
Mettiamo la crema solare, indossiamo il cappello, cerchiamo l’ombra nelle ore più calde. Ormai lo sappiamo: specie d’estate, è fondamentale proteggere la nostra pelle dai potenziali effetti nocivi delle radiazioni solari, che aumentano sensibilmente il rischio di danno al DNA, invecchiamento cellulare, e l’insorgenza di tumori della pelle. Eppure, spesso ci si dimentica che non è solo la pelle ad aver bisogno di – è il caso di dirlo – un occhio di riguardo: i danni che il sole può causare agli occhi e al nostro apparato visivo, infatti, sono reali e documentati, con esiti potenzialmente irreversibili, ma in buona parte prevenibili con accorgimenti semplici e alla portata di tutti. Scopriamone di più nell’articolo di oggi.
Facciamo prima un passo indietro. La luce solare è composta da diverse componenti, dette radiazioni: emissioni di energia elettromagnetica provenienti dal Sole, con livelli di energia e lunghezze d’onda diverse. La luce che riusciamo a vedere fa parte del cosiddetto spettro della luce visibile, ma non tutte le radiazioni sono percepibili dai nostri occhi. In particolare, le radiazioni ultraviolette – suddivise in UV-A (315-400 nanometri di lunghezza d’onda), UV-B (280-315 nanometri) e UV-C (100-280 nanometri, bloccate quasi interamente dallo strato di ozono della nostra atmosfera) – sono più energetiche della luce visibile e riescono a penetrare nella pelle, innescando diverse reazioni biologiche a carico delle sue cellule. Gli UV-B tendono a danneggiare direttamente il DNA cellulare, mentre gli UV-A agiscono soprattutto generando stress ossidativo e radicali liberi; in entrambi i casi il risultato può essere lo stesso: danni al tessuto cutaneo che, nel tempo, possono causare infiammazioni e favorire l’insorgenza di tumori della pelle, tra cui melanomi e carcinomi cutanei.
Ma le radiazioni ultraviolette non colpiscono solo la cute: danneggiano anche i tessuti oculari, attraverso gli stessi meccanismi fotochimici. Il percorso delle radiazioni dentro all’occhio non è diretto: cornea e cristallino fungono da filtro, assorbendo la grande maggioranza degli UV-A e UV-B prima che possano raggiungere la retina; solo una frazione minima, circa l’1-2% degli UV-A, arriva fino al fondo dell’occhio. Ma questa caratteristica anatomica, per quanto preziosa, non è sufficiente a proteggere completamente i tessuti degli occhi dall’esposizione prolungata o intensa, e dai conseguenti danni. Il meccanismo prevalente, proprio come per la pelle, è di tipo fotochimico e ossidativo: le radiazioni assorbite dai tessuti innescano la formazione di specie reattive dell’ossigeno, i cosiddetti radicali liberi, che sottopongono le cellule a un forte stress ossidativo. Questo stress provoca danni diretti al DNA cellulare, con mutazioni che alterano il ciclo vitale delle cellule e colpiscono geni importanti come la proteina p53, un regolatore chiave della risposta allo stress cellulare. Cambia anche il comportamento di proteine essenziali per la salute dell’occhio, tra cui quelle legate alla morte cellulare programmata, ai fattori di crescita e alle molecole di adesione. È questo insieme di alterazioni la base biologica di malattie oculari gravi come la cataratta e il pterigio, e il motivo per cui l’esposizione solare non protetta rappresenta un fattore di rischio tutt’altro che trascurabile per la salute dei nostri occhi.
I danni acuti e cronici del Sole agli occhi
Proprio come accade per la pelle, anche gli occhi possono subire danni acuti da esposizione solare intensa e improvvisa. Le due condizioni più note sono la fotocheratite e la retinopatia solare. La prima si tratta sostanzialmente di una scottatura della cornea, la membrana trasparente che riveste la parte anteriore dell’occhio. Si verifica dopo un’esposizione improvvisa e intensa a radiazioni UV (tipicamente in ambienti dove la luce solare è fortemente riflessa, come neve, ghiacciai o acqua) e si manifesta con dolore oculare acuto, lacrimazione, intensa sensibilità alla luce e visione offuscata. È il meccanismo alla base della cosiddetta “cecità da neve”, ben nota a chi frequenta gli ambienti montani, ma può verificarsi anche in spiaggia, in condizioni di forte irraggiamento. La retinopatia solare è invece un danno alla retina, il sottile strato di tessuto nervoso che riveste la parete interna dell’occhio, causato dall’osservazione diretta del Sole o di altre sorgenti di luce molto intense, come un’eclissi solare non osservata con i filtri appropriati. I sintomi possono comparire dopo poche ore dall’esposizione e includono visione offuscata, metamorfopsia (distorsione delle linee rette), scotoma (una macchia cieca nel campo visivo) e fotofobia. Nei casi più gravi, quando il danno alla retina è esteso, può residuare un deficit visivo permanente.
Nonostante i danni acuti possano avere conseguenze anche gravi, nella grande maggioranza dei casi il Sole colpisce gli occhi in modo silenzioso, attraverso un’esposizione cronica i cui danni si accumulano nel corso di anni e decenni. Per capire l’entità complessiva del problema della salute degli occhi a livello globale, è utile guardare i dati dell’OMS: almeno 2,2 miliardi di persone nel mondo hanno una compromissione visiva da vicino o da lontano, e di questi almeno 1 miliardo ha una condizione che avrebbe potuto essere prevenuta o che non è ancora stata trattata. Le principali cause di compromissione visiva includono gli errori refrattivi non corretti (88,4 milioni di persone), la cataratta (94 milioni), la degenerazione maculare legata all’età (8 milioni), il glaucoma (7,7 milioni) e la retinopatia diabetica (3,9 milioni). Tra queste, la cataratta, il pterigio e la degenerazione maculare sono quelle più direttamente associate all’esposizione solare cronica.
