stagioni dei pollini stanno diventando sempre più lunghe e intense a causa del riscaldamento globale. L’aumento delle temperature anticipa la fioritura degli alberi e allunga il periodo in cui i pollini rimangono nell’aria; secondo alcune stime, nell’arco di pochi decenni la quantità totale di polline rilasciata potrebbe aumentare fino al 200%.
  • L’effetto moltiplicatore dell’inquinamento atmosferico: nelle città, l’inquinamento gioca un ruolo chiave nel peggiorare i sintomi delle allergie primaverili. Sostanze inquinanti, come le particelle di scarico dei motori diesel, si legano ai granuli di polline frantumandoli e rendendoli più piccoli. Questo permette al polline di penetrare molto più in profondità nei polmoni, rendendolo capace di scatenare reazioni allergiche persino in individui che solitamente non ne soffrono.

Tutti questi fattori hanno fatto sì che nei paesi industrializzati, la prevalenza di questa condizione abbia assunto dimensioni epidemiche: i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) indicano che circa una persona su tre è colpita da una forma allergica, con un trend in costante ascesa negli ultimi cinquant’anni

Rimedi e prevenzione

Il trattamento delle allergie dipende dal tipo e dalla gravità dei sintomi e può includere diverse opzioni, dai farmaci più comuni a terapie più mirate. Gli antistaminici sono in genere la prima scelta: agiscono bloccando l’istamina, che, come abbiamo visto, è responsabile del prurito, starnuti e congestione. Oggi si preferiscono quelli di seconda o terza generazione, come loratadina, cetirizina o fexofenadina, perché efficaci ma con minori effetti sedativi rispetto ai farmaci meno innovativi. Quando è necessario controllare meglio l’infiammazione, causata dalla reazione allergica, si ricorre a corticosteroidi, disponibili in diverse formulazioni, come spray nasali, colliri, creme o inalatori per l’asma. I decongestionanti possono invece dare sollievo rapido al naso chiuso, ma vanno usati solo per brevi periodi, perché un utilizzo prolungato può peggiorare i sintomi o causare effetti indesiderati.

Un aspetto spesso sottovalutato è il tempismo: nelle allergie stagionali, iniziare la terapia alcune settimane prima dell’esposizione ai pollini consente di prevenire l’infiammazione, anziché intervenire quando i sintomi sono già comparsi. Nei casi in cui i farmaci non siano sufficienti, è possibile ricorrere all’immunoterapia specifica (il cosiddetto “vaccino antiallergico”), che espone gradualmente l’organismo all’allergene per ridurre la reattività nel tempo e modificare il decorso della malattia. Per le forme più gravi, come l’asma severa o le allergie multiple, possono essere indicati farmaci biologici che agiscono in modo più mirato sui meccanismi alla base della risposta allergica.
Accanto alle terapie, resta centrale la prevenzione, che si basa soprattutto sulla riduzione dell’esposizione agli allergeni. Nel caso delle allergie ai pollini, è utile tenere chiuse le finestre in casa e in auto durante i periodi critici, utilizzare condizionatori o purificatori con filtri adeguati e, una volta rientrati, fare una doccia e cambiare gli abiti per eliminare i residui di polline. Anche evitare di stendere il bucato all’aperto può fare la differenza. Infine, più, in generale, mantenere uno stile di vita equilibrato con sonno adeguato, attività fisica e una buona idratazione contribuisce a ridurre lo stato infiammatorio dell’organismo e a rendere il sistema immunitario meno reattivo agli allergeni.

Fonti: