Per laparocele o ernia post laparotomica si intende la fuoriuscita di visceri addominali attraverso una zona di debolezza della parete addominale in corrispondenza di una precedente incisione chirurgica. Il laparocele è quindi una complicanza post operatoria dopo chirurgia addominale e interessa solitamente il 2 % degli interventi. La sua incidenza aumenta notevolmente in caso di infezione della ferita chirurgica.

Quali sono le cause?

Il laparocele deriva dal cedimento della parete muscolo-fasciale dell’addome che permette a uno o più visceri addominali di farsi strada e di dare origine alla protrusione. Il laparocele si forma quando il processo di chiusura dell’incisione chirurgica addominale è inappropriato o fallisce. Ha una genesi multifattoriale, diversi fattori di rischio concorrono alla sua formazione:

  • Obesità
  • Diabete
  • Invecchiamento
  • Tosse cronica
  • Stitichezza
  • Ascite (addome globoso)
  • Infezione della ferita chirurgica
  • Pregressi interventi in laparotomia
  • Tipo di intervento (in urgenza o programmato) e caratteristiche della sutura
  • Condizioni generali del paziente
  • Vomito post-operatorio

Quali sono i sintomi?

Il caratteristico segno del laparocele è una tumefazione (rigonfiamento), con sede in corrispondenza della cicatrice chirurgica. Tende ad aumentare di dimensioni in seguito a tutte quelle condizioni che aumentano la pressione endoaddominale. Il laparocele può essere asintomatico o manifestarsi con:

  • Dolore
  • Disturbi della canalizzazione intestinale
  • Sensazione di peso e di fastidio

Il laparocele può avere dimensioni variabili, può essere piccolo ma può raggiungere anche dimensioni notevoli generando: insufficienza respiratoria, alterazione della funzionalità dei visceri addominali, sofferenza del contenuto erniario, ipotrofia della muscolatura addominale. È possibile classificare il laparocele in:

  • Mobile: il viscere fuoriesce nel sacco erniario in seguito ad aumenti della pressione addominale (movimenti respiratori o sforzi fisici) senza aderire al sacco stesso.
  • Fisso: il viscere è aderente al sacco erniario diventando irriducibile (non è più possibile riposizionarlo all’interno della cavità addominale).

Essendo un’ernia, il laparocele può rappresentare un’urgenza chirurgia complicandosi con incarceramento per la formazione di aderenze tra i visceri erniati e le strutture circostanti che ne impediscono la riduzione in addome, strozzamento determinato dall’improvvisa costrizione del peduncolo vascolare del contenuto erniario a livello della porta; ciò comporta un grave ostacolo circolatorio a livello del viscere, che non ricevendo più sangue va incontro a morte (necrosi).

Come si fa diagnosi?

Per fare diagnosi di laparocele è molto importante durante visita medica effettuare un’accurata anamnesi che sarà positiva per pregresso intervento chirurgico in laparotomia. L’esame obiettivo permette di mettere in evidenza una tumefazione (rigonfiamento) della parete addominale in corrispondenza dell’incisione chirurgica. La diagnosi può essere confermata e completata mediante ecografia della regione di interesse.

Come si tratta?

La terapia del laparocele è chirurgica. La chirurgia tradizionale, utilizza la stessa cicatrice come via di accesso chirurgico mediante la quale si isola il sacco erniario, si riduce il contenuto all’interno della cavità addominale e si ripara il difetto della parete. Talvolta è necessario recidere parte del viscere erniato per la presenza di aderenze con il sacco del laparocele. Per ridurre la percentuale di recidive, è possibile rinforzare la parete addominale con una rete protesica sintetica. Un’alternativa alla chirurgia tradizionale, è la chirurgia laparoscopica, un trattamento mini-invasivo, che per accedere alla cavità peritoneale utilizza 3 o 4 piccole incisioni chirurgiche addominali, restando per altro inalterata la tecnica chirurgica rispetto alla tecnica tradizionale (a esempio la possibilità di posizionare una rete protesica sintetica di rinforzo). Questa tecnica spesso è preferibile nel laparocele di piccole dimensioni (solitamente inferiore a 3 cm) e presenza di patologie associate passibili di trattamento laparoscopico.

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