Di Chiara Di Lucente
tumore colon retto

Si tratta di un problema di salute pubblica sempre più rilevante, sia nel nostro Paese, sia a livello globale: stiamo parlando del tumore del colon-retto. Ogni anno questa malattia colpisce migliaia di persone e si colloca tra le neoplasie più diffuse, con un’incidenza superata solo dal cancro al polmone, dal tumore al seno nelle donne e da quello alla prostata negli uomini. Non solo: questa malattia oncologica rappresenta la seconda causa di morte per tumore, dopo il cancro al polmone negli uomini e quello al seno nelle donne. La buona notizia è che, nel corso degli anni, i tassi di incidenza sono diminuiti nei paesi occidentali, principalmente a causa dell’uso diffuso dello screening tramite colonscopia. Insomma, il cancro del colon-retto è un tipo di tumore piuttosto diffuso, ma in larga parte prevenibile grazie a stili di vita corretti e a programmi di screening diffusi. Scopriamone di più in questo articolo.

Prima di approfondire sintomi, cause e strategie di trattamento del tumore del colon-retto, è importante soffermarsi su alcuni aspetti legati alla medicina di genere, che aiutano a comprendere meglio come la malattia si manifesti e progredisca in modo diverso negli uomini e nelle donne. Secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2024” redatto dall’AIOM, infatti, nel nostro Paese sono stati registrati 27.500 nuovi casi di carcinoma del colon-retto negli uomini e 21.230 nelle donne. Una differenza di incidenza che, come sottolinea anche l’Istituto Superiore di Sanità, dipende da fattori biologici, anatomici e culturali.

In particolare, da un punto di vista biologico, gli estrogeni sembrano svolgere un ruolo protettivo: nelle donne in età fertile, i livelli più alti di questi ormoni si associano a un minor rischio di sviluppare il tumore, vantaggio che tende però a ridursi dopo la menopausa. Alcuni studi hanno evidenziato che la terapia ormonale sostitutiva in post-menopausa può ridurre il rischio di carcinoma del colon-retto di circa il 40%. Le differenze si estendono anche alla localizzazione del tumore: nelle donne, le lesioni si sviluppano più frequentemente nel colon destro (ascendente), mentre negli uomini prevalgono nel colon sinistro (discendente e sigma). Questa distinzione non è soltanto anatomica, ma anche molecolare, poiché i tumori delle due aree presentano profili genetici differenti che ne influenzano aggressività, andamento clinico e risposta ai trattamenti. Inoltre, la maggiore lunghezza del colon e la tendenza femminile a sviluppare tumori piatti nel colon destro possono rendere la colonscopia più complessa da eseguire, suggerendo la necessità di strumenti e approcci diagnostici personalizzati. Infine, anche le abitudini di vita e alimentari giocano un ruolo importante: il maggiore consumo di carni rosse, insaccati, zuccheri raffinati e alcol, più comune nella popolazione maschile, rappresenta un ulteriore fattore di rischio che contribuisce alle differenze di incidenza tra i generi.

