Che cos’è la spondilite anchilosante?

La spondilite anchilosante è una malattia autoimmune che rappresenta la principale entità clinica delle spondiloartriti sieronegative; è una patologia caratterizzata dall’interessamento della colonna vertebrale e può causare persino la fusione di alcune delle vertebre, rendendo meno flessibile la colonna e determinando una postura curva in avanti.

Quali sono le cause della spondilite anchilosante?

La spondilite anchilosante non ha una causa specifica nota, sebbene numerosi fattori genetici e ambientali sembrino essere coinvolti. In particolare, oltre il 90% dei pazienti affetti dalla malattia presenta l’antigene di istocompatibilità HLA-B27; è bene precisare che HLA-B27 è presente in circa il 7% della popolazione generale, ma solo una piccolissima percentuale di questi soggetti sviluppa la malattia.

Il ruolo più importante dei fattori ambientali nella genesi della malattia è rivestito da un probabile evento infettivo: tale evento scatenerebbe la malattia tramite un meccanismo di mimetismo antigenico, innescando un processo infiammatorio rivolto verso componenti strutturali articolari ed entesali.

Gli uomini sono più frequentemente colpiti rispetto alle donne, con un rapporto di circa 3:1.

Come si manifesta la spondilite anchilosante?

Il sintomo clinico più tipico e precoce consiste in una rachialgia: è un dolore in sede lombo-sacrale, che inizialmente può essere intermittente, fino a diventare permanente. Vengono interessate anche le articolazioni sacroiliache, con dolore irradiato fino al ginocchio – la cosiddetta sciatica mozza.

Il coinvolgimento della colonna vertebrale è di tipo ascendente, ossia colpisce prima le vertebre inferiori per portarsi fino alle vertebre cervicali. Vengono anche interessate le inserzioni dei muscoli e dei tendini sulle ossa, principalmente a livello della colonna, ma possono essere interessate anche altre zone – ad esempio il tallone. Può esserci un coinvolgimento del distretto toracico, che può causare dolore toracico e riduzione dell’escursione respiratoria.

Oltre al dolore, sono presenti rigidità prolungata al mattino che migliora con il movimento ed una limitazione funzionale nel movimento. Nelle forme gravi, si forma nuovo tessuto osseo nel tentativo di riparare le lesioni: questo nuovo osso gradualmente colma il divario tra le vertebre e alla fine fonde sezioni di vertebre, generando una rigidità irreversibile.

La spondilite anchilosante presenta inoltre degli interessamenti extra-articolari:

  • Sintomi costituzionali quali anoressia, malessere, perdita di peso e febbricola.
  • Uveite anteriore: una delle complicanze più comuni della spondilite anchilosante, l’uveite può causare dolore oculare, sensibilità alla luce e visione offuscata.
  • Coinvolgimento cardiaco: la spondilite anchilosante può causare un’infiammazione all’aorta: l’aortite può determinare insufficienza aortica.

Come si fa diagnosi di spondilite anchilosante?

La diagnosi di spondilite anchilosante si basa su criteri clinici, laboratoristici e radiologici: l’esame obiettivo è utile per valutare il range di mobilità della colonna vertebrale e del torace. I raggi X sono utili per monitorare i cambiamenti nelle articolazioni e nelle ossa, soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia. La risonanza magnetica è un esame di secondo livello, a cui spesso non si ricorre, ma che, specialmente in fase precoce, permette di evidenziare l’infiammazione a carico della colonna vertebrale.

Non ci sono test di laboratorio specifici per identificare la spondilite anchilosante: possono essere valutati segni di infiammazione, così come può essere ricercata la positività per HLA-B27, che possono dare un supporto alla diagnosi.

Qual è il trattamento della spondilite anchilosante?

L’obiettivo del trattamento è di alleviare la sintomatologia dolorosa, prevenire le complicazioni sistemiche e le deformità spinali. La terapia ha un successo maggiore se instaurata prima che le lesioni articolari non siano diventate irreversibili:

  • I farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) sono comunemente impiegati per combattere il dolore e rigidità.
  • I farmaci biologici, come gli anti-fattore di necrosi tumorale (TNF) gli inibitori dell’interleuchina 17 (IL-17). Questi farmaci sono in grado di spegnere il processo infiammatorio sia a livello articolare sia a livello extra-articolare.

La terapia fisica è una parte importante del trattamento e può fornire una serie di benefici, dal miglioramento del dolore ad una maggiore forza e flessibilità articolare, volte a mantenere una corretta postura. Infine, la maggior parte delle persone con spondilite anchilosante non ha bisogno di un intervento chirurgico; tuttavia, potrebbe essere raccomandato un intervento chirurgico in casi particolari: ad esempio se l’articolazione dell’anca è talmente danneggiata da dover essere sostituita.

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