salute orale

Se si parla di salute orale, il primo pensiero forse è legato esclusivamente ai denti: le carie da evitare, lo smalto da proteggere, gli accorgimenti da adottare per un sorriso più bianco e dritto. Tutto giusto, ma quello che spesso ci si dimentica, però, è che la bocca non è un distretto isolato del nostro corpo, ma la porta d’ingresso dell’apparato digestivo e respiratorio. E quando il suo equilibrio si rompe, le conseguenze possono andare ben oltre un semplice mal di denti o un sorriso non perfetto: prendersi cura del proprio cavo orale ogni giorno significa proteggere un equilibrio che riguarda tutto l’organismo, e la nostra salute a 360 gradi. Scopriamone di più nell’articolo di oggi, interamente dedicato a questo argomento.

Partiamo dalle basi: secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute orale è la condizione della bocca, dei denti e delle strutture del volto che permette di svolgere funzioni essenziali come mangiare, respirare e parlare, e che comprende anche un’importante dimensione psicosociale, come per esempio la possibilità di sorridere, socializzare e vivere la propria vita quotidiana senza dolore, disagio o imbarazzo. La salute orale è un concetto che cambia nel corso della vita, dall’infanzia alla vecchiaia, e che è parte integrante dello stato di salute generale di una persona, non un suo accessorio. Per capire meglio l’importanza di questo distretto, vale la pena approfondire brevemente come è fatto. La cavità orale è la prima porzione dell’apparato digerente ed è condivisa, in parte, anche dall’apparato respiratorio: l’aria, infatti, può essere inspirata ed espirata anche attraverso la bocca, non solo attraverso il naso. Pur essendo un distretto di dimensioni contenute, si tratta di una struttura complessa, formata da elementi anatomici distinti che lavorano in stretta collaborazione e percorsa da una rete fitta di nervi e vasi sanguigni, indispensabile per sostenere le sue molte funzioni. È delimitata, all’esterno, dalle labbra, e si divide in due regioni: il vestibolo, lo spazio compreso tra guance, denti e labbra, e la cavità orale propriamente detta, occupata in gran parte dalla lingua. Quest’ultima è racchiusa, anteriormente e lateralmente, dai processi alveolari che alloggiano i denti, mentre posteriormente confina con l’istmo delle fauci, il passaggio verso la faringe: il canale muscolare che convoglia il bolo alimentare verso l’esofago e l’aria verso la laringe e la trachea, mettendo così in comunicazione la cavità orale con l’apparato digerente e con quello respiratorio. Il tetto della cavità è formato, nella parte anteriore, dal palato duro e, in quella posteriore, dal palato molle, da cui pende l’ugola; il pavimento è invece costituito dai muscoli miloioidei. A rivestire l’intera cavità è la mucosa orale, composta da un tessuto chiamato epitelio squamoso stratificato, mentre alcune ghiandole salivari (tra cui le parotidi, le sottomandibolari e le sottolinguali) secernono la saliva, il fluido viscoso che la lubrifica e la mantiene umida.

La bocca non si limita a raccogliere cibo e acqua: è anche il punto di partenza della digestione, il principale organo coinvolto nella produzione del linguaggio e, lo abbiamo già detto, una via fondamentale per la respirazione. I denti, forse le strutture più riconoscibili della cavità orale, hanno il compito di lacerare e triturare il cibo riducendolo in pezzi sufficientemente piccoli da poter essere digeriti. La lingua, comprimendolo contro il palato, contribuisce a formare il bolo alimentare, che viene poi deglutito e avviato verso l’esofago. Sulla sua superficie dorsale, la lingua ospita inoltre le papille che permettono di percepire i sapori, ed è il principale organo articolatore del linguaggio: muovendosi contro denti e palato, dà forma ai suoni che compongono le parole. Il palato, infine, separa la cavità orale dalle vie respiratorie nasali, il che ci permette di respirare e di nutrirci, all’occorrenza, anche nello stesso momento.

