Di Chiara Di Lucente

L’idea che il corpo sia una macchina perfetta accompagna da secoli la nostra comprensione dell’organismo umano. Fin da Cartesio, e poi con l’evoluzione tecnologica, la visione del nostro corpo è stata permeata da metafore meccaniche: prima con ingranaggi e macchinari, poi con i computer e i sistemi digitali. Per esempio, nel 1889, in un articolo pubblicato sulla rivista Hall’s Journal of Health intitolato The Human Body as a Machine, si affermava: “È stato spesso detto in senso figurato che il corpo umano è una macchina. Probabilmente non è mai stato sostenuto che lo sia nel senso stretto, meccanico, governato esclusivamente da leggi scientifiche, ma vi sono numerose prove a sostegno di questa idea.” Non vogliamo addentrarci nel dibattito sulla veridicità o sui limiti di questa metafora, ma una cosa è certa: se il corpo fosse davvero una macchina, il cuore ne sarebbe senza dubbio il motore. E come ogni motore, per funzionare correttamente, deve mantenere un ritmo costante e regolare. A volte succede, però che il cuore perde questo ritmo, e comincia a funzionare male, con possibili conseguenze importanti sulla salute. Stiamo parlando delle aritmie. Come riporta il ministero della Salute, infatti, le aritmie sono disturbi del ritmo cardiaco o della frequenza cardiaca, in può battere troppo velocemente o troppo lentamente, oppure con un ritmo irregolare. La maggior parte delle aritmie non è pericolosa, ma in alcuni casi esse possono impedire al cuore di riempirsi come dovrebbe e di funzionare normalmente: questo mette a rischio la salute di molti organi – come cervello, fegato, reni, il cuore stesso – e della salute dell’intero organismo. Ma quali tipi di aritmie esistono? Quali sono le cause più comuni? E soprattutto come si possono diagnosticare e trattare in modo efficace? Scopriamolo insieme in questo articolo.
Come funziona il cuore e come si generano le aritmie
Il cuore è l’organo che ha lo scopo di garantire la circolazione del sangue nell’organismo. In particolare, da un lato invia ai polmoni il sangue ricco di anidride carbonica, affinché venga ossigenato, nella cosiddetta circolazione polmonare; dall’altro, spinge il sangue ossigenato proveniente dai polmoni verso la circolazione sistemica, cioè alla periferia del corpo, facendogli raggiungere tutti gli organi e tessuti. Ma come fa un organo relativamente piccolo, posizionato nella parte superiore del torace, a far arrivare il sangue fino alle estremità più lontane del corpo, come le punte dei piedi, o addirittura contro la forza di gravità, verso il cervello? Tutto questo è possibile perché il cuore – e qui torniamo alle metafore meccaniche – funziona come una pompa idraulica: le sue quattro cavità, due atri e due ventricoli, si riempiono e si svuotano in modo sequenziale, ritmico e coordinato. Perché questo meccanismo complesso possa avvenire in modo ordinato, però, serve un altro elemento fondamentale: un sistema elettrico interno. Così come una macchina ha bisogno di circuiti per funzionare, anche il cuore dispone di un proprio sistema elettrico, in grado di generare autonomamente e trasmettere impulsi che regolano la contrazione ritmica e coordinata delle fibre muscolari. In questo modo, il tessuto muscolare cardiaco si contrae in modo sinergico e sequenziale, consentendo al cuore di pompare il sangue in maniera efficace verso la circolazione polmonare e la circolazione sistemica.
E quindi come funziona questo circuito elettrico interno? Il segnale nasce nell’atrio destro, la cavità del cuore che accoglie il sangue povero di ossigeno proveniente dalla circolazione sistemica. Qui, un gruppo di cellule, chiamato nodo seno-atriale, ha lo scopo di generare il segnale elettrico in maniera ritmica e autonoma, determinando la frequenza del battito cardiaco e di fatto funzionando come pacemaker naturale del cuore. Creatosi nell’atrio destro, il segnale deve però essere trasmesso in maniera coordinata al resto del cuore, in modo che quest’ultimo possa contrarsi come abbiamo descritto. Dal nodo seno-atriale, il segnale si propaga al resto dell’atrio destro e all’atrio sinistro, passando poi ai ventricoli (le cavità del cuore che, contraendosi, pompano il sangue verso le due circolazioni) attraverso il nodo atrio-ventricolare, un altro gruppo di cellule che si trova tra atri e ventricoli, e prosegue nel setto che separa i ventricoli attraverso il cosiddetto fascio di His. A questo punto il segnale elettrico circuito elettrico si divide in due rami, la branca destra e la branca sinistra, che trasmettono il segnale ai ventricoli, che, infine, si contraggono, spingendo il sangue nella circolazione polmonare e sistemica. Tutto questo, nel tempo di un battito cardiaco. Quando una qualsiasi parte di questo circuito elettrico si altera, il battito può diventare irregolare: è qui che parliamo di aritmia. Le aritmie cardiache sono dunque disturbi del normale ritmo elettrico del cuore, che si manifestano con un battito troppo veloce, troppo lento o irregolare. La loro origine è spesso legata a un malfunzionamento in una delle fasi di questo complesso sistema di generazione e conduzione degli impulsi.
Generalmente, a livello clinico, le aritmie si distinguono in:
- Bradiaritmie, o aritmie ipocinetiche, quando il battito cardiaco è troppo lento, spesso a causa di anomalie nella formazione e/o nella conduzione dell’impulso elettrico nel cuore. Queste alterazioni determinano una riduzione della frequenza cardiaca, che può essere più o meno evidente dal punto di vista clinico. Le bradiaritmie più importanti interessano il nodo seno-atriale (malattia del nodo del seno, blocchi seno-atriali) o la trasmissione del segnale attraverso il nodo atrio-ventricolare (blocchi atrioventricolari di vario grado).
- Tachiaritmie, o aritmie ipercinetiche sono caratterizzate da un’attività elettrica cardiaca anomala e disorganizzata che comporta un aumento della frequenza cardiaca. In questo caso il battito è accelerato o irregolare. Possono avere origine sopraventricolare o ventricolare. Le forme più comuni riscontrate nella pratica clinica includono: extrasistoli, tachicardie sopraventricolari, fibrillazione atriale, flutter atriale e tachiaritmie ventricolari.
Le aritmie possono influire sulla funzione cardiaca attraverso diversi meccanismi, tra cui: variazioni della frequenza cardiaca, alterazioni dell’attività contrattile del cuore, modifiche nel consumo di ossigeno da parte del miocardio e nel flusso coronarico, oltre a un sincronismo anomalo della contrazione ventricolare. In altre parole, se vi sono problemi nella generazione e/o nella conduzione dell’impulso elettrico che fa contrarre il cuore in maniera coordinata, vuol dire che esso funzionerà peggio, potrebbe non pompare una quantità adeguata di sangue al resto del corpo, chiedere a sua volta una differente quantità di sangue e ossigeno attraverso le arterie coronarie per funzionare bene, non riuscire a contrarsi in maniera efficace. I sintomi associati alle aritmie sono molto variabili e dipendono da diversi fattori: la causa sottostante, le condizioni cliniche del paziente, il tipo, il grado e la durata dell’aritmia. Alcuni pazienti possono risultare completamente asintomatici, mentre altri manifestano sintomi come:
- palpitazioni (sensazione di battito cardiaco accelerato o irregolare),
- dispnea (respiro affannoso),
- lipotimia o sincope (episodi di svenimento),
- astenia (stanchezza marcata),
- percezione di battiti anomali (forti o mancanti),
- ipotensione grave, fino ad arrivare all’arresto cardiocircolatorio nelle forme più severe.
Come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, le aritmie possono manifestarsi a qualsiasi età. La bradicardia, ad esempio, è frequentemente osservata nelle persone giovani che praticano regolarmente attività sportiva e, in questo contesto, non rappresenta una condizione patologica. Al contrario, la fibrillazione atriale è molto più comune nella popolazione anziana ed è una delle principali cause di ictus. Chi ne è affetto presenta un rischio di ictus cinque volte superiore rispetto a chi ha un ritmo cardiaco normale.
Diagnosi, trattamento e l’importanza dell’elettrofisiologia
L’approccio diagnostico alle aritmie varia in base al tipo e alla frequenza con cui si manifesta l’anomalia del ritmo cardiaco. È fondamentale, come primo passo, sottoporsi a una visita cardiologica durante la quale lo specialista raccoglierà un’anamnesi approfondita, effettuerà un esame obiettivo e prescriverà un elettrocardiogramma (ECG), considerato l’esame principale per individuare la presenza di un’aritmia. Tuttavia, poiché le aritmie possono essere transitorie, l’ECG eseguito in un singolo momento potrebbe non rilevare alcuna anomalia. In questi casi può rendersi necessario un monitoraggio prolungato dell’attività elettrica del cuore, tramite Holter ECG delle 24 ore o, nei casi più complessi, un registratore di eventi cardiaci o un loop recorder impiantabile, che consente di monitorare il ritmo cardiaco per settimane o mesi.