Le cause e i sintomi del tumore al colon-retto

Le cause del tumore del colon-retto non sono mai univoche. Si tratta infatti di una malattia multifattoriale, che può svilupparsi per una combinazione di elementi genetici, ambientali e legati allo stile di vita. In altre parole, non tutti i fattori di rischio si possono controllare, ma molti sì, e conoscerli è il primo passo per fare una corretta prevenzione. In particolare, circa il 70% dei tumori del colon-retto è di tipo sporadico, cioè compare in persone che non hanno una particolare predisposizione genetica. Nel restante 30%, invece, entrano in gioco fattori familiari o ereditari, come la presenza di alcune mutazioni genetiche, come quelle legate alla sindrome di Lynch o alla poliposi adenomatosa familiare (FAP). Queste forme ereditarie sono comunque rare e rappresentano solo il 3–5% dei casi. Esiste poi una quota, intorno al 20–25%, di persone che presentano una storia familiare di tumore del colon-retto pur senza una mutazione genetica identificabile: in questi casi, la familiarità resta un fattore di rischio importante. Anche chi ha familiari di primo grado con una diagnosi di tumore del colon-retto dovrebbe prestare maggiore attenzione, perché la probabilità di ammalarsi è più alta rispetto alla popolazione generale. A ciò si aggiungono le malattie infiammatorie croniche intestinali, come colite ulcerosa e morbo di Crohn, che nel tempo possono favorire lo sviluppo di alterazioni precancerose. Inoltre, il rischio di insorgenza del tumore del colon-retto aumenta man mano che gli anni passano: l’età media alla diagnosi è superiore ai 65 anni, e la maggior parte dei casi viene scoperta dopo i 60. Questi fattori, come l’età o la genetica, non possono essere cambiati (e infatti si chiamano comunemente fattori di rischio non modificabili), ma vanno tenuti presenti per pianificare controlli mirati. Più ampio, invece, è l’elenco dei fattori di rischio che dipendono dallo stile di vita. Un’alimentazione povera di fibre e ricca di carni rosse, insaccati, grassi animali e zuccheri raffinati aumenta la probabilità di sviluppare la malattia, così come la sedentarietà, il fumo, l’abuso di alcol e il sovrappeso. Anche alcuni fattori metabolici, come la resistenza all’insulina o l’assunzione prolungata di farmaci immunosoppressori possono aumentare il rischio. Allo stesso modo, esistono anche comportamenti che sembrano avere un effetto protettivo nei confronti del tumore del colon-retto. Praticare attività fisica regolare, mantenere un peso corporeo adeguato e seguire una dieta ricca di fibre, frutta, verdura, legumi e pesce sono abitudini che possono fare davvero la differenza.

Ora che abbiamo approfondito le cause, è bene soffermarsi su come si sviluppa e si manifesta il tumore del colon-retto. Nella maggior parte dei casi, questa malattia si sviluppa lentamente, a partire da polipi, piccole escrescenze della mucosa intestinale che, inizialmente innocue, possono trasformarsi in forme maligne nell’arco di 7–15 anni. Proprio per questo motivo,  un tumore del colon-retto può rimanere silenzioso per molto tempo, e per questo spesso viene scoperto durante una colonscopia di routine. Quando compaiono, i sintomi variano in base alla sede e alla grandezza del tumore, ma i più comuni sono:

  • presenza di sangue nelle feci o sanguinamento rettale;

  • dolore o gonfiore addominale persistente;

  • anemia inspiegabile, spesso dovuta a perdite croniche di sangue;

  • alterazioni dell’alvo, come stitichezza, diarrea cronica o sensazione di incompleto svuotamento;

  • perdita di peso non intenzionale e stanchezza.

Così come per la frequenza e la localizzazione, anche i sintomi del tumore del colon-retto variano a seconda della parte dell’intestino coinvolta.
I tumori del colon destro tendono a manifestarsi con anemia, stanchezza e debolezza generalizzata, dovute a perdite di sangue spesso non visibili ma prolungate nel tempo. Al contrario, i tumori del colon sinistro provocano più frequentemente alterazioni del transito intestinale e presenza di sangue visibile nelle feci.

Quando si sospetta la presenza di un tumore del colon-retto, il primo passo è una visita medica accurata.
Lo specialista raccoglie la storia clinica del paziente, valuta eventuali sintomi e casi di familiarità, quindi procede con un esame fisico approfondito, che può comprendere la palpazione dell’addome, per individuare eventuali masse o segni di ostruzione intestinale e l’esplorazione rettale digitale, fondamentale per verificare la presenza di lesioni nel retto o in prossimità dello sfintere anale. Questi passaggi sono essenziali per orientare gli accertamenti diagnostici successivi e impostare un percorso di cura tempestivo e personalizzato. L’accertamento del tumore del colon-retto si basa non solo sulla visita medica, ma anche su una serie di indagini strumentali che permettono di visualizzare direttamente l’intestino e prelevare campioni di tessuto in caso di necessità. Tra le principali indagini diagnostiche vi sono:

  • la rettosigmoidoscopia: un esame endoscopico che consente di osservare l’ultima parte dell’intestino, introducendo attraverso l’ano una sottile sonda flessibile dotata di telecamera in grado di individuare le lesioni localizzate in questa sede.

