Di Chiara Di Lucente

Si tratta di una vera e propria minaccia sanitaria a livello globale: cos’è, cosa può causare e come si può fare a sconfiggere la resistenza agli antibiotici

antibiotico resistenza

Era il 1929 quando Alexander Fleming fece una scoperta rivoluzionaria: durante le sue ricerche, osservò che una muffa appartenente al genere Penicillium produceva una sostanza capace di bloccare la crescita di alcuni batteri. Questa sostanza, successivamente identificata come un potente agente antibatterico, fu chiamata penicillina in onore della muffa dalla quale proveniva. Era stato scoperto il primo antibiotico, ovvero quelle sostanze naturali o di sintesi che, impiegate come farmaci, sono in grado di bloccare la crescita dei batteri. Da quel 1929, gli antibiotici hanno rivoluzionato la medicina moderna, salvando milioni di vite umane dalla minaccia delle infezioni batteriche. Tuttavia, l’uso eccessivo e non appropriato di questi farmaci ha causato un aumento significativo di ceppi batterici in grado di sfuggire all’azione degli antibiotici, portando al graduale incremento dell’antibiotico resistenza. Questo fenomeno, che si è evoluto silenziosamente ma inesorabilmente negli ultimi decenni, mina l’efficacia degli antibiotici, compromettendo la capacità di trattare le infezioni batteriche. Il suo impatto sulla salute globale è tangibile: infezioni comuni come la polmonite, la gonorrea, le infezioni del tratto urinario e la tubercolosi stanno diventando sempre più difficili – e a volte impossibili – da trattare, le terapie convenzionali si dimostrano inefficaci, richiedendo dosi più elevate di farmaci più potenti, con conseguenti effetti collaterali più gravi. Non solo: la resistenza agli antibiotici porta a costi medici più elevati, degenze ospedaliere prolungate e aumento della mortalità per infezioni batteriche. Per tutti questi motivi, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’antibiotico resistenza come una delle principali minacce alla salute globale del nostro secolo, sottolineando la necessità di azioni concrete per affrontare questo problema. Scopriamone di più in questo articolo.

Cos’è l’antibiotico resistenza e dove colpisce

Gli antibiotici, conosciuti anche come farmaci antimicrobici, sono sostanze farmacologiche utilizzate per uccidere o rallentare la crescita dei batteri, contribuendo a curare le infezioni negli esseri umani, negli animali e talvolta anche nelle piante. Questi medicinali sono progettati per trattare specifiche infezioni, come la polmonite batterica o le infezioni del sangue causate da stafilococchi. La resistenza agli antibiotici si verifica quando i batteri acquisiscono la capacità, in risposta all’uso di uno o più di questi farmaci, di sopravvivere e moltiplicarsi anche in presenza di essi, rendendo inefficace la loro azione terapeutica. Tale resistenza può essere di tipo innato, in cui il batterio è naturalmente immune all’antibiotico, o acquisita, derivante da modifiche nel patrimonio genetico del batterio stesso. In effetti, che i batteri sviluppino resistenza a un antibiotico (di fatto una sostanza in grado di inibirne la crescita e la sopravvivenza) è un naturale processo evolutivo, ma questo fenomeno è accelerato e aggravato da un uso eccessivo e spesso scorretto di questi farmaci. Ogni batterio che sopravvive a una cura antibiotica può diventare resistente, moltiplicarsi e trasferire la sua capacità di resistere ai farmaci ad altri batteri.

Gli antibiotici hanno giocato un ruolo fondamentale nel trattamento delle infezioni batteriche, riducendo le complicazioni gravi e rendendo curabili malattie che in passato rappresentavano una minaccia per la salute umana, eppure il diffondersi dell’antibiotico-resistenza ha compromesso l’efficacia di questi farmaci. Batteri noti, come lo Staphylococcus aureus, la Klebsiella pneumoniae, il Campylobacter e l’Escherichia coli, sono diventati sempre più resistenti agli antibiotici, complicando il trattamento delle infezioni da essi causate. I batteri resistenti sopravvivono anche in presenza dell’antibiotico e continuano a moltiplicarsi, causando malattie più gravi o persistenti, e in alcuni casi, possono portare alla morte. Le infezioni causate da batteri resistenti spesso richiedono trattamenti più intensivi, con l’utilizzo di antibiotici alternativi e più costosi, i quali possono anche causare effetti collaterali più gravi. Pertanto, la resistenza agli antibiotici rappresenta una sfida significativa nella gestione delle infezioni, poiché limita le opzioni di trattamento e aumenta la complessità delle cure mediche necessarie per combatterle.

