Di Chiara Di Lucente

La violenza di genere rappresenta una delle più gravi violazioni dei diritti umani e uno dei principali problemi di salute pubblica a livello globale. Ecco perché è fondamentale, urgente e necessario parlarne e diffondere consapevolezza, anche – e forse soprattutto – da parte di chi si occupa di promuovere la salute per tutte le persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), infatti, la violenza di genere è un fenomeno diffuso, trasversale a tutte le società, capace di compromettere profondamente la salute fisica e psicologica di milioni di donne e ragazze.
Facciamo prima un passo indietro per capire quello di cui stiamo parlando. La violenza di genere comprende tutte le forme di aggressione e discriminazione perpetrate contro una persona in ragione del suo genere. Può assumere la forma di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica e si manifesta tanto negli spazi pubblici quanto in quelli privati. La violenza domestica, in particolare, è una delle più diffuse ed è spesso agita da partner o familiari. Gli atti includono maltrattamenti, molestie, stalking, stupri, fino alle forme più estreme come il femminicidio. A queste si aggiungono pratiche come le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e, più recentemente, forme di violenza digitale: cyberstalking o diffusione non consensuale di materiale intimo o manipolato sono solo degli esempi. Come riporta il sito del Parlamento europeo, i termini “violenza di genere” e “violenza contro le donne” vengono spesso utilizzati come equivalenti, poiché nella maggior parte dei casi la violenza di genere è esercitata da uomini nei confronti delle donne. L’articolo 1 della Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne definisce come “violenza contro le donne” qualsiasi atto basato sul genere che causi o possa causare danno o sofferenza fisica, sessuale o psicologica, comprese le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. La radice di queste violenze, infatti, risiede negli squilibri di potere tra i generi, nelle norme culturali e negli stereotipi sociali che legittimano questi comportamenti lesivi e discriminatori. Oltre agli effetti sulla salute fisica e psicologica, la ricerca scientifica ha iniziato a evidenziare un ulteriore livello di conseguenze, in grado di lasciare un ulteriore segno nelle donne vittime di violenza. Scopriamone di più in questo articolo.
Un’epidemia (troppo) silente
Prima di tutto, è importante definire la portata numerica del fenomeno. Come sottolinea l’Istat, la violenza contro le donne è difficile da misurare, perché in gran parte sommersa e molto spesso consumata all’interno delle mura domestiche: proprio per questo è più complesso denunciarla o anche solo dichiararla. Nonostante ciò, grazie all’Indagine sulla violenza di genere nell’Unione Europea (coordinata da Eurostat, dall’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali e dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere) oggi disponiamo di un quadro quantitativo più preciso rispetto al passato.
L’indagine, condotta tra il 2020 e il 2024 su un campione di 114.023 donne tra i 18 e i 74 anni, rivela dati allarmanti: una donna su tre nell’Unione Europea ha subito violenza di genere dall’età di 15 anni. Il 17% ha subito violenza da un partner intimo, mentre circa il 30% ha sperimentato, nel corso della vita, violenza fisica o minacce e/o violenza sessuale. Entrando maggiormente nel dettaglio, il 13% ha subito violenza fisica o minacce, mentre il 17% ha riportato forme di violenza sessuale. La situazione in Italia non è purtroppo diversa dal contesto europeo. Secondo le più recenti stime Istat, circa 6 milioni e 400mila donne, pari al 31,9% delle italiane tra i 16 e i 75 anni, hanno subito almeno una volta, nella loro vita, violenza fisica o sessuale. Il 18,8% riferisce episodi di violenza fisica, il 23,4% episodi di violenza sessuale; tra queste ultime, il 5,7% ha subìto stupri o tentati stupri.
Per monitorare in modo più sistematico e continuativo questa emergenza, nel 2019 è stata istituita la Banca dati sulla violenza di genere, realizzata grazie alla collaborazione tra Istat e Ministero della Salute, il cui obiettivo è integrare i flussi informativi sanitari per disporre di strumenti affidabili per l’analisi del fenomeno. Questi sistemi, nati con finalità amministrative, si rivelano oggi cruciali per ricostruire le storie sanitarie delle donne e individuare il legame tra la violenza subita e le conseguenze sulla salute. Cosa ci raccontano questi dati? Nel solo 2023 si sono registrati 16.947 accessi al Pronto Soccorso di donne con indicazione di violenza, un dato in crescita del 17,3% rispetto al 2022 e superiore ai livelli pre-pandemici. Le fasce più colpite risultano le donne tra i 18 e i 34 anni, seguite da quelle tra i 35 e i 49. Oltre l’80% dei PS italiani ha attivato percorsi dedicati alle vittime, veri e propri protocolli protetti che garantiscono sicurezza, cura e orientamento ai servizi territoriali. È significativo inoltre che circa il 19% delle donne avvii il proprio percorso di uscita dalla violenza proprio a partire dall’accesso al Pronto Soccorso.
I segni lasciati dalla violenza di genere
La violenza di genere incide profondamente su ogni dimensione della salute delle donne: fisica, sessuale, riproduttiva, mentale e comportamentale. Le sue conseguenze possono manifestarsi in modo immediato e acuto, ma anche essere croniche e durare a lungo, ben oltre l’ultimo episodio di violenza. Come riporta l’Istituto superiore di sanità, le donne che ne sono vittime presentano una prevalenza di problemi sanitari fino a due o tre volte superiore rispetto alla popolazione generale. La violenza può contribuire allo sviluppo precoce di malattie non trasmissibili, aggravare condizioni già esistenti e aumentare in modo significativo il rischio di disturbi psicopatologici. Tra le possibili conseguenze:
- Danni fisici: ferite, lesioni, menomazioni funzionali, fino a disabilità permanenti.
- Comportamenti a rischio: abuso di alcol o droghe, fumo, condotte sessuali a rischio, autolesionismo.
- Conseguenze (psico)somatiche: sindrome del dolore cronico, problematiche gastrointestinali (come colite spastica), infezioni del tratto urinario, difficoltà respiratorie.
- Compromissione della salute riproduttiva: malattia infiammatoria pelvica, malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate, complicazioni gestazionali, aborti spontanei o parto pretermine.
- Conseguenze psicologiche: disturbo da stress post-traumatico, depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno e dell’alimentazione, ideazione suicidaria, calo dell’autostima.
- Morte, come esito tragico e diretto quando la donna viene uccisa dal perpetratore di violenza, oppure come conseguenza tardiva di problemi di salute legati alla violenza, come depressione e rischio suicidario, infezione da HIV, patologie cardiovascolari.
- Riduzione dell’aspettativa di vita; giusto per avere una dimensione numerica, secondo l’OMS, nei Paesi in via di sviluppo, stupri e violenze domestiche rappresentano circa il 5% degli anni di vita in salute persi dalle donne tra i 15 e i 44 anni.
Tuttavia, mentre gli effetti a breve termine sono spesso oggetto di studi epidemiologici, le ripercussioni a lungo termine restano ancora sottovalutate, pur essendo complesse e fortemente invalidanti. Oltre agli effetti fisici e psicologici, la ricerca sta mostrando che la violenza può incidere sul corpo molto più in profondità, arrivando a modificare l’espressione dei geni attraverso meccanismi epigenetici. In particolare, l’epigenetica è quel campo della biologia che studia il modo in cui l’ambiente può modificare il DNA, pur non alterando la sequenza genetica in maniera vera e propria, ma attivando o spegnendo geni anche in maniera permanente. Studi sull’epigenetica sottolineano come alcune di queste modifiche del DNA possono essere anche trasmesse, rendendole molto simili a fattori ereditari. Stress cronico, traumi e condizioni ambientali sfavorevoli possono lasciare tracce epigenetiche persistenti, influenzando salute e vulnerabilità a lungo termine. Questo sembra valere anche per la violenza di genere. In particolare, il progetto pilota “Epigenetics for WomEn – EpiWE”, avviato nel 2016 dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e la Fondazione Cà Granda del Policlinico di Milano, ha evidenziato la presenza di specifici marcatori epigenetici nelle donne sopravvissute alla violenza relazionale o sessuale. In particolare, tre geni coinvolti nella plasticità cerebrale sono risultati ipermetilati nelle donne che presentavano sintomi di PTSD post-violenza, rispetto alla popolazione di controllo. Si tratta di risultati preliminari, ma rappresentano un primo passo fondamentale verso un progetto multicentrico più ampio, con campioni più estesi e la possibilità di tracciare il profilo epigenetico dell’intero genoma.
La violenza di genere è un fenomeno strutturale, con ripercussioni estese e profonde, comprese quelle sulla salute, sia nel breve che nel lungo periodo. Riconoscerla come una violazione dei diritti umani, in linea con quanto sancito dalla Convenzione di Istanbul (2011), è stato un passaggio fondamentale. Ma le risposte a questa realtà devono continuare a evolvere, e devono farlo in un’ottica realmente interdisciplinare. Integrare le scienze sociali con la medicina, la biologia e l’epigenetica significa riconoscere che la violenza di genere lascia tracce nel corpo e nella mente, incide sul presente e può compromettere il futuro biologico e psicologico delle donne. Comprendere queste impronte profonde ci permette non solo di comprendere meglio il fenomeno, ma anche di sviluppare nuovi strumenti per intervenire, prevenire e proteggere.
Fonti:
- https://www.interno.gov.it/it/temi/sicurezza/violenza-genere
- https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20210923STO13419/violenza-di-genere-definizione-dati-e-iniziative-dell-ue-per-contrastarla
- https://www.salute.gov.it/new/it/tema/salute-della-donna/violenza-sulle-donne/?paragraph=0
- https://www.who.int/europe/news/item/20-11-2025-the-health-sector-fails-nearly-1-in-3-survivors-of-gender-based-violence-in-the-european-region?utm
- https://www.epicentro.iss.it/ambiente/epigenetica-violenza-di-genere
- https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/il-numero-delle-vittime-e-le-forme-di-violenza/#:~:text=Circa%202%20milioni%20441mila%20donne,violenza%20sessuale%2C%20circa%204milioni%20174mila