Le malattie del cavo orale e i fattori di rischio

Ma cosa succede quando questo delicato equilibrio smette di funzionare? Come sottolinea l’OMS, le malattie orali più diffuse comprendono la carie dentale, le parodontopatie (le malattie delle gengive), la perdita dei denti, i tumori del cavo orale, i traumi oro-dentali, il noma e alcune malformazioni congenite come labbro e palato leporino. Si tratta, nel complesso, di uno dei gruppi di patologie più diffusi al mondo: secondo le stime dell’OMS riguardano oggi circa 3,5 miliardi di persone.

Carie e parodontopatie condividono un punto di partenza comune: l’accumulo di placca batterica sui denti. La bocca, come il resto del corpo, è naturalmente colonizzata da germi nella maggior parte dei casi innocui, che le difese dell’organismo e una buona igiene quotidiana riescono a tenere sotto controllo; quando l’igiene non è adeguata, questi microrganismi possono proliferare in maniera eccessiva. Nella carie, i batteri della placca trasformano gli zuccheri e gli amidi introdotti con l’alimentazione in acidi, che attaccano lo smalto dei denti facendogli perdere minerali; se l’esposizione si ripete nel tempo, lo smalto si indebolisce fino a collassare, formando una cavità. Nelle parodontopatie, è placca non rimossa con regolarità che si indurisce e si trasforma in tartaro: l’infezione che ne consegue colpisce prima le gengive, che si gonfiano, si arrossano e sanguinano facilmente, e nei casi più avanzati può intaccare anche l’osso che sostiene i denti. La perdita dei denti è spesso l’esito finale di queste due condizioni quando non vengono trattate, ma può derivare anche da un trauma: può riguardare un singolo elemento dentale o, nei casi più estesi, l’intera dentatura. Inoltre, se l’infezione gengivale si aggrava, i germi e l’infiammazione che essa produce possono non restare confinati alla bocca, provocando anche conseguenze gravi come: 

  • Endocardite: un’infezione, rara ma potenzialmente fatale, del rivestimento interno delle camere o delle valvole cardiache, che può svilupparsi quando germi provenienti da altre zone del corpo, come la bocca, raggiungono il cuore attraverso il sangue.
  • Malattie cardiovascolari: alcuni studi suggeriscono un possibile legame tra le infiammazioni e le infezioni di origine orale e patologie come l’aterosclerosi e l’ictus.
  • Complicanze in gravidanza: la parodontite è stata associata a parto pretermine e basso peso alla nascita.
  • Polmonite: alcuni germi del cavo orale possono raggiungere i polmoni e contribuire a polmoniti e altre malattie respiratorie.

Per quanto riguarda i tumori del cavo orale, essi colpiscono le strutture della bocca e della parte posteriore della gola; tra i principali fattori di rischio figurano il consumo di tabacco e alcol e l’infezione da papillomavirus umano (HPV). Tra i segnali da non ignorare ci sono lesioni o piccole ulcere che non guariscono, macchie bianche o rosse sulla mucosa, e noduli persistenti. Il noma è invece una malattia gangrenosa, rapida e molto grave, che colpisce la bocca e il volto: riguarda soprattutto bambini tra i 2 e i 6 anni che vivono in condizioni di povertà estrema, malnutrizione e scarso accesso alle cure, e se non trattata in tempo può avere un esito fatale. Labbro leporino e palato leporino, infine, sono malformazioni congenite che si formano nelle prime settimane di gravidanza, quando i tessuti che daranno origine al labbro superiore o al palato non si uniscono completamente; le cause sono una combinazione di fattori genetici e ambientali, e la condizione può comportare difficoltà nell’alimentazione, nel linguaggio e una maggiore predisposizione a infezioni dell’orecchio.