I dati raccolti tramite la sorveglianza confermano l’aumento preoccupante della resistenza agli antibiotici sia nelle strutture ospedaliere che nelle comunità europee. Secondo quanto riportato dall’European Centre for Disease Prevention and Control, infatti, nel corso degli anni si è osservato un incremento della resistenza dell’Escherichia coli (batterio responsabile di infezioni del tratto urinario e di altre gravi condizioni infettive e tra i patogeni più diffusi in caso di malattie infettive) agli antibiotici principali in quasi tutti i paesi europei. Risultati analoghi emergono dall’ultima sorveglianza nazionale sull’antibiotico-resistenza condotta dall’Istituto Superiore di Sanità in Italia. Questo sistema di sorveglianza si basa su laboratori di microbiologia ospedalieri distribuiti su tutto il territorio nazionale che forniscono dati riguardanti la resistenza a specifici antibiotici di batteri selezionati isolati da infezioni clinicamente rilevanti, permettendo così di tracciare l’andamento dell’antibiotico-resistenza nel corso degli anni in Italia. Dall’ultima indagine è emerso, sebbene in alcuni casi si registri una diminuzione rispetto agli anni precedenti, che in Italia il fenomeno dell’antibiotico resistenza per gli otto batteri patogeni protagonisti del sistema di sorveglianza è ancora piuttosto elevato, sottolineando la complessità e la rilevanza della questione nella gestione delle infezioni batteriche. In Italia, infatti, circa il 30-60% dei batteri che causano infezioni ospedaliere e correlate all’assistenza sono resistenti agli antibiotici più comunemente usati (detti anche di prima scelta o prima linea). Non solo: l’uso improprio degli antibiotici costituisce una problematica di portata globale e nei paesi in via di sviluppo vi sono ancora persone che muoiono a causa della mancata somministrazione di trattamenti antibiotici adeguati.

La situazione si aggrava ulteriormente con l’emergere di nuovi ceppi batterici che mostrano resistenza a diversi antibiotici contemporaneamente, conosciuti come batteri multi-resistenti, soprattutto all’interno delle strutture ospedaliere. Questi batteri, in particolare quelli resistenti agli antibiotici di ultima linea, limitano drasticamente le opzioni di trattamento per i pazienti infetti. Inoltre la preoccupazione maggiore è che possano svilupparsi batteri resistenti a tutti gli antibiotici disponibili: questa prospettiva preoccupa profondamente gli esperti, poiché potrebbe privare i pazienti di un trattamento efficace in caso di infezione batterica.

Le cause, le conseguenze e le soluzioni

Uno dei principali fattori che contribuisce alla resistenza agli antibiotici è l’abuso e l’eccessivo utilizzo di questi farmaci, spesso in situazioni in cui non sono necessari o inefficaci, come nel trattamento di infezioni virali per le quali gli antibiotici non hanno alcun impatto. Ad esempio, è del tutto inutile assumere antibiotici per combattere il raffreddore o l’influenza, poiché queste malattie sono causate da virus e non da batteri. È fondamentale considerare che gli antibiotici agiscono su tutti i batteri presenti nell’organismo, inclusi quelli appartenenti alla cosiddetta flora batterica residente o microbiota, che svolgono ruoli benefici all’interno del corpo umano e colonizzano normalmente le superfici e le mucose (come la pelle, le vie respiratorie, l’intestino e il tratto urogenitale). Assumere antibiotici senza rispettare le prescrizioni mediche, ad esempio alterando le dosi o modificando la durata del trattamento, può favorire lo sviluppo di resistenza agli antibiotici. La resistenza agli antibiotici coinvolge non solo la sfera medica umana: un contributo rilevante a questo problema deriva dalla somministrazione di antibiotici agli animali da allevamento per prevenire le malattie all’interno degli allevamenti intensivi. Considerando che gli antibiotici utilizzati negli animali destinati al consumo umano spesso appartengono alla stessa classe di quelli impiegati nella medicina umana, vi è il rischio che i batteri resistenti sviluppati negli animali possano essere trasferiti agli esseri umani attraverso il consumo di carne contaminata. L’antibiotico resistenza rappresenta una minaccia sempre più preoccupante, perché, senza l’efficacia degli antibiotici, ci si troverebbe di fronte a un’era che ricorda quella precedente alla scoperta di questi farmaci. Procedure mediche comuni, come i trapianti d’organo, la chemioterapia per il cancro, le terapie intensive e altri interventi medici, inclusi alcuni trattamenti odontoiatrici, potrebbero diventare irrealizzabili a causa del rischio di infezioni gravi e non trattabili. Le malattie batteriche, prive di un’adeguata cura, potrebbero diffondersi liberamente, comportando conseguenze fatali.

Alla luce di un’emergenza così urgente, tutti possono fare la loro parte per combattere l’antibiotico resistenza. Come sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità, per prevenire e gestire la diffusione della resistenza agli antibiotici, le azioni che i cittadini possono adottare includono:

  • Utilizzare gli antibiotici solo su prescrizione medica, evitando l’automedicazione.
  • Seguire attentamente le indicazioni del professionista sanitario quando si assume un ciclo di antibiotici.
  • Non condividere né utilizzare antibiotici rimasti da precedenti trattamenti.
  • Adottare pratiche igieniche come il lavaggio regolare delle mani per prevenire le infezioni.
  • Preparare il cibo in modo sicuro, seguendo le linee guida di igiene alimentare per ridurre il rischio di contrarre infezioni alimentari.
  • Scegliere prodotti alimentari prodotti senza l’uso eccessivo di antibiotici negli animali per la