Andando nel dettaglio, la cataratta è la condizione in cui si verifica l’opacizzazione progressiva del cristallino, la lente naturale dell’occhio. L’esposizione cronica ai raggi UV-B, che modificano le proteine del cristallino portandole ad aggregarsi e a disperdere la luce, è uno dei fattori di rischio più documentati per il suo sviluppo. Con l’avanzare dell’età la cataratta tende a comparire in quasi tutti, ma il National Eye Institute statunitense indica che l’esposizione solare non protetta ne accelera la comparsa, e che il rischio inizia ad accumularsi fin dall’infanzia, quando il cristallino, più trasparente, lascia passare fino al 10% delle radiazioni UV-A, rispetto all’1-2% degli adulti. Il pterigio è invece una proliferazione anomala di tessuto fibrovascolare a forma di ala che si estende dalla congiuntiva (la membrana che riveste la parte bianca dell’occhio) fino a invadere progressivamente la cornea. È fortemente associato all’esposizione ai raggi UV ed è particolarmente diffuso tra chi trascorre molto tempo all’aperto. Può causare disagio oculare, alterazioni della rifrazione visiva e, nei casi avanzati, arrivare a coprire la pupilla. Simile per meccanismo e fattori di rischio è la pinguecola, un deposito di proteine e grassi nella congiuntiva che, pur non invadendo la cornea, può causare irritazione e interferire con la distribuzione del film lacrimale. La degenerazione maculare legata all’età (AMD) è una malattia degenerativa che colpisce la macula, la zona centrale della retina responsabile della visione nitida e dettagliata. Alcuni studi indicano che l’esposizione prolungata alla luce solare senza protezione aumenti il rischio di svilupparla, con un ruolo particolare attribuito alla componente della luce blu; il legame con gli UV è tuttavia considerato meno definitivo rispetto a quello con la cataratta. L’esposizione prolungata agli UV-B è inoltre considerata la causa principale dei tumori epiteliali della congiuntiva e della cornea, tra cui il carcinoma a cellule squamose. A livello delle palpebre, carcinomi a cellule basali e squamose sono anch’essi correlati al danno solare cumulativo. L’esposizione solare è associata infine alla cheratopatia climatica a goccia, una degenerazione corneale caratterizzata dalla formazione di concrezioni nello strato superficiale della cornea.
Proteggere i nostri occhi, ogni giorno
Proteggere i nostri occhi è importante almeno quanto farlo per la nostra pelle, e un errore comune è credere che essere all’ombra o in una giornata nuvolosa metta al riparo dai danni UV. Non è così: come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, sotto un ombrellone in spiaggia si è comunque raggiunti dai raggi solari riflessi da sabbia e acqua, che possono amplificare significativamente l’esposizione, oltre, in condizioni di particolare irraggiamento, generare danni acuti anche importanti. Analogamente, il National Eye Institute statunitense sottolinea che l’indice UV può essere elevato anche in presenza di nuvole, e che attività come la navigazione, lo sci o semplicemente camminare su superfici riflettenti (asfalto, cemento chiaro) aumentano notevolmente l’esposizione rispetto a quanto si potrebbe intuitivamente pensare. Le buone notizie sono che possiamo proteggere i nostri occhi con piccoli gesti quotidiani:
- Scegliere occhiali da sole che blocchino il 99-100% delle radiazioni UV-A e UV-B, o con classificazione UV400 (questa indicazione deve essere riportata sull’etichetta). Il prezzo non è un indicatore affidabile: occhiali economici con la certificazione adeguata proteggono quanto quelli costosi.
- Preferire montature avvolgenti, che riducono la quantità di luce che entra di lato, dall’alto o dal basso rispetto alle lenti.
- Abbinare un cappello a tesa larga, che riduce la quantità di luce solare diretta e riflessa che raggiunge gli occhi.
- Evitare l’esposizione solare durante le ore centrali della giornata quando il sole è più alto e l’indice UV è al massimo, generalmente tra le 10 e le 16.
- Proteggere anche i bambini, con occhiali certificati UV o, quando non praticabili, con un cappellino a tesa larga.
- Verificare che le lenti a contatto in uso abbiano protezione UV; ma anche in questo caso, integrarle con occhiali da sole protegge la parte dell’occhio non coperta dalla lente.
Fonti:
- Chawda D., Shinde P. (2022). “Effects of solar radiation on the eyes”. Cureus, 14(10)
- Lee J. et al. (2021). “Sunlight exposure and eye disorders in an economically active population”. Annals of Occupational and Environmental Medicine, 33, e24
- NEI (National Eye Institute, NIH), “Protecting your eyes from the sun’s UV light” https://www.nei.nih.gov/research-and-training/research-news/protecting-your-eyes-suns-uv-light
- OMS, fact sheet “Blindness and vision impairment” https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/blindness-and-visual-impairment
- Cleveland Clinic, “Solar Retinopathy” https://my.clevelandclinic.org/health/diseases/solar-retinopathy
- ISS (Istituto Superiore di Sanità), “Sotto l’ombrellone non serve la crema solare” https://www.issalute.it/index.php/falsi-miti/916-sotto-l-ombrellone-non-serve-la-crema-solare