  • la colonscopia, considerata il gold standard per la diagnosi del tumore del colon-retto. Consiste nell’introduzione di un tubo flessibile (colonscopio) attraverso il retto, che percorre tutto il colon fino al cieco, permettendo di esplorare le pareti interne e di intervenire, se necessario, con biopsie o rimozione di polipi.

  • la colonscopia virtuale  (o colon-tc):
    è una metodica radiologica eseguita tramite TC addominale che ricostruisce in 3D l’interno del colon. Rispetto alla colonscopia tradizionale, è meno invasiva, perché non richiede l’introduzione di strumenti endoscopici e non comporta particolari fastidi e può rivelarsi molto utile per chi necessita di un’indagine completa del colon ma non può sottoporsi a una procedura endoscopica classica. Tuttavia, se durante l’esame vengono rilevate lesioni sospette, sarà comunque necessario procedere con una colonscopia tradizionale per effettuare biopsie o rimozioni di polipi.

I trattamenti e l’importanza della prevenzione

La terapia del tumore del colon-retto può prevedere diversi tipi di interventi, a seconda della sede, dello stadio e del grado della malattia. Oggi, grazie ai progressi della chirurgia e delle terapie farmacologiche, i risultati sono sempre più efficaci, soprattutto quando il tumore viene diagnosticato in fase precoce. La chirurgia rappresenta il punto cardine del trattamento di questo tipo di tumore. Come riporta l’Istituto Superiore di sanità, nei casi più precoci è possibile rimuovere solo la porzione della parete intestinale colpita, mentre quando il tumore è più esteso si procede con l’asportazione completa del tratto di colon o di retto interessato. Quando possibile, il chirurgo ricongiunge i due tratti intestinali per ripristinare la normale funzionalità, ma in alcuni casi è necessario creare una stomia, temporanea o permanente, sulla parete addominale. In queste situazioni la riabilitazione fisica e psicologica è fondamentale per migliorare la qualità di vita e aiutare la persona a gestire la nuova condizione. La chemioterapia, ovvero la somministrazione endovena di farmaci in grado di colpire direttamente le cellule tumorali, invece, può essere somministrata prima dell’intervento per ridurre le dimensioni del tumore (terapia neoadiuvante), dopo l’intervento per prevenire recidive (adiuvante) o come trattamento principale nei casi non operabili, per rallentare la progressione della malattia e alleviare i sintomi. La radioterapia utilizza radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, preservando i tessuti sani. È impiegata soprattutto nei tumori del retto, sia prima della chirurgia per ridurre la massa, sia dopo per ridurre il rischio di recidiva. Può essere effettuata dall’esterno con fasci di radiazioni diretti sull’area da trattare, oppure dall’interno, con un piccolo tubo radioattivo inserito nel retto (brachiterapia). Accanto a questi trattamenti, oggi trovano spazio anche i farmaci biologici e le terapie mirate. Molecole come bevacizumab, cetuximab e panitumumab agiscono su specifiche proteine delle cellule tumorali (come VEGF ed EGFR), bloccandone la crescita e la diffusione.

La prevenzione gioca un ruolo centrale nella lotta contro il tumore del colon-retto: è fondamentale non solo per ridurne l’insorgenza, ma anche per migliorare l’efficacia delle cure, che aumenta quanto più la diagnosi è precoce. Nel 2023, in Italia, quasi 8 milioni di persone tra i 50 e i 69 anni sono state invitate a eseguire il test di screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF), lo strumento principale per individuare precocemente eventuali lesioni o polipi intestinali. Tuttavia, la partecipazione effettiva resta ancora inferiore rispetto ad altri programmi di prevenzione, come quello mammografico: il tasso di adesione nazionale si è fermato al 32%, pur segnando un leggero miglioramento rispetto al 2022. Eppure il tumore del colon-retto, pur essendo una malattia frequente, è anche una delle più prevenibili e curabili se diagnosticata in tempo. Adottare stili di vita sani può ridurre sensibilmente il rischio: praticare attività fisica regolare, limitare il consumo di carni rosse, insaccati, zuccheri e alcol, aumentare quello di fibre, frutta e verdura, evitare il fumo e aderire ai programmi di screening promossi dal Servizio Sanitario Nazionale. La prevenzione, quindi, resta la cura più efficace che abbiamo.

Fonti: