Di Chiara Di Lucente

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno: continuano i nostri approfondimenti sul tema, per offrire informazioni chiare e aggiornate sulla diagnosi precoce e sulla prevenzione. Ogni anno, migliaia di donne in Italia e nel mondo ricevono una diagnosi di carcinoma mammario, eppure la mortalità legata a questa patologia è significativamente diminuita negli ultimi decenni grazie ai progressi della medicina, agli screening mirati e alla maggiore consapevolezza sulla prevenzione. In questo contesto, la visita senologica assume un ruolo centrale: questo esame, infatti, è un vero e proprio punto di partenza per costruire un percorso personalizzato di prevenzione, capace di ridurre rischi e complicanze associati al tumore al seno. Per approfondire il tema, abbiamo parlato con il dottor Giovanni Cisternino, chirurgo senologo che collabora con la Casa di Cura Privata Pierangeli di Pescara e con la Casa di Cura Privata Dott. G. Spatocco di Chieti, che ci ha spiegato come la visita senologica vada oltre il semplice esame fisico, ma che rappresenta un momento di valutazione globale, che prende in considerazione la storia clinica, i fattori di rischio familiari e personali, e che consente di individuare tempestivamente eventuali segnali di allarme, guidando la paziente verso esami strumentali mirati o percorsi terapeutici specifici. Vediamo più in dettaglio di cosa si tratta.
Che cos’è una visita senologica?
È una valutazione clinica completa eseguita da un medico esperto in patologia mammaria. Durante la visita si raccoglie la storia clinica e familiare della paziente, si valutano eventuali fattori di rischio, si esegue l’esame obiettivo del seno e, se necessario, si visionano e si integrano esami già eseguiti. Alla fine, la paziente riceve indicazioni precise: dal semplice monitoraggio, agli esami di approfondimento, fino all’avvio di un percorso terapeutico.La visita rappresenta il punto di partenza: non sostituisce gli esami strumentali, ma li integra e li indirizza. La prevenzione del tumore al seno si fonda su due pilastri principali: la mammografia e l’ecografia. La mammografia è l’esame cardine della prevenzione a partire dai 45 anni, grazie alla sua capacità di individuare noduli maligni prima che siano palpabili. L’ecografia, invece, è particolarmente indicata nelle donne più giovani, in cui il tessuto mammario è più denso e può rendere meno efficace la sola mammografia. La scelta della combinazione di controlli più adatta dipende dalla storia clinica e dai fattori di rischio individuali, ed è il senologo a indicare la combinazione più adeguata di controlli.
Quando farla?
Il momento ideale per effettuare la prima visita senologica è tra i 30 e i 35 anni. Questa fascia d’età consente di valutare correttamente il rischio individuale e impostare un programma di prevenzione personalizzato. In presenza di familiarità con il tumore al seno o di mutazioni genetiche note, può essere utile anticipare la prima visita per intercettare eventuali segnali precoci. Dopo i 40 anni, la visita senologica deve essere affiancata agli esami strumentali secondo le linee guida regionali e le indicazioni dello specialista, creando così un percorso di prevenzione integrato e mirato.
Quali segnali devono spingerci a eseguire una visita senologica?
Alcuni sintomi meritano attenzione immediata e devono spingere a prenotare una visita senza indugio. Tra questi rientrano: la comparsa di un nodulo palpabile, retrazioni cutanee, dolore persistente o secrezioni dal capezzolo che non regrediscono entro una decina di giorni. La visita senologica è inoltre fondamentale nei controlli di follow-up per le donne già operate di tumore al seno, soprattutto nei primi 5-10 anni dalla diagnosi, periodo in cui il rischio di recidiva è più alto e una sorveglianza attenta può fare la differenza.
Quanto è importante l’autopalpazione?
L’autopalpazione è un gesto semplice, ma estremamente utile per conoscere il proprio seno e rilevare eventuali cambiamenti. Non sostituisce la visita specialistica né consente di fare una diagnosi, ma aumenta la consapevolezza del proprio corpo, rendendo più facile individuare anomalie precocemente. È consigliabile eseguire questo controllo circa una volta al mese, preferibilmente sempre nello stesso periodo del ciclo mestruale, o in momenti di riferimento costanti se non si ha un ciclo regolare.
Come fare l’autopalpazione?
Per iniziare, è importante dedicare qualche minuto all’osservazione visiva: davanti a uno specchio, con le braccia lungo i fianchi, controlla la forma, le dimensioni e la pelle di ciascun seno. Poi solleva le braccia e osserva nuovamente, cercando eventuali alterazioni che possano emergere da diverse angolazioni. Successivamente, passa alla palpazione. Con le mani piatte, esplora ciascun seno o lato del torace con movimenti circolari, arrivando fino all’area sotto le ascelle e alla clavicola. Alterna pressioni leggere e più profonde, facendo attenzione a non provocare dolore. Durante questa fase, non dimenticare di controllare anche i capezzoli, verificando la presenza di secrezioni, retrazioni o lesioni cutanee. Alcune donne trovano più comodo eseguire l’autopalpazione sotto la doccia o da sdraiate, perché permette di esplorare meglio tutto il tessuto mammario. È importante ricordare che il seno cambia naturalmente nel corso della vita: durante il ciclo mestruale, la gravidanza, l’allattamento o dopo la menopausa. Conoscere queste variazioni fisiologiche aiuta a distinguere i cambiamenti normali da quelli che potrebbero richiedere un controllo medico.
A cosa prestare attenzione?
Durante l’autopalpazione, fai attenzione a eventuali anomalie, come:
- Noduli o gonfiori nel seno, nel torace o sotto le ascelle.
- Cambiamenti della pelle, ad esempio avvallamenti (“buccia d’arancia”) o arrossamenti.
- Variazioni di forma o dimensione dei seni rispetto all’aspetto abituale.
- Secrezioni dai capezzoli, soprattutto se accompagnate da tracce di sangue e in assenza di gravidanza o allattamento.
Alterazioni dei capezzoli, come retrazioni verso l’interno o comparsa di rash simili a eczema. - Piaghe o ulcerazioni sul torace.
Come già detto, l’autopalpazione, eseguita regolarmente, permette di familiarizzare con il proprio corpo e di intervenire tempestivamente in caso di anomalie, rivolgendosi sempre a un senologo o a uno specialista quando si osservano cambiamenti sospetti.
Cosa fare dopo una visita senologica?
Se la visita senologica rileva elementi sospetti, il senologo indirizza la paziente verso esami di secondo livello, come risonanza magnetica o biopsia. La diagnosi e la gestione terapeutica vengono quindi seguite all’interno delle Breast Unit, strutture multidisciplinari in cui chirurgo senologo, radiologo, oncologo, radioterapista e chirurgo plastico lavorano insieme per garantire un percorso completo, personalizzato e coordinato. La prevenzione del tumore al seno non si limita quindi a un singolo esame o a un singolo gesto: richiede un approccio integrato, costante e consapevole, che coinvolge la visita specialistica, gli esami strumentali, l’autopalpazione e l’attenzione ai segnali del proprio corpo. In ottobre, e in ogni mese dell’anno, prendersi cura di sé attraverso la prevenzione è il gesto più importante che una donna possa fare per la propria salute.