Per approfondire la causa dell’aritmia e valutarne l’impatto sulla funzionalità cardiaca, il medico può prescrivere ulteriori indagini come l’ecocardiogramma, utile per osservare struttura e funzione delle camere cardiache, la radiografia del torace o un elettrocardiogramma da sforzo, indicato quando i sintomi compaiono durante l’attività fisica. In alcuni casi si esegue lo studio elettrofisiologico, un esame invasivo che, mediante l’introduzione di cateteri all’interno dei vasi sanguigni fino al cuore, permette di analizzare direttamente i circuiti elettrici responsabili dell’aritmia. Riprendendo la nostra metafora meccanica, potremmo paragonare questo esame a collegare l’automobile a un tester per controllare il suo impianto elettrico. Se vi è un cortocircuito che fa perdere colpi al motore (come nel caso di un’artimia) il cardiologo, che in questo caso potrebbe essere paragonato a un ottimo elettrauto, introduce dei sensori nei vasi sanguigni per leggere i segnali elettrici direttamente nel cuore, individuarne il malfunzionamento e, se necessario, intervenire per correggerlo. Per quanto riguarda il trattamento delle aritmie, esso dipende dal tipo di artimia, dalla gravità del disturbo e dalle condizioni cliniche del paziente. Il medico può prescrivere farmaci antiaritmici che agiscono sul sistema elettrico del cuore per prevenirne o controllarne le irregolarità, oppure esistono diverse opzioni non farmacologiche. Tra queste, la cardioversione elettrica consente di ripristinare un ritmo regolare attraverso una scarica elettrica controllata, mentre l’ablazione transcatetere mira a eliminare direttamente il tessuto cardiaco responsabile dell’aritmia. Nei casi in cui il cuore necessiti di stimolazione costante, si ricorre all’impianto di un pacemaker, mentre in presenza di aritmie potenzialmente letali si opta per un defibrillatore automatico impiantabile (ICD), in grado di riconoscere e trattare tempestivamente il disturbo.
In particolare, l’elettrofisiologia cardiaca, disciplina che unisce la fisiologia elettrica con la cardiologia clinica, rappresenta uno dei pilastri di questo approccio diagnostico-terapeutico per le aritmie. Nata dallo studio dei fenomeni elettrici che regolano il battito cardiaco, l’elettrofisiologia ha conosciuto un’enorme evoluzione negli ultimi decenni. Dai primi tracciati intracavitari del fascio di His si è passati alla comprensione dettagliata dei meccanismi delle tachiaritmie, allo sviluppo di mappature endocavitarie tridimensionali e a sofisticate tecniche di ablazione, come l’isolamento delle vene polmonari nella fibrillazione atriale. Parallelamente, anche l’elettrostimolazione cardiaca, ovvero quella branca della medicina che utilizza dispositivi elettronici per correggere i disturbi del ritmo cardiaco ha fatto passi da gigante: dai pacemaker monocamerali si è evoluta in dispositivi bicamerali, biventricolari e defibrillatori impiantabili dotati di tecnologie intelligenti e sistemi di monitoraggio remoto. L’introduzione recente di dispositivi miniaturizzati come i loop recorder impiantabili, i pacemaker senza fili (leadless) e i defibrillatori sottocutanei, ha ulteriormente ampliato le possibilità di diagnosi e cura, migliorando la sicurezza e la gestione a lungo termine delle aritmie.
Fonti:
- Harrison W. The Human Body as a Machine. Halls J Health. 1889 Mar;36(3):65-66. PMID: 36492147; PMCID: PMC9238683.
- https://www.grupposynergo.com/malattie/aritmie-cardiache/
- https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/aritmia
- Piccini JP, Russo AM, Sharma PS, Kron J, Tzou W, Sauer W, Park DS, Birgersdotter-Green U, Frankel DS, Healey JS, Hummel J, Koruth J, Linz D, Mittal S, Nair DG, Nattel S, Noseworthy PA, Steinberg BA, Trayanova NA, Wan EY, Wissner E, Zeitler EP, Wang PJ. Advances in Cardiac Electrophysiology. Circ Arrhythm Electrophysiol. 2022 Dec;15(12):e009911. doi: 10.1161/CIRCEP.121.009911. Epub 2022 Nov 28. PMID: 36441565.
- Santini M, Santini L, Ammirati F. 50 anni di elettrofisiologia ed elettrostimolazione. G Ital Cardiol 2021;22(5):341-351. doi 10.1714/3592.35742