Di Chiara Di Lucente

“Aprile, dolce dormire!”. Alzi la mano chi, online o nel classico small talk in ufficio, non ha mai sentito parlare di quella tipica stanchezza che sembra colpire tutti, ma proprio tutti, in primavera. O magari siete proprio voi ad aver già cercato rimedi, ricorrendo a integratori o cure ricostituenti. Insomma, la primavera è tradizionalmente associata a un’idea di rinascita; eppure, per molte persone coincide anche con affaticamento, sonnolenza e una generale sensazione di spossatezza. Il fenomeno è così diffuso che, nel linguaggio comune, è stato coniato un termine specifico: spring fatigue, letteralmente “stanchezza primaverile”. Ma quanto c’è di scientificamente fondato in questa condizione? E, se esiste davvero, cosa si può fare per sentirsi meno stanchi con l’arrivo della bella stagione? Lo scopriamo in questo articolo.
Cos’è la stanchezza primaverile e perché se ne parla
Quasi un uomo su quattro e più di una donna su tre: questi sono alcuni dei numeri più citati quando si parla di stanchezza primaverile; secondo un sondaggio dell’istituto Emnid, infatti, il 22% degli uomini e il 39% delle donne dichiara di soffrirne. Con “stanchezza primaverile” (nota anche come spring fatigue, Frühjahrsmüdigkeit nei Paesi di lingua tedesca o vårtrötthet in quelli scandinavi) si indica una percezione soggettiva diffusa di spossatezza, mancanza di energia e letargia che molte persone riferiscono con l’arrivo della primavera. Nonostante la sua popolarità nel senso comune, le evidenze empiriche e gli studi più recenti suggeriscono che non si tratti di una vera e propria sindrome biologica, ma piuttosto di un fenomeno in cui entrano in gioco componenti culturali e psicologiche. Non è ancora chiaro, infatti, se la stanchezza sia effettivamente più intensa in primavera rispetto alle altre stagioni né, più in generale, in che misura vari in relazione alla durata del giorno, un possibile fattore che può avere un ruolo nei sintomi riportati dalle persone quando si parla di spring fatigue. In particolare, uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Basilea ha monitorato 418 partecipanti per un anno intero, raccogliendo dati ogni sei settimane. Sebbene quasi la metà dei partecipanti (il 47%) avesse dichiarato all’inizio dello studio di soffrire di stanchezza primaverile, le misurazioni empiriche non hanno rivelato alcuna variazione nei livelli di affaticamento, sonnolenza diurna, insonnia o qualità del sonno in base alla stagione, al mese o al variare delle ore di luce. I ricercatori hanno sottolineato che, se la stanchezza primaverile fosse un reale fenomeno fisiologico legato all’adattamento del corpo alle giornate che si allungano, i dati avrebbero dovuto mostrarne traccia durante questa fase di transizione, ma non è stato così. Al contrario, i dati cronobiologici suggeriscono che nei mesi invernali si dorme tendenzialmente di più, per cui in primavera dovremmo in realtà sentirci più riposati e in forma.