Bisogna tenere a mente, inoltre, un dato interessante: la maggior parte delle patologie orali condivide gli stessi fattori di rischio modificabili delle grandi malattie croniche non trasmissibili come diabete, malattie cardiovascolari, tumori, patologie respiratorie croniche e disturbi legati alla salute mentale. Parliamo, in particolare, di consumo di tabacco, di alcol e di diete ricche di zuccheri liberi, tutti fattori in aumento a livello globale. Il legame tra salute orale e diabete, in particolare, è consolidato e documentato in entrambe le direzioni: la malattia metabolica è associata allo sviluppo e al peggioramento della parodontite, mentre un elevato consumo di zuccheri è collegato non solo all’insorgenza di carie, ma anche a quella di diabete e di altre malattie metaboliche. Anche altre condizioni di salute generale incidono sulla salute della bocca: chi convive con HIV/AIDS presenta più spesso lesioni della mucosa orale; diversi tumori, tra cui quelli del cavo orale, del tratto gastrointestinale, del polmone, della mammella, della prostata e dell’utero, sono stati associati alla malattia parodontale; e nelle persone con Alzheimer la salute orale tende a peggiorare con il progredire della malattia. Anche disturbi del comportamento alimentare, artrite reumatoide e la sindrome di Sjögren, condizione autoimmune che causa secchezza delle fauci, possono intrecciarsi con la salute della bocca. 

Il prezzo di una cattiva salute orale (e cosa possiamo fare per proteggerla)

L’OMS ricorda che, quando la salute orale è compromessa da malattia o trauma, ne risente anche la salute generale: il dolore e il disagio rendono difficile concentrarsi, possono portare ad assentarsi da scuola o dal lavoro e, nei casi più gravi, favorire l’isolamento sociale, oltre ad aumentare le spese sanitarie delle famiglie. A questo si lega un altro aspetto: le diseguaglianze socioeconomiche pesano sulla salute orale ovunque nel mondo, e l’Italia non fa eccezione. Secondo un’indagine ISTAT sul ricorso alle cure odontoiatriche, nel 2013 (l’ultima indagine specifica su questo tema risale a quell’anno) poco più di un terzo della popolazione italiana, il 37,9%, si era rivolto a un dentista o a un ortodontista nei dodici mesi precedenti, in leggero calo rispetto al 39,3% del 2005. Tra chi non si è curato, il 12% della popolazione di 14 anni e più ha dichiarato di aver rinunciato a una visita o a un trattamento odontoiatrico per motivi economici, e in oltre l’85% dei casi la causa indicata è stata proprio quella economica. Il divario territoriale è netto: nel Mezzogiorno solo il 27,7% della popolazione ha avuto accesso a cure odontoiatriche, contro una media nazionale del 37,9%, e la rinuncia per motivi economici sale lì al 14,5%. Conoscere questi numeri, però, non significa rassegnarsi. Se l’accesso alle cure professionali resta diseguale, gran parte della prevenzione quotidiana della salute orale è invece alla portata di tutti, e passa da gesti semplici:

  • Spazzolare i denti almeno due volte al giorno, per due minuti ogni volta, con uno spazzolino a setole morbide e un dentifricio al fluoro, senza trascurare la lingua.
  • Pulire quotidianamente gli spazi tra i denti con filo interdentale, idropulsore o altri strumenti pensati per questo scopo.
  • Seguire un’alimentazione equilibrata, limitando cibi e bevande ricchi di zucchero.
  • Sostituire lo spazzolino ogni tre o quattro mesi, prima se le setole si sfaldano o si aprono.
  • Sottoporsi a una visita dal dentista almeno una volta l’anno per controlli e pulizie professionali; in alcuni casi può essere indicata una frequenza maggiore, o l’intervento di uno specialista delle gengive, il parodontologo.
  • Evitare l’uso di tabacco; anche il consumo di alcol, citato tra i fattori di rischio condivisi con le altre malattie croniche, è bene tenerlo sotto controllo.

Sono raccomandazioni che, prese singolarmente, sembrano decisamente scontate. Eppure, viste nell’insieme, diventano piccoli gesti quotidiani che si inseriscono in una rete di connessioni tra la bocca e il resto dell’organismo, capace di influenzare il cuore, il metabolismo, condizioni patologiche o fisiologiche, la qualità della vita di intere comunità e che, lo abbiamo visto fin dall’inizio, riguardano la nostra salute a 360 gradi.

Fonti: