Di Chiara Di Lucente
dermatite eczema

Prurito, arrossamento, pelle secca o irritata: chi soffre di dermatite conosce bene questi segnali. Ma cosa si intende esattamente con questo termine, che indica la più frequente tra le condizioni della pelle non contagiose? La dermatite non è un’unica malattia, bensì un insieme di condizioni accomunate da uno stato infiammatorio della cute. Spesso si sente parlare anche di eczema: i due termini spesso vengono usati in modo sovrapponibile, ma eczema indica più propriamente le forme infiammatorie caratterizzate da prurito intenso e andamento cronico o recidivante. Le cause possono essere molto diverse: allergie, irritanti esterni, predisposizione genetica, alterazioni della barriera cutanea. I sintomi più comuni includono prurito, arrossamento, secchezza e desquamazione, a cui si aggiungono, in alcuni casi, piccoli rilievi o vescicole. In entrambi i casi, la caratteristica più riconoscibile è il decorso ciclico: periodi di relativa calma che si alternano a fasi di riacutizzazione. In questo articolo vedremo insieme cause, sintomi e strategie di gestione della dermatite.

Esistono molteplici varianti di questa patologia, che si possono dividere in due macro-categorie generali: gli eczemi causati dal contatto con fattori esterni aggressivi, detti esogeni e gli eczemi endogeni, che invece sono indotte dall’organismo, ma possono peggiorare a seconda dell’ambiente. Oltre a questo, le principali differenze tra i vari tipi di eczema riguardano le cause scatenanti, l’aspetto delle lesioni, l’età in cui insorgono e le zone del corpo maggiormente colpite. In particolare, parliamo di eczema atopico (o dermatite atopica) quando parliamo della forma più comune in assoluto, che insorge tipicamente nei bambini, sebbene possa colpire anche adolescenti e adulti. A differenza di altre forme, la dermatite atopica ha una forte componente genetica e fa parte della cosiddetta “triade atopica”, presentandosi spesso in associazione con asma e rinite allergica. Le lesioni colpiscono tipicamente il viso, il collo, il cuoio capelluto, le mani e le pieghe delle articolazioni come gomiti e ginocchia. L’eczema da contatto, invece, si manifesta esclusivamente quando la cute interagisce direttamente con un allergene o una sostanza irritante, come nichel, cromo, formaldeide, detergenti o solventi chimici. Contrariamente alla forma atopica, che ha natura sistemica, questa variante rimane inizialmente localizzata nella zona interessata dal contatto, per poi eventualmente estendersi. Vi è poi l’eczema discoide, facilmente riconoscibile per la caratteristica forma ovale o circolare delle lesioni squamose. Questa tipologia interessa principalmente gli adulti tra i 50 e i 70 anni e si concentra su mani, piedi, avambracci e dorso, risparmiando solitamente il viso. Sebbene l’origine esatta sia ignota, appare fortemente correlata a una severa secchezza cutanea. Eczema seborroico: questa condizione si presenta con chiazze eritematose e squamose ben definite. Tende a colpire le aree del corpo con maggiore densità di ghiandole sebacee, come il cuoio capelluto, le sopracciglia, i lati del naso, le orecchie e la schiena. L’eczema disidrosico interessa in modo specifico le estremità degli arti, manifestandosi con piccole vescicole intensamente pruriginose su palmi, piante dei piedi e negli spazi interdigitali. È frequentemente legato a ipersensibilità ai metalli o iperidrosi. Infine, l’eczema varicoso, a differenza delle altre varianti, è legato a insufficienza circolatoria e si localizza agli arti inferiori, provocando infiammazione e desquamazione in prossimità delle vene varicose.

L’eczema, e in particolare la dermatite atopica, è una patologia molto diffusa nei paesi industrializzati e la sua diffusione è aumentata di 2 o 3 volte negli ultimi decenni. Nello specifico, la malattia colpisce circa il 10% – 30% dei bambini. La forma a esordio precoce è infatti in assoluto il sottotipo più comune: circa il 60% dei casi si manifesta già nel primo anno di vita; comunque sia, la buona notizia è  che circa il 60% di queste forme si risolve entro i 12 anni di età. Nonostante sia meno frequente, l’eczema può comparire in forma tardiva dopo la pubertà: si stima infatti che colpisca tra il 2% e il 10% degli adulti. L’incidenza varia anche in base all’area geografica in cui si vive: risulta infatti maggiore alle latitudini più elevate, un fenomeno che potrebbe essere collegato alla minore esposizione ai raggi solari e ai livelli di umidità più bassi. Nei paesi industrializzati, la sua incidenza ha subito un incremento di ben 2 o 3 volte a partire dagli anni ’70. Uno studio internazionale ha monitorato circa 2 milioni di bambini in 100 nazioni, è emerso come la prevalenza non sia omogenea a livello globale, spaziando da un picco del 22,5% in Ecuador fino a un minimo dello 0,9% registrato in India. In Italia, i dati mostrano una prevalenza dell’8,1% nella popolazione adulta. Va inoltre ricordato che il numero e il tipo di persone colpite possono dipendere dalla variante specifica di dermatite. Ad esempio, l’eczema discoide colpisce in prevalenza una precisa fascia demografica, interessando soprattutto gli adulti in un’età compresa tra i 50 e i 70 anni. Lo studio ha inoltre sottolineato come, in età adulta, la patologia colpisca in misura maggiore il sesso femminile rispetto a quello maschile.

I sintomi e come fare diagnosi della dermatite

Il meccanismo alla base della dermatite è complesso e deriva da un’interazione tra fattori genetici, immunitari e ambientali. I sintomi si manifestano principalmente a causa di due alterazioni fondamentali: il malfunzionamento della barriera cutanea e una risposta immunitaria esagerata. Nelle persone affette da dermatite, la pelle non riesce a espletare a pieno la sua funzione primaria, ovvero quella di fungere da scudo protettivo in modo efficace. Questo è spesso dovuto a mutazioni nel gene della filaggrina, una proteina essenziale per mantenere l’integrità e l’idratazione dell’epidermide. A causa di questa mutazione, unita a una diminuzione dei lipidi naturali della pelle, le cellule cutanee si organizzano in modo disordinato, creando una barriera “permeabile” o difettosa. Questa permeabilità causa un’eccessiva perdita d’acqua, che spiega la caratteristica estrema secchezza della pelle, e permette a sostanze esterne di penetrare facilmente.Quando allergeni (come acari della polvere, pollini o batteri) o sostanze irritanti (come detergenti chimici) penetrano attraverso la barriera cutanea difettosa, il sistema immunitario reagisce in modo sproporzionato. Si innesca una forte risposta infiammatoria che è la causa diretta dei sintomi come arrossamento, gonfiore (edema) e la comparsa di placche, papule o vescicole. L’infiammazione genera un prurito intenso e tutto questo instaura un circolo vizioso: grattandosi, infatti, la persona con dermatite danneggia ulteriormente la barriera cutanea e stimola le cellule della pelle a rilasciare ulteriori molecole che favoriscono l’infiammazione. Questo, ovviamente, oltre a peggiorare lo stato infiammatorio della pelle, peggiora anche i sintomi. I sintomi si manifestano quando fattori scatenanti (come clima freddo e secco, sudore, stress, tessuti ruvidi o saponi aggressivi) innescano o aggravano questa risposta immunitaria su una pelle che è geneticamente meno equipaggiata per difendersi e trattenere l’idratazione.

Nella maggior parte dei casi, non esistono test specifici universali per diagnosticare l’eczema. La diagnosi è infatti prevalentemente clinica e viene effettuata dal medico o dal dermatologo analizzando l’aspetto delle lesioni sulla pelle, valutando lo stato di salute generale e indagando la storia clinica personale e familiare (ad esempio, l’eventuale presenza di parenti con eczema o altre patologie atopiche). La presenza di altre manifestazioni associate, come la cheratosi pilare, può ulteriormente supportare la diagnosi. Tuttavia, per individuare le cause scatenanti o confermare specifici sottotipi di eczema, si ricorre a diversi metodi diagnostici:

  • Patch test: è l’esame principale per diagnosticare la dermatite da contatto. Viene eseguito in ambulatorio applicando sulla pelle, generalmente sulla schiena, dei cerotti contenenti le sostanze da testare, che vengono poi rimossi dopo 48-72 ore. 
  • Test allergologici: per l’eczema atopico, soprattutto nei bambini o nei casi che non rispondono bene alle cure, si possono eseguire test cutanei (come i prick test) o analisi del sangue (es. test immunoenzimatici fluorescenti) per ricercare la presenza di anticorpi specifici contro determinati allergeni. L’effettiva utilità clinica di questi test è però oggetto di dibattito, specialmente per le allergie alimentari, poiché la semplice presenza degli anticorpi non garantisce sempre che quell’allergene sia la vera causa scatenante dei sintomi.
  • Diete di eliminazione e test di provocazione controllata: nei casi in cui si sospetti un’ipersensibilità alimentare che non risponde alle terapie iniziali, si può ricorrere a diete che escludono l’alimento sospetto, seguite da test in cui l’alimento viene reintrodotto in modo controllato (test di provocazione orale) per osservare le reazioni dell’organismo.

Come trattare la dermatite

Sebbene non esista una cura definitiva per la dermatite, sono oggi disponibili numerosi approcci terapeutici volti ad alleviare la sintomatologia, prevenire le fasi di riacutizzazione e migliorare sensibilmente la qualità della vita. Per quanto concerne la gestione quotidiana, il pilastro del trattamento è rappresentato dall’applicazione costante di prodotti idratanti (creme, lozioni o unguenti) almeno due volte al giorno per contrastare l’estrema secchezza cutanea. L’applicazione è consigliata immediatamente dopo un bagno o una doccia tiepida per sigillare l’umidità, privilegiando formulazioni occlusive come gli unguenti. Parallelamente, risulta fondamentale identificare ed evitare il contatto con fattori scatenanti, quali saponi aggressivi, allergeni ambientali (polvere, peli di animali), tessuti ruvidi o sintetici. È inoltre opportuno limitare la durata e la temperatura dei lavaggi, evitando detergenti contenenti tensioattivi schiumogeni irritanti.

Sul piano farmacologico, i corticosteroidi topici rappresentano la terapia di prima linea per gestire tempestivamente le fasi acute. Alternative valide, specialmente per aree sensibili come viso o inguine, sono gli inibitori della calcineurina (tacrolimus e pimecrolimus), che evitano rischi come l’assottigliamento cutaneo legato all’uso prolungato di cortisone. Vi sono poi nuovi agenti topici non steroidei, tra cui gli inibitori della fosfodiesterasi 4 (crisaborolo, roflumilast) e gli inibitori JAK topici (ruxolitinib), efficaci nel modulare l’infiammazione e il prurito. Antistaminici e antibiotici: i primi possono essere utili per mitigare il prurito, mentre i secondi sono indicati qualora insorgano complicanze infettive, frequentemente causate dallo Staphylococcus aureus.

Nelle forme moderate-severe o resistenti ai trattamenti topici, si può ricorrere alla fototerapia (esposizione controllata a raggi UVA o UVB) o alla tecnica dei bendaggi umidi, che favorisce l’idratazione profonda e l’assorbimento dei farmaci. Per sopprimere la risposta immunitaria sistemica, vengono impiegati immunosoppressori orali (ciclosporina, metotrexato, azatioprina), mentre l’uso di cortisonici per via sistemica deve restare limitato a brevi interventi di emergenza per evitare gravi effetti collaterali e fenomeni di “rebound”. Recentemente, la ricerca ha introdotto terapie biologiche mirate (dupilumab, tralokinumab) che bloccano proteine specifiche dell’infiammazione e inibitori JAK orali, offrendo soluzioni d’avanguardia per il controllo della patologia.

Fonti:
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