Ma perché, allora, così tante persone si sentono così a terra con l’arrivo della primavera? Gli scienziati attribuiscono questa percezione a diversi fattori psicologici e sociali. Da un lato, entra in gioco una discrepanza tra aspettative e vissuto: con l’allungarsi delle giornate e il miglioramento del clima, la primavera è associata all’idea di maggiore energia e attività. Quando però il livello di energia soggettivo non è all’altezza di queste aspettative, la “stanchezza primaverile” finisce per offrire una spiegazione immediata, socialmente condivisa e rassicurante. Dall’altro, intervengono meccanismi cognitivi come l’effetto etichetta e il bias di conferma: il fatto che esista un termine culturale ben consolidato porta infatti a prestare più attenzione alla normale stanchezza percepita in questo periodo, etichettandola subito come spring fatigue. Questo, a sua volta, alimenta un circolo in cui la percezione del fenomeno tende a rafforzarsi da sola. A tutto ciò si aggiunge un ulteriore fattore: l’idea della stanchezza primaverile è stata ampiamente sfruttata (e ingigantita) a fini commerciali fin dal secolo scorso. All’inizio del Novecento in Svezia, ad esempio, la “letargia primaverile” (vårtrötthet) divenne un concetto chiave per vendere medicinali e tonici per i nervi, come le pillole Phospho-Energon (a base di estratti di cervello di vitello). Le aziende che producevano questi prodotti facevano leva su argomentazioni pseudoscientifiche senza alcuna base medica, sostenendo che il passaggio dall’inverno alla primavera esaurisse le riserve di ferro e logorasse le terminazioni nervose. Le pubblicità dipingevano la primavera come un periodo di profonda vulnerabilità e spossatezza, convincendo le persone di aver bisogno di assumere pillole per affrontare la bella stagione, contribuendo così a radicare la spring fatigue nella cultura popolare.
Chi può risentire della primavera (davvero)
Sebbene, come abbiamo visto, le recenti ricerche dimostrino che la stanchezza primaverile non sia una sindrome biologica generalizzata, i ricercatori che si occupano di questo fenomeno non escludono che gruppi specifici di persone possano effettivamente subire cali di energia o accusare sintomi legati all’arrivo della primavera. Tra le cause fisiologiche e i fattori scatenanti vi possono essere:
- Allergie: i soggetti che soffrono di rinite allergica e febbre da fieno possono effettivamente sperimentare alterazioni e variazioni nei livelli di stanchezza durante questo periodo.
- Carenze nutrizionali e di vitamine: le persone che arrivano alla fine dell’inverno con livelli ridotti di vitamina D e altri micronutrienti possono avvertire una maggiore spossatezza e affaticamento.
- Passaggio all’ora legale: molti individui accusano una stanchezza rilevante nei giorni immediatamente successivi all’introduzione dell’ora legale (che nel nostro Paese avviene l’ultimo fine settimana di marzo), in quanto questo cambiamento spesso altera i ritmi circadiani e il sonno.
Poiché le ricerche scientifiche più recenti suggeriscono che la stanchezza primaverile sia prevalentemente un fenomeno culturale e psicologico, più che una vera sindrome biologica, i rimedi indicati dagli esperti per contrastare questa sensazione di spossatezza sono semplici, pratici e basati su buone abitudini quotidiane. Per ritrovare energia, i ricercatori raccomandano di:
- Trascorrere il maggior tempo possibile alla luce del sole: l’esposizione alla luce naturale è fondamentale per l’organismo e contribuisce a regolare i ritmi circadiani.
- Mantenersi fisicamente attivi: il movimento e l’attività fisica aiutano a contrastare la letargia e a migliorare i livelli di energia.
- Assicurarsi un sonno adeguato: coltivare buone abitudini di riposo è essenziale, soprattutto nei giorni successivi all’introduzione dell’ora legale, che può temporaneamente ridurre le ore di sonno e mettere sotto stress l’organismo.
Fonti:
- https://www.unibas.ch/en/News-Events/News/Uni-Research/Spring-fatigue-cannot-be-empirically-proven-a-cultural-phenomenon-biological-clock-chronobiology.html
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Xu M, Papatsimpa C, Schlangen L, Linnartz JP. Improving adjustment to daylight saving time transitions with light. Sci Rep. 2024 Jul 1;14(1):15001. doi: 10.1038/s41598-024-65705-x. PMID: 38951618; PMCID: PMC11217455.
- Marshall PS, O’Hara C, Steinberg P. Effects of seasonal allergic rhinitis on fatigue levels and mood. Psychosom Med. 2002 Jul-Aug;64(4):684-91. doi: 10.1097/01.psy.0000021944.35402.44. PMID: